PUÒ UN CRISTIANO FESTEGGIARE IL NATALE?
Da dove ha origine il Natale? Dalla Bibbia o dal paganesimo? Qual è la vera origine di Babbo Natale—del vischio—dell’albero di Natale—e della tradizione di scambiarsi i regali?
Ogni anno molti aspettano con ansia che arrivi il 25 dicembre e sai perché? Non perché è la data che dovrebbe ricordare la nascita di Gesù, ma perché si riuniscono le famiglie e ci si scambia i regali. Ma ovviamente non tutti la pensano in questo modo, ci sono dei cristiani che celebrano questo giorno come il giorno della Natività! La storia mostra che il 25 dicembre fu resa popolare come data del Natale, non perché Cristo nacque in quel giorno, ma perché era già popolare nelle celebrazioni religiose pagane come il compleanno del sole. Ma potrebbe il 25 dicembre essere la data della nascita di Cristo? In questa ricorrenza le persone sono più propense a scambiarsi i regali che tengono sotto l’albero che ricordarsi di Gesù Cristo. In questo studio andremo ad analizzare le origini del Natale, che potrebbero sorprenderti. Da nessuna parte nel Nuovo Testamento vediamo i discepoli di Gesù osservare il Suo compleanno. Infatti, ancora nel terzo secolo, il primo teologo cattolico Origene dichiarò che era un peccato celebrare il Natale, considerandolo pagano. Il Natale è considerato da molti come un tempo meraviglioso, dove le famiglie si riuniscono per festeggiare con cibi speciali, con canti di Natale, in case piene di addobbi e decori natalizi, dove non può mancare l’albero di Natale. Tutto questo è presumibilmente centrato sull’adorazione di Cristo. Ma la Bibbia ci istruisce a fare tutto questo? La risposta vi scioccherà! La maggior parte mai riflette sul perché credono ciò che credono o fanno ciò che fanno. Noi viviamo in un mondo pieno di consuetudini, ma pochi mai cercano di capire la loro origine. Esaminiamo attentamente le radici del Natale. Diamo uno sguardo al perché le persone seguono le usanze che si associano ad esso. Perché si celebra il 25 di dicembre? Lo celebrò la primitiva Chiesa del Nuovo Testamento? Questo studio è pieno di fatti storici che, essendo messi assieme ci danno un quadro completo. Cerchiamo di evitare tutte le supposizioni e accettare solo quello che può essere provato!
1 - ORIGINI PAGANE DEL NATALE
Quasi tutti gli aspetti dell’osservanze del Natale hanno le loro radici nella tradizione Romana e nella religioni pagane. Il primo riferimento al Natale che segnò il 25 dicembre viene dal secondo secolo dopo la nascita di Gesù. È considerato probabile che le prime celebrazioni del Natale furono in reazione ai Saturnali Romani, una festa del raccolto che segnava il solstizio dell’inverno—il ritorno del sole—e onorava Saturno, il dio dell’agricoltura. I Saturnali erano un periodo chiassoso, molto all’ opposto da quello che faceva la chiesa nascente che era ancora una minoranza. Secondo uno studioso, il Natale si sviluppò come un mezzo per sostituire l’adorazione del sole con l’adorazione del Figlio. Dal 529 d.C., dopo che il Cristianesimo diventò la religione ufficiale di stato dell’impero Romano, l’imperatore Giustiniano fece del Natale una festa civile. La celebrazione del Natale raggiunse il suo culmine—alcuni preferirebbero dire il momento peggiore—in epoca medioevale quando divenne un tempo di consumo cospicuo e di ineguagliabile baldoria».
Considerate queste citazioni dall’Enciclopedia Cattolica, edizione 1911, sotto la voce «Natale»: «Il Natale non era tra le prime feste della Chiesa…Le prime evidenze della festa vengono dall’Egitto». Inoltre, «I costumi pagani si centravano intorno alle calende di Gennaio, che gravitavano intorno al Natale». Origene, uno dei primi scrittori Cattolici, ammise: «…Nelle Scritture, nessun è ricordato per aver tenuto una festa o che ci sia stato un grande banchetto il giorno del suo compleanno. Sono solo peccatori (come il Faraone ed Erode) coloro che ne fanno una grande gioia del giorno in cui sono venuti in questo mondo».
L’Enciclopedia Americana, l’edizione del 1956, aggiunge: «Il Natale…non veniva osservato nel primo secolo della Chiesa Cristiana, poiché l’uso Cristiano in genere era di celebrare la morte delle persone importanti piuttosto che la loro nascita…una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo. Nel quinto secolo la chiesa Occidentale ordinò che la festa fosse celebrata nel giorno dei riti Mitraici della nascita del sole e alla chiusura dei Saturnali, poiché nessuna conoscenza certa della nascita di Cristo esisteva». Non c’è dubbio nell’origini della celebrazione moderna del Natale. Molte più fonti potrebbero essere citate e su questo ritorneremo più avanti. Iniziamo a mettere insieme altri fatti. Fu 300 anni dopo Cristo prima che la chiesa Romana celebrerà il Natale, e nel quinto secolo fu ordinata la sua osservanza in tutto l’impero, come una festa ufficiale per onorare «Cristo».
Cristo può essere onorato con il Natale? L’osservanza del Natale disonora Cristo! Egli considera ogni cosa riguardo a esso come un’abominazione! Presto vedremo il perché. Cristo disse: «E invano Mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini» (Matteo 15:9). Il Natale non è un comandamento di Dio—è una tradizione dell’uomo. Cristo continua: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Marco 7:9). Ogni anno, in tutto il mondo, il 25 di dicembre, centinaia di milioni di persone fanno proprio questo! Vedremo che Dio ordina chiaramente: «Non seguite le vie dei pagani». Ma la maggior parte delle persone non temono Dio, ed Egli gli permette di prendere le proprie decisioni. Gli esseri umani sono agenti con il libero arbitrio—liberi di obbedire o di disobbedire a Dio! Ma guai a coloro che ignorano la chiara Parola di Dio!
2 - IL 25 DICEMBRE È IL GIORNO DELLA NASCITA DI GESÙ CRISTO?
Cristo nacque nel periodo dell’autunno. Molti hanno erroneamente creduto che Lui nacque intorno all’inizio dell’inverno—il 25 di dicembre! Ma si sbagliano! Nella Bibbia troviamo che: era consuetudine tra gli Ebrei di mandare fuori le loro pecore nei deserti vicino alla Pasqua [all’inizio della primavera], e riportarle a casa all’inizio delle prime piogge. Le prime piogge iniziavano dall’inizio a metà autunno. Durante il tempo che erano fuori, i pastori le guardavano giorno e notte. Quando Le prime piogge iniziavano all’inizio del mese di Marsceshvan, tempo che corrisponde a parte del nostro ottobre e novembre vediamo che le pecore erano tenute fuori in aperta campagna durante tutta l’estate. E poiché questi pastori non avevano ancora portato a casa le loro greggi, si presume che ottobre non era ancora iniziato, e che, di conseguenza, il nostro Signore non nacque il 25 di dicembre, quando non c’era nessun gregge fuori nei campi; e neppure poteva essere nato più tardi di settembre, poiché le greggi erano ancora nei campi di notte. Su questa base, la natività di dicembre dovrebbe essere abbandonata. Luca 2:8 spiega che quando Cristo nacque: «In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge». Notate che loro stavano «dimorando» nei campi. Questo non succede mai a dicembre. Sia Esdra 10:9-13 che il Canto dei Cantici 2:11 dimostrano che l’inverno era la stagione delle piogge e che i pastori non potevano rimanere al freddo e nei campi all’aperto di notte.
Numerose enciclopedie chiaramente affermano che Cristo non è nato al 25 di dicembre! L’Enciclopedia Cattolica questo lo conferma direttamente. In tutta probabilità, Cristo nacque in autunno! Poiché ora sappiamo che il 25 di dicembre neanche lontanamente era la vera nascita di Cristo, da dove si originò la festa associata con questa data? Ora leggete questa citazione sul «Natale»: «Nel mondo Romano i Saturnali (17-24 di dicembre) era un tempo di divertimento e di scambio di regali. Il 25 dicembre era anche considerato come la data di nascita del mistero Iraniano del dio Mitra, il sole della giustizia. Nel Nuovo Anno Romano (1 di gennaio), le case erano decorate con verde e luci, ed erano offerti regali ai bambini e ai poveri. A queste osservanze vennero aggiunti i riti Natalizi Germanici e Celtici, quando le tribù teutoniche penetrarono nella Gallia, in Bretagna e nell’Europa centrale. Il cibo e la buona compagnia, il ceppo di Natale, e la Torta di Natale, il verde e gli alberi di abete, i regali e gli auguri, tutti commemoravano diversi aspetti di questa stagione festiva. Fuochi e luci, simbolo di calore e longevità, sono sempre stati associati con le festività invernali, siano pagane che Cristiane» (Enciclopedia Britannica, 15ma Edizione. Vol. ΙΙ, p. 903). Il 25 dicembre non fu scelto perché era la nascita di Cristo o perché era anche vicina a esso. Fu scelto perché coincideva con la festa idolatra pagana dei Saturnali—e questa celebrazione deve essere esaminata attentamente. In ogni modo, noi non sappiamo con esattezza la data di nascita di Cristo. Anche se Dio certamente avrebbe potuto farcela sapere, Egli ha scelto di nasconderla agli occhi del mondo!
3 - CHI ERA SATURNO E COSA SONO I SATURLANI?
Le citazioni precedenti hanno introdotto il tema dei Saturnali. Studiamo attentamente chi esattamente era Saturno. Considerate la seguente citazione «La festa Romana dei Saturnali, dal 17 al 24 dicembre, faceva si che i cittadini decorassero le loro case con verde e luci e donavano regali ai bambini e ai poveri. In quel periodo i lavori nei campi venivano interrotti e i contadini e gli schiavi potevano godere di un breve periodo di riposo dalle fatiche quotidiane. Gli antichi romani approfittavano per celebrare grandi banchetti pubblici, fare visita a familiari e amici e per scambiarsi dei regali, proprio come succede al giorno d’oggi durante le festività natalizie. I Saturnali duravano sette giorni e costituivano una festa per tutte le classi sociali. Finanche agli schiavi venivano concesse maggiori libertà: durante le feste diventavano praticamente uomini liberi, potevano indossare le vesti dei loro signori e non avevano l’obbligo di servirli. Al contrario, spesso erano i padroni a servire i propri schiavi durante i Saturnali, o almeno a organizzare un banchetto per loro.
La festa del 25 dicembre del natalis solis invicti, la nascita del sole invincibile, fu decretato dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. come una celebrazione del Solstizio Invernale, e qualche tempo (dopo)…fu Cristianizzato come una data per celebrare la nascita del Figlio della Luce». Questo era il tempo quando il sole aveva preso il suo percorso più basso nel cielo e i giorni cominciavano ad allungarsi, assicurando così un’altra stagione di raccolto. Tuttavia, «Se molte delle trappole dei Saturnali, sembrano parallele con ciò che molti di noi fanno oggi, noi possiamo vedere da dove prendiamo…le tradizioni delle nostre festività. E in verità, è stato suggerito che anche se Cristo non nacque alla fine di dicembre, i primi Cristiani o pseudo tali —spostarono il Natale al tempo dei Saturnali per attirare meno attenzione possibile su se stessi mentre celebravano le proprie festività». I Saturnali, naturalmente, celebravano Saturno—Saturno era il dio dell’Agricoltura (della semina) perché il calore del sole era necessario per permettere la semina e la crescita delle culture. Era anche venerato in questa festa della morte dell’inverno in modo che potesse ritornare (Egli era il «sole») e ancora una volta riscaldare la terra in modo che la semina primaverile potesse avvenire. Va detto però che anche i romani festeggiavano il 25 dicembre. Secondo il calendario giuliano introdotto da Giulio Cesare nel 45 a.C., il solstizio d’inverno, che i romani chiamavano bruma, cadeva proprio in quella data. Per questo motivo, il 25 dicembre del calendario giuliano, corrispondente al 21 o 22 dicembre del calendario gregoriano che usiamo attualmente, i romani celebravano la festa del Natalis Solis Invicti, associata alla rinascita di Apollo (e del Sole) dopo il periodo più oscuro dell’anno. Da questa festa prese spunto l’idea del 25 dicembre come data di nascita di Gesù. Giulio I stabilisce la data del Natale- Negli anni 320 – 353, durante il pontificato di Giulio I, forse con l’intenzione di convertire i pagani romani al cristianesimo, il papa decise di stabilire il 25 dicembre come data di nascita di Cristo. Circa un secolo dopo, la data sarebbe stata riconfermata da Papa Leone Magno e nel 529 Giustiniano la dichiarò ufficialmente festività dell’Impero. Inoltre, il pianeta Saturno fu nominato successivamente dopo di lui, perché fra tutti i pianeti, con i suoi anelli e il colore rosso vivace, rappresentava meglio il dio del fuoco! Praticamente ogni civiltà ha un dio del fuoco/sole. Gli Egiziani (e qualche volta i Romani) lo chiamavano Vulcano. I Greci lo chiamavano Crono, così come i Fenici—ma loro lo chiamavano anche Saturno. I Babilonesi lo chiamavano Tammuz (come Nimrod resuscitato nella persona di suo figlio), Molek o Baal, come lo chiamavano i Druidi. Tutti questi erano semplicemente i vari nomi di Nimrod. Nimrod era considerato il padre di tutti gli dèi Babilonesi.
Sacrificio di bambini
Notate questa orribile pratica associata con l’adorazione del dio del fuoco (Nimrod, Saturno, Crono, Molek, e Baal) nella seguente citazione de Le due Babilonie, di Alexander Hislop, pagina 231: «Ora, questo è in esatto accordo con il carattere del Grande Capo del sistema del culto al fuoco. Nimrod, come rappresentante del fuoco divoratore a cui si offrivano vittime umane, specialmente bambini, in sacrificio, era considerato come il grande divoratore di bambini…era, naturalmente, il vero padre di tutti gli dèi Babilonesi; e perciò, con questo carattere fu considerato dopo universalmente. Come padre degli dèi ricevette, come abbiamo visto, il nome di Crono; e tutti sanno che la storia classica di Crono era proprio questa, che, “divorava i suoi figli appena nascevano”. (Dizionario Classico Lempriere, “Saturno”)…questa leggenda ha un significato più amplio e profondo; ma applicata a Nimrod, o “Il Cornuto” si riferisce solo al fatto che, come rappresentante di Molek o Baal, le offerte più accettate nel suo altare erano i neonati. Abbiamo un’ampia e triste evidenza su questo argomento dai documenti dell’antichità. “I Fenici”, dice Eusebio, “ogni anno sacrificavano i loro amati e unigeniti figli a Crono o Saturno”». Ma, perché era così importante il sacrificio umano per l’adorazione di questo dio terribile? Quale possibile beneficio potevano pensare gli esseri umani vedere massacrare i loro propri figli? Continuando: «…chi si avvicinava al fuoco, avrebbe ricevuto una luce dalla divinità» e «attraverso il fuoco divino tutte le macchie prodotte dalle generazioni passate potevano essere purificate». Perciò, «…per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie offrendoli a Moloc; una cosa simile io non l’ho comandata loro; non mi è venuto mai in mente che si dovesse commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda» (Geremia 32:35). Per quanto incredibile come possa sembrare, gli esseri umani ingannati credevano realmente che era gradito al loro «dio» sacrificare i loro propri piccoli figli innocenti a lui. Credevano che il fuoco li purificava dal peccato originale. La dottrina pagana di passare il tempo in purgatorio per purificare l’anima da ogni peccato deriva da questa credenza!
4 - CHI ERA NIMROD?
Ora dobbiamo vedere più vicino chi era questa figura biblica, di Nimrod. Lo abbiamo già visto come uno dei falsi dèi della storia originale, ma cos’altro possiamo conoscere? Genesi 10:9 dice di Nimrod: «Egli fu un potente cacciatore davanti all’Eterno». In realtà egli cerco di sostituire Dio. Il famoso storico Ebraico, Josephus, documenta nel Josephus Antiquites importanti evidenze del ruolo di Nimrod nel mondo antidiluviano. Notate: «Egli inoltre cambiò gradualmente il governo in tirannia…Egli [Nimrod] disse anche che si sarebbe vendicato di Dio, se aveva in mente di sommergere nuovamente il mondo; perciò che costruì una torre molto alta, in grado di non poter essere raggiunta dalle acque…Ora le moltitudini erano ben predisposte a seguire la determinazione di Nimrod, e stimare come codardia sottomettersi a Dio» (Bk. I, Ch. IV, sec. 2,3). Sotto molti nomi, il primo e forse il più ribelle dell’umanità è stato adorato attraverso le false religioni. L’antico Israele continuò a sbagliare servendo ai molti falsi dèi che Nimrod rappresentava. Ezechiele 8:13-14 descrive un’immagine delle donne di Israele «piangevano Tammuz». Questo Tammuz (il dio del fuoco) era considerato essere Nimrod e l’etimologia della parola stessa è affascinante. Tam significa «rendere perfetto» e muz «fuoco». Il significato è chiaro alla luce di ciò che abbiamo già appreso.
Bruciati per Molek
Vediamo come il popolo di Dio, Israele, adorava Baal/Molek una volta che si allontanarono dal vero Dio: «Hanno anche costruito gli alti luoghi di Baal, che sono nella valle dei figli di Hinnom, «…per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie offrendoli a Moloc; una cosa simile io non l’ho comandata loro; non mi è venuto mai in mente che si dovesse commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda» (Geremia 32:35). Notate che Dio stesso dice che queste abominazioni così orribili non entrarono mai e poi mai nella Sua mente: «hanno costruito degli alti luoghi a Baal, per bruciare nel fuoco i loro figli in olocausto a Baal; cosa che io non avevo comandato, della quale non avevo mai parlato, e che non mi era mai venuta in cuore. Perciò ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, in cui questo luogo non si chiamerà più Tofeth, né la Valle del figlio di Hinnom ma la Valle del massacro» (Geremia 19:5-6). Il versetto sei lega la valle di Tofeth o Hinnom a questa pratica. Geremia 7:31 collega Tofeth e Hinnom con il sacrificio di bambini. Tofeth significa «tamburo». I tamburi si suonavano per coprire le grida delle vittime nelle fiamme. Notate la citazione dal Paradiso Perduto, di John Milton, per quel che riguarda il terribile dio Molek: «Prima Molek, orrendo re macchiato con il sangue dei sacrifici umani, e stillando lacrime paternali, anche, con il fragore dei tamburi e timpani che non fossero udite le grida dei figli, passati attraverso il fuoco per essere poi offerti al macabro idolo». Certamente, tutti diranno che loro non sacrificano i loro bambini a Molek oggi, ma continuate a leggere. Nel Nuovo Testamento, il martire Stefano fu lapidato a morte, almeno in parte, perché accusò i suoi ascoltatori per l’adorazione a questo idolo malvagio (Atti 7:43). Quando il giusto Re Giosia salì al trono, come re di Giuda, egli distrusse gli altari nella valle di Tofeth (o Hinnom – la stessa valle che Cristo paragonava alla «geenna» con il fuoco in Marco 9:43-49) poco dopo che arrivò al potere. Egli comprendeva il grande male delle pratica che vi si svolgevano.
I Druidi e i sacrifici umani
Molte persone hanno sentito parlare dei Druidi. Pochi conoscono chi e che cosa erano. Ci riferiremo a loro più avanti e li collegheremo ad altre pratiche Natalizie ben conosciute. Dobbiamo prima stabilire il loro ruolo storico nei sacrifici umani. Giulio Cesare è la più conosciuta fonte di informazioni sui Druidi. Questo deriva dall’Enciclopedia Britannica. Questa citazione, sotto la voce «Druidi», spiega chiaramente chi erano: «I Druidi, la classe erudita fra gli antichi Celti, il cui nome significa Conoscere (o trovare) l’albero di quercia. Sembra che frequentavano boschi di querce e agivano come sacerdoti, insegnanti e giudici. I primi resoconti conosciuti dei Druidi vengono dal terzo secolo [a.C.] …I Druidi si incaricavano dei sacrifici pubblici e privati, e molti giovani uomini andavano da loro per istruzione. Giudicavano tutte le dispute pubbliche e private e decretavano la pena…La dottrina principale dei Druidi era che l’anima era immortale…offrivano vittime umane per quelli che erano gravemente malati o in pericolo di morte in battaglia. Oggetti di vimini enormi venivano riempiti con uomini vivi e poi bruciati; anche se i Druidi sceglievano i criminali come preferenza, sacrificavano vittime innocenti se necessario». L’Antico Testamento è pieno di condanna di Dio a Israele per la pratica di usanze delle nazioni che la circondava—e noi stiamo raccogliendo fatti importanti che rivelano un quadro sconvolgente. Avete considerato che voi potreste anche bruciare, e perfino sacrificare, i vostri figli oggi (anche se in un modo diverso) nella pratica del Natale, anche se state cercando sinceramente di «focalizzarvi su Cristo»?
5 - IL MITO DI BANNO NATALE
La nostra attuale immagine moderna di Babbo Natale, vestito di pelliccia rossa con una grande barba bianca, è stata ampiamente sviluppata dalla Coca-Cola negli anni ’30. Ma l’idea di un vecchio che fa doni ai bambini risale a molto prima, al tempo dei pagani. Stando alla leggenda, quando Nicola, vescovo di Mira (antica città dell’Asia Minore) nel IV secolo, sentì che un uomo del posto non aveva i soldi per fare la dote alle sue tre figlie, gettò di nascosto pezzi e monete d’oro nella loro casa attraverso una finestra o un’apertura nel tetto. La leggenda vuole che l’oro cadesse proprio nelle calze messe ad asciugare accanto al fuoco. Erano presenti tutti gli elementi essenziali della storia di Santa Claus o Babbo Natale.
Secondo l’Enciclopedia della Storia Universale di Langer (l’articolo «Santa»), «Santa» era un nome comune per Nimrod nell’Asia Minore. Questo era anche lo stesso dio del fuoco che scendeva dal camino degli antichi pagani e lo stesso dio del fuoco al quale i bambini erano bruciati e mangiati in sacrifico umano, tra coloro che erano una volta il popolo di Dio. Babbo Natale deriva da «San Nicola o il Vecchio Nicola» è stato ampliamente riconosciuto come un termine per il diavolo. Nell’Apocalisse 2:6 e 15, leggiamo riguardo di una «dottrina dei Nicolaiti», la quale Cristo dice due volte alla Sua chiesa «[Egli] odia». Cerchiamo di analizzare la parola Nicolaiti. Significa «seguaci di Nicola». Nikos significa «conquistatore, distruttore». Laos significa, «popolo». I Nicolaiti, dunque, sono persone che seguono il conquistatore o il distruttore – Nimrod. Se voi avete creduto che seguire il Natale sia una tradizione Cristiana innocente, rendetevi conto di questa verità!
L’immagine del panciuto portatore di doni vestito di rosso, però, pare sia il frutto della fertile immaginazione di alcuni famosi nuovaiorchesi. In primo luogo coloni olandesi fornirono il nome: San Nicola in olandese è Sinterklaas. Poi, nel XIX secolo, alcuni scrittori tra cui Washington Irving e Clement Moore provvidero la descrizione letteraria. Infine il vignettista Thomas Nast, famoso per le sue caricature politiche, diede il tocco finale al gaio vecchietto che si vede in giro a Natale.
6 - LO SCAMBIO DEI REGALI
L’abitudine di scambiarsi doni deriva dallo scambio delle strenne, che gli antichi Romani si scambiavano il primo gennaio come augurio di prosperità e di abbondanza. Le Strenne: Durante i Saturnali e all’inizio del nuovo anno, ci si scambiava le cosiddette strenne (rametti di piante consacrate, fichi, datteri o piccoli oggetti) come auspicio di salute, prosperità e fortuna per il nuovo ciclo. Il termine “strena” in lingua sabina era legato proprio a un augurio di benessere legato ai frutti della terra.
I Commercianti regolarmente riportano che più del 60% delle loro vendite al dettaglio avviene durante la stagione degli acquisti Natalizi. Questo rappresenta una tremenda quantità di regali acquistati. Oggi la maggior parte credono che dare i regali derivi dall’esempio Biblico dei «re Magi che donarono regali a Cristo. È questo vero? Da dove lo scambio di regali proviene, e che cosa dice la Parola di Dio a riguardo? La Biblioteca Sacra afferma: «Lo scambio di regali tra amici è una caratteristica similare del Natale e dei Saturnali, e deve essere stata adottata dai Cristiani provenienti dai pagani, come chiaramente lo mostra l’ammonizione di Tertulliano» (Vol. 12, pp. 153-155). Come ogni altro aspetto del Natale, la scioccante verità è che anche questa presupposta usanza non viene dalla Bibbia. È un’ironia che le persone amano credere che stanno seguendo l’usanza dei Magi che danno a Cristo, quando in realtà se li stanno dando esclusivamente tra di loro! Che ipocrisia! Cristo è completamente dimenticato. I Magi diedero dei doni a Cristo. La Scrittura descrive questo in Matteo 2:1-11: «Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: Dov’è il re dei Giudei che è nato?…E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra».
Comunemente si suppone che questi erano doni di nascita del «bambino Gesù». Ma è questo ciò che la Bibbia dice in realtà? Assolutamente no! Prima di tutto, e importante notare che diedero i doni a Gesù. Non si fermarono alla Sua presenza e scambiarono doni tra di essi stessi o darli ad altri. I doni furono «presentati a Lui». Inoltre, arrivarono ben dopo la Sua «nascita». Questa è un’altra ragione che questi non potevano essere «doni di nascita» o di compleanno. Da lungo tempo, un’antica usanza dell’Oriente era quello di presentare doni arrivando davanti a un re. Questi uomini capivano che erano alla presenza del «Re dei Giudei». La Bibbia riporta molti esempi di persone che mandavano doni ai re o presentandoli al momento dell’arrivo in loro presenza. Questa usanza è comune oggi, quando ambasciatori o altri entrano in presenza di un leader mondiale.
7 - L'ALBERO DI NATALE
Geremia, il profeta del VII secolo a.C., dice che “i costumi dei popoli sono vanità;” perché un legno “lo si adorna d’argento e d’oro, lo si fissa con chiodi e coi martelli perché non si muova.”. Geremia si riferisce alla vanità di adorare “oggetti privi di valore” propria delle popolazioni pagane, invece di venerare il Signore, il “vero Dio”. L’albero di Natale come lo conosciamo oggi non esisteva ai tempi di Geremia, ma i suoi versetti tramandano un’usanza ancestrale: tagliare un albero per adornarlo, o, come facevano i babilonesi, per lasciarvi sotto dei regali. Tertulliano, un cristiano che visse tra il II e il III secolo d.C., critica i culti romani pagani, imitati anche da alcuni cristiani dell’epoca, di appendere alloro sulle porte delle case e accendere lumi durante le festività invernali. I romani adornavano le strade durante i Saturnali – un ciclo di festività che in epoca imperiale si svolgevano dal 17 al 23 dicembre –, ma furono soprattutto i celti che rispettavano la tradizione di decorare le querce con frutta e candele durante il solstizio d’inverno. Era un modo di riportare alla vita l’albero e, così facendo, di assicurarsi che, dopo l’inverno, il sole e la vegetazione avrebbero fatto ritorno. Anche allora infatti, l’albero era considerato il simbolo di fertilità e di rigenerazione per eccellenza.
Il cristianesimo, vista l’impossibilità di sradicare questi riti pagani, li adottò e li trasformò. Secondo la leggenda, nell’VIII secolo, nella regione di Hesse, nel centro della Germania, esisteva un’enorme quercia consacrata al dio Thor. Ogni anno, durante il solstizio d’inverno, veniva offerto un sacrificio. Ma, davanti agli sguardi attoniti degli abitanti del posto, un missionario di nome Bonifacio abbatté l’albero e, dopo aver letto alcuni passi del vangelo, offrì in cambio un abete, un albero di pace che «rappresenta la vita eterna perché le sue foglie sono sempre verdi» e perché la sua cima «indica il cielo». Da allora, durante il Natale prese piede la tradizione di tagliare abeti e di collocarli sui tetti delle case ma, per qualche strana ragione, a testa in giù. Si racconta che il teologo Martin Lutero collocò delle candele sui rami degli alberi perché brillassero come stelle nelle notti d’inverno. Due città baltiche si contendono il primato di aver posto il primo albero di Natale in piazza: Tallinn (Estonia) nel 1441 e Riga (Lettonia) nel 1510. In questa seconda località il primo albero di Natale venne decorato con rose artificiali da un gruppo di commercianti, che scelsero di porlo nella piazza del mercato. Grandi e piccini ballarono intorno all’albero e poi gli diedero fuoco, ma ormai la tradizione natalizia più magica era penetrata nella cultura popolare.
Le origini dell’albero di Natale sono pagane. Sembra infatti che all’origine dell’odierno albero di natale ci sia una lunga e antica tradizione che affonda le sue radici nella cultura celtica. Per i druidi, gli antichi sacerdoti dei Celti, l’abete era considerato simbolo di lunga vita, dal momento che rimaneva sempre verde anche d’inverno. Con l’avvicinarsi dell’inverno, gli abeti venivano dunque tagliati e addobbati con nastri, fiaccole, piccole campane e animaletti votivi, per propiziarsi il favore degli spiriti. L’abete è un simbolo di vita. Oltre ai Celti, pare che anche i Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa seguissero il culto dell’abete rosso, albero in grado di esprimere poteri magici. Gli alberi venivano tagliati, portati a casa e decorati con frutti, ricordando la fertilità che la primavera avrebbe ridato loro.
8 - VISCHIO E GHIRLANDE
Anche l’uso di baciarsi sotto il vischio ha origine pagane. Il vischio ha una lunghissima tradizione che arriva fino alle credenze celtiche: per questi popoli, infatti, allontanava sventure e malattie, portando fortuna e serenità. Si ritiene inoltre che possieda poteri mistici che portano fortuna in casa e allontanano gli spiriti maligni. Si dice che Druidi del nord Europa quando dovevano riappacificarsi con i nemici si incontravano sotto una pianta di vischio e abbandonavano le armi sancendo il patto di pace. Tra le popolazioni celtiche era considerato pianta sacra e dono degli dèi e, grazie a questo, le popolazioni nordiche lo usavano per tenere lontane disgrazie e malattie. In molti paesi è considerato simbolo di buon augurio: non a caso, è molto diffusa l’usanza originaria dei paesi scandinavi di salutare l’arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami.
Un altro pezzo del puzzle viene dalla mitologia norrena. Nella cultura nordica, la pianta del vischio era un segno di amore e di pace. Si racconta che la dea Frigg perse suo figlio, il dio Baldur, per una freccia fatta di vischio, unica pianta capace di poterlo ferire. Dopo la sua morte, giurò che chiunque fosse passato sotto il vischio avrebbe meritato un bacio, purché non fosse mai più usato come arma. Nella mitologia scandinava il vischio era la pianta sacra alla dea dell’amore: per sperare in un futuro fortunato, gli innamorati, che si apprestano a vivere insieme la loro vita, cercano di baciarsi sotto un ramoscello di vischio. Da quella tradizione si è giunti fino alla nostra, per cui appendere il vischio alla porta della propria casa o all’interno dell’abitazione è augurio di prosperità. L’usanza del bacio sembra essere iniziata nel 18° secolo in Inghilterra dove il vischio è stata utilizzato per la prima volta come decorazione natalizia e si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Iniziando come una consuetudine tra le classi inferiori, si è fatta strada poi ai ceti più alti, diventando un rituale festivo conosciuto in tutto il mondo.
Ghirlande di vischio venivano appese alle pareti della casa per garantire un anno di fortuna e di armonia familiare. Le ghirlande sono simbolo di vittoria e di eternità e proteggono gli abitanti della casa. Il vischio però storicamente ha anche avuto un ruolo terapeutico importante. Secondo Plinio e altri storici, il Vischio era considerato “l’erba che guariva tutti i mali”: pare che proprio il suo nome, in lingua celtica, avesse questo significato.
9 - IMPLICAZIONI PRATCHE
L’apostolo Paolo avvertì che sarebbe stato predicato «un altro Gesù» 2 Corinzi 11:4 «Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno Spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, voi ben lo sopportate!».
Paolo, sotto l’ispirazione del vero Gesù Cristo della Bibbia, fu spinto a registrare il pericolo di seguire inconsapevolmente a «un altro Gesù». Considerate che la maggior parte non ha probabilmente mai considerato, lontanamente, l’idea di un falso Gesù neanche per un momento ― che c’è una simile cosa come un erroneo, diverso e «falso Cristo» (Matteo 24:23-24) ― chiamato «un altro Gesù». Nel passato, questo «Gesù» ha corrotto anche il pensiero dei veri Cristiani. Questo è molto evidente. Ma la «sottigliezza» di come questo può accadere, e come si è verificato nella storia, è così ingannevole—così seducente ― che anche i veri Cristiani inconsapevoli, possono cadere nell’adorazione di questo cosiddetto Gesù. Questo era quello che stava accadendo ai Corinzi. Molti parlano di «rimettere Cristo nel Natale». Questo si ascolta ogni anno da migliaia di pulpiti e altrove. Ma il vero Cristo non è mai stato lì! Così come una persona non può ritornare in una stanza in cui non è mai entrato, Gesù Cristo non può essere «rimesso» in un evento in cui non è mai stato dentro, e che, in realtà, non può tollerare (Marco 7:7). Il Gesù che questi predicatori e fanatici hanno in mente è un altro Cristo, uno con un altro vangelo, un altro spirito ― lo spirito natalizio! ― portando le dottrine e gli insegnamenti totalmente diversi. Gli esseri umani non vogliono ubbidire a Dio (Romani 8:7). Essi preferiscono seguire la loro propria «fantasia». Essi non capiscono che Dio vuole che la loro vita vada «bene». Egli vuole che la felicità, la gioia e la benedizione fluiscano nella vita delle persone. Tutto questo è il risultato di ubbidire a Lui. Il Signore ci invita a separarci dalla falsa spiritualità.
2 Corinzi 6: 14-18 «Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O quale relazione c’è tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché noi siamo il tempio del Dio vivente, come disse Dio: “Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo”. “Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’impuro; e io vi accoglierò”, e “Vi sarò per Padre e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente”».
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