La vita del cristiano deve essere una via cristocentrica e riformata. Perché Gesù Cristo non è semplicemente una parte importante della nostra fede; Egli è il fondamento, il centro, la ragione e lo scopo di tutta la vita cristiana. Il cristianesimo perde la sua vera essenza quando Cristo cessa di occupare il posto centrale nella nostra predicazione, culto, dottrina, ministero e condotta quotidiana.

  1. Gesù è il Creatore

Colossesi 1: 15-17 «Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui».

Qui l’espressione il primogenito di ogni creatura non ha nulla a che vedere con la nascita, bensì indica semplicemente che Gesù Cristo è Figlio di Dio per relazione eterna. Molti leggendo questo passo hanno concluso che Gesù è stato creato. Il titolo primogenito indica una posizione di rango superiore. Nel Salmo 89:27, infatti, Dio dichiara che costituirà Davide suo primogenito, facendone il più eccelso dei re della terra. In realtà Davide era il figlio minore di Iesse (o Isai); tuttavia Dio decise di riservargli una posizione unica di supremazia, di primato e di sovranità. Ed è questa la posizione di Gesù Cristo che non ha mai avuto principio e non ha fine in quanto Dio e Creatore. In questo versetto apprendiamo che tutte le cose (l’intero universo) sono state create non solo da Gesù, ma in Lui e in vista di Lui. Il concetto qui espresso è che Gesù ha il potere di creare: poiché Egli è l’Artefice della creazione. Nella seconda parte del versetto apprendiamo che tutte le cose sono state create per mezzo di lui. Chi crea tutto è la Parola. Giovanni 1:1-3 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.  Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. Inoltre, tutte le cose sono state create in vista di lui; ossia del suo glorioso regno che instaurerà tra non molto!

 

  1. Gesù deve avere il primato su tutto

La Bibbia ci insegna:

Colossesi 1:18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato.

L’espressione “affinché abbia il primato in ogni cosa” stabilisce un principio fondamentale: Cristo non deve occupare semplicemente un posto tra le nostre priorità, ma deve avere il primo posto in tutte.

 

  1. Perché Cristo è il centro del disegno eterno di Dio

Efesini 1:9-10 «facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra».

Durante il regno tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, gli angeli, e quanto quelle che sono sulla terra, i salvati saranno raccolte in Cristo. Il Salvatore, che ora è respinto e disconosciuto, ma quando verrà nella Sua gloria, sarà il Signore di tutto e di tutti, oggetto dell’adorazione universale. Questa è la meta di Dio: stabilire Cristo come Capo di tutte le cose, celesti e terrene, nel suo regno. Dalla Genesi all’Apocalisse, le Scritture rivelano progressivamente il disegno redentore di Dio, il cui compimento si trova in Gesù Cristo.

* In Genesi 3:15 troviamo la prima promessa di vittoria sul serpente.

* In Isaia 53 viene annunciata la sofferenza del Servo di Dio.

* Nei Vangeli contempliamo l’incarnazione, morte e risurrezione del Salvatore.

* In Apocalisse 5 troviamo l’Agnello degno di ricevere ogni gloria.

Cristo non è un personaggio secondario nel racconto biblico; è il centro della storia della redenzione.

  1. Perché solo in Cristo troviamo la salvezza

Atti 4:12 «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati».

La salvezza non si basa sulle nostre buone opere, sui meriti religiosi, sulle denominazioni o sulle capacità spirituali. Essa riposa esclusivamente nella persona e nell’opera redentrice di Gesù Cristo. Dalla prospettiva riformata, ciò è espresso attraverso la dottrina del Solus Christus: solo Cristo è il nostro Salvatore e Mediatore sufficiente. Quando una chiesa sostituisce la personalità di un predicatore, le esperienze emotive o le promesse di prosperità al posto della centralità di Cristo, rischia di oscurare il vero messaggio del vangelo.

  1. Perché Cristo è il capo della Chiesa

Efesini 1:22-23 «Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti».

…e Colossesi 1:18 stabiliscono che Cristo è il capo del suo corpo, la Chiesa.

Ciò ha profonde implicazioni: la Chiesa non appartiene al pastore, a un organo amministrativo o a una denominazione. La Chiesa appartiene a Gesù Cristo, che l’ha comprata con il suo sangue. Ogni autorità ecclesiastica, pertanto, deve essere esercitata sotto la signoria di Cristo e in obbedienza alla sua Parola. Un ministero veramente incentrato su Cristo non cerca di formare seguaci di una personalità religiosa, ma piuttosto discepoli di Gesù Cristo.

  1. Perché Cristo deve essere il centro della nostra predicazione

L’apostolo Paolo dichiarò:

«poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso» (1 Corinzi 2:2)

Ciò non significa che dovremmo predicare esclusivamente sulla crocifissione, ignorando altri insegnamenti biblici. Significa che tutto il nostro insegnamento deve essere fondato sulla verità di Cristo e sulla sua opera redentrice. Possiamo predicare sul matrimonio, sulla famiglia, sulle finanze, sulla santità, sulla sofferenza e sulla vita di tutti i giorni. Tuttavia, dobbiamo farlo mostrando come queste verità si collegano al carattere di Dio, al Vangelo e alla signoria di Gesù Cristo. Un sermone può menzionare ripetutamente Dio e tuttavia non presentare chiaramente il vangelo di Gesù Cristo.

  1. Perché senza Cristo non possiamo fare nulla

Gesù dichiarò:

«Io sono la vite, voi i tralci; chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto; poiché senza di me non potete far nulla» (Giovanni 15:5)

La nostra maturità spirituale non dipende principalmente da quanta conoscenza teologica accumuliamo, da quanti anni siamo nella Chiesa o da quanti ministeri conduciamo. Dipende dalla nostra comunione con Cristo e dall’opera dello Spirito Santo in noi. La vera crescita spirituale produce umiltà, obbedienza, amore, santità e perseveranza. La teologia che non ci porta a conoscere, amare e obbedire più profondamente a Gesù Cristo diventa facilmente conoscenza intellettuale senza trasformazione spirituale.

  1. Perché Cristo è il nostro supremo modello di vita

Filippesi 2:5 afferma:

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che è stato anche in Cristo Gesù».

La nostra centralità in Cristo non dovrebbe limitarsi a una dichiarazione dottrinale. Dovrebbe riflettersi nel modo in cui trattiamo le nostre famiglie, rispondiamo alle offese, gestiamo le nostre risorse, serviamo i bisognosi ed esercitiamo la leadership. Non basta affermare che Cristo è il centro della nostra vita se le nostre decisioni dimostrano che il nostro vero centro è l’orgoglio, il denaro, il riconoscimento o il conforto. La centralità di Cristo deve essere una realtà pratica, non solo un’espressione teologica.

  1. Perché tutta la gloria appartiene a Dio attraverso Gesù Cristo

Romani 11:36 afferma:

«Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen».

Questa verità si armonizza con uno dei principi fondamentali della Riforma protestante: Soli Deo Gloria, a Dio solo sia la gloria. Essere centrati su Cristo non significa sostituire il Padre o lo Spirito Santo. Significa riconoscere che il Padre ci riconcilia con sé mediante il Figlio, e che lo Spirito Santo glorifica Cristo e ci conforma alla sua immagine (Giovanni 16:14; Romani 8:29). Pertanto, una vita veramente centrata su Cristo è anche trinitaria, biblica e orientata alla gloria di Dio. Cosa succede quando Cristo smette di essere il centro di una chiesa? Quando una congregazione perde la sua centralità in Cristo, possono apparire segnali preoccupanti:

* Il predicatore si sostituisce al Salvatore: si sviluppa un’eccessiva dipendenza dalle personalità religiose.

* La motivazione sostituisce il Vangelo: i messaggi si concentrano sul successo personale e trascurano il pentimento, la croce e la santità.

* Le esperienze sostituiscono la Scrittura: le emozioni diventano la misura primaria della spiritualità.

* La crescita numerica spiazza il discepolato: si cerca di riempire i templi senza formare credenti maturi.

* La gloria umana sostituisce la gloria di Dio: il riconoscimento del ministero diventa più importante dell’esaltazione di Cristo.

Queste deviazioni non significano necessariamente che ogni congregazione che le sperimenta abbia completamente abbandonato la fede, ma rappresentano pericoli che richiedono pentimento e correzione biblica.

Riflessione finale: Cristo è veramente il nostro centro?

Possiamo avere bellissime chiese, templi, programmi eccellenti, ministeri organizzati, conoscenza teologica e un ampio seguito. Ma se Cristo non è al centro, abbiamo perso di vista lo scopo fondamentale della Chiesa. L’obiettivo della nostra vita cristiana non è semplicemente conoscere meglio Gesù, ma conoscerlo veramente, dimorare in Lui, obbedire alla Sua Parola e riflettere il Suo carattere. Come dice Giovanni Battista: «Bisogna che egli cresca e che io diminuisca» (Giovanni 3:30). Questa affermazione riassume in modo straordinario l’atteggiamento che dovrebbe caratterizzare ogni cristiano, pastore, insegnante e guida spirituale. Cristo deve essere il centro della nostra dottrina, il fondamento della nostra salvezza, l’autorità della nostra Chiesa, il contenuto della nostra predicazione, il modello della nostra condotta e la speranza della nostra eternità. Perché una Chiesa può sopravvivere senza grandi edifici, senza risorse abbondanti e senza riconoscimenti umani, ma non potrà mai compiere fedelmente la sua missione allontanandosi da Gesù Cristo. La domanda più importante non è quanto stiamo facendo per Cristo, ma quanto di ciò che facciamo è veramente sottomesso a Cristo.

«Perché per me vivere è Cristo, e morire è guadagno» (Filippesi 1:21)

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