Viviamo in un’epoca in cui molte persone desiderano i benefici della fede cristiana, ma non necessariamente desiderano Cristo. Alcuni cercano la pace, altri desiderano la prosperità economica, la salute fisica, la stabilità familiare, basta trovare le risposte alle loro difficoltà. Anche se è vero che il Signore si prende cura di noi, come dice Pietro nella sua epistola. La Scrittura ci invita a rivolgerci a Lui in preghiera e a confidare nelle sue cure. 1Pietro 5:7 «gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi». Non c’è niente di sbagliato nel presentare i nostri bisogni davanti a Dio, ma non è questa la ragione principale per cui è venuto Gesù Cristo! Tuttavia, esiste un pericolo quando queste benedizioni materiali diventano centrali nella vita del cristiano, soprattutto se usiamo il Vangelo come strumento per realizzare i nostri sogni. Il Vangelo ci offre qualcosa di infinitamente più profondo di una vita agiata, di una religione confortante che offre solo una soluzione temporanea ai nostri problemi. Il vero Vangelo ci annuncia che Dio, con la sua immensa grazia, ha previsto in Gesù Cristo l’unica via perché i peccatori colpevoli possano essere perdonati, riconciliati con Lui e ricevere la vera vita spirituale e soprattutto quella eterna. Il vero problema dell’umanità non è soffrire, fallire, ammalarsi o privarsi di risorse materiali. Il problema fondamentale è che, a causa del peccato, è separata da Dio, e quindi perduta, ossia spiritualmente morta. Pertanto, il nostro bisogno più urgente non è migliorare la nostra vita attuale, ma riconciliarci con Lui. Il Vangelo è l’annuncio di ciò che Dio ha operato in Gesù Cristo per salvarci dal peccato, riconciliarci a Sé e donarci la vita nuova mediante la grazia.

Il problema più grande che hanno gli esseri umani e che sono morti nei loro peccati!

Per comprendere la grandezza del Vangelo dobbiamo prima riconoscere la gravità della nostra condizione davanti a Dio. L’apostolo Paolo descrive la nostra situazione con parole potenti: «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Romani 3:23). Ha causa del peccato l’uomo muore sia fisicamente che spiritualmente. Romani 5:12 «Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…». Ma la Bibbia ci dà anche una buona notizia: «Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati» (Efesini 2:1). La Bibbia descrive l’umanità come spiritualmente morta nei suoi peccati. Vuol dire che, per natura, vive in ribellione contro Dio, non riesce a riconciliarsi con Lui con le proprie forze, e ha bisogno di un’opera divina e soprannaturale per trasformare il suo cuore, ecco perché Cristo è venuto in terra, per darci la salvezza eterna, che non avremmo mai potuto avere se non per grazia di Dio! Peccare non significa solo commettere errori o infrangere certe norme religiose. Peccare vuol dire essere separato da Dio, poiché si vive in una ribellione costante contro Dio e siamo spiritualmente morti. Tutti abbiamo peccato e nessuno può stare davanti a Dio come giusto per i propri meriti (Romani 3:10-12, 23). Inoltre, il peccato ha conseguenze eterne. Il Signore non può trattare il male come se fosse insignificante né dichiarare innocente il colpevole ignorando la sua giustizia. La nostra condizione, quindi, è molto più grave di quanto siamo soliti ammettere. Dio è amorevole, ma è anche giusto e santo. Possiamo anche fingere davanti agli altri, ma non possiamo fingere davanti a Dio. Possiamo anche frequentare una chiesa, partecipare ad attività religiose e mantenere una buona reputazione con gli altri. Ma nessuna di queste cose può cancellare da sola la nostra colpa o produrre un cuore nuovo. Abbiamo bisogno di qualcosa di più dell’educazione religiosa o di una riforma morale. Abbiamo bisogno che Dio ci dia la vita spirituale. Questa verità distrugge la nostra fiducia in noi stessi; poiché con le nostre forze o capacità non possiamo ottenere la vita eterna. Dobbiamo comprendere la meravigliosa notizia del vangelo: ciò che noi non possiamo fare, Dio lo ha fatto attraverso Gesù Cristo.

Parlare del Vangelo significa parlare anche del giudizio di Dio e della morte eterna. Se il peccato fosse una cosa insignificante, la morte di Cristo in croce non avrebbe il significato che le attribuisce la Bibbia. Ma il peccato è un’offesa contro un Dio santo, e le sue conseguenze sono molto più gravi di quanto siamo soliti immaginare. La Scrittura dichiara che “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23). Questa morte include la separazione spirituale da Dio e, per coloro che muoiono senza riconciliarsi con Lui, il giudizio finale è la morte eterna. Ebrei 9:27 «E come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio». Il Signore Gesù Cristo stesso parlò ripetutamente della realtà del fuoco dove saranno annientati i peccatori dopo il Suo giudizio, che tra l’altro è imminente (Matteo 25:31-46; Marco 9:43-48). Il bisogno più urgente del peccatore non è garantire il suo benessere temporale, ma riconciliarsi con il suo Creatore prima di comparire davanti a Lui. Dobbiamo anche capire che il problema non è semplicemente il fatto che abbiamo sempre peccato, perché tutti abbiamo peccato (Romani 3:23). Il problema è rimanere impenitenti, resistere alla verità di Dio e rifiutare l’unico Salvatore che può liberarci dalla perdizione eterna. Una persona che si aggrappa deliberatamente alla sua ribellione e rifiuta di venire a Cristo non ha alcuna possibilità di evitare l’imminente giudizio. L’unico modo per evitare il giudizio di condanna è accettare Gesù Cristo come Signore e Salvatore, solo così si scampa dal giudizio. Giovanni 5:24 «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». La Bibbia avverte che coloro che persistono nell’incredulità e nella pratica del peccato, senza pentirsi e rivolgersi a Dio, affronteranno il Suo giusto giudizio. Non siamo noi a determinare il destino eterno di ogni individuo; quell’autorità appartiene al Signore. Tuttavia, abbiamo la responsabilità di annunciare fedelmente ciò che Dio ha rivelato: fuori di Gesù Cristo non c’è salvezza, e rifiutarlo significa rimanere sotto la condanna del peccato (Giovanni 3:18, 36; Atti 4:12). Romani 10:15-17 «E come annunceranno se non sono mandati? Com’è scritto: “Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie!”. Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: “Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?”. Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo». Siamo chiamati a predicare a tutti il Vangelo e senza arroganza, come se fossimo migliori di coloro che ancora non conoscono Cristo. Anche noi avevamo bisogno di misericordia, ricordiamoci che siamo stati salvati per grazia, e non per superiorità morale.

Adesso fermati e considera seriamente la tua condizione davanti a Dio. Se continui a vivere senza pentirti dei tuoi peccati e senza avere veramente fiducia in Gesù Cristo, non stai camminando verso un’eternità, ma verso la tua distruzione eterna. Ti stai muovendo verso l’incontro con il Dio santo davanti al quale tutti dobbiamo rendere conto. Non permettere alla routine, l’orgoglio, i piaceri fugaci o la falsa sicurezza religiosa ti facci ignorare questa realtà. Ma ascolta anche la buona notizia: Dio non chiama il peccatore a pentirsi per abbandonarlo nella disperazione, ma a rivolgersi a Lui e trovare misericordia. Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori. Sulla croce portò la condanna che il Suo popolo meritava, ricevette tutta la santa ira di Dio a causa del peccato e risorse vittorioso, sconfiggendo la morte, Satana e il peccato. In Lui c’è il vero perdono e la riconciliazione con Dio. Pertanto, non indurire il tuo cuore. Arrenditi davanti al Re dei re e Signore dei signori: Gesù Cristo. Abbandona ogni fiducia nei tuoi meriti, riconosci il tuo peccato, pentiti e credi in Lui. Non aspettare la fine della vita per scoprire la gravità di aver rifiutato il Salvatore. Oggi è il momento di ascoltare la Sua Parola e venire a Lui con fede. L’avvertimento del giudizio è reale, ma lo è anche l’invito della grazia. Lo stesso Cristo che verrà come Giudice è il Salvatore che annunciamo oggi.

 

La meravigliosa notizia: Dio salva per grazia

Dopo aver descritto la nostra morte spirituale, Paolo introduce una delle espressioni più belle di tutta la Scrittura: «Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati» (Efesini 2:4). La nostra storia non finisce con la nostra incapacità, la nostra colpa o la nostra condanna. Dio interviene secondo la sua misericordia e il suo grande amore. Non perché i peccatori abbiano meritato il Suo favore, ma perché Egli è abbondante in grazia. Paolo continua a insegnare che Dio ci ha vivificati insieme a Cristo, anche quando eravamo morti nei peccati, e aggiunge: «per grazia siete stati salvati» (Efesini 2:5). Qui troviamo il cuore della buona notizia. La salvezza non inizia con lo sforzo umano per raggiungere Dio, ma con l’iniziativa misericordiosa di Dio per salvare i peccatori che non potevano salvarsi da soli. La grazia è il favore immeritato di Dio. Non è una ricompensa per la nostra gentilezza, né uno stipendio per i nostri sforzi spirituali. Se potessimo meritare la salvezza, non sarebbe più per grazia, ma per meriti personali. Ma poiché tutti abbiamo peccato, la nostra unica speranza si trova nella misericordia divina. Pertanto, la salvezza è un dono che non possiamo comprare, conquistare o rivendicare come diritto in base al nostro comportamento. Qualcuno potrebbe pensare: “Ho commesso troppi peccati perché Dio mi perdoni”. Un altro potrebbe dire: “Devo prima cambiare e poi avvicinarmi a Cristo”. Ma il Vangelo ci chiama ad abbandonare entrambe le forme di disperazione. Non siamo salvati perché il nostro peccato è piccolo, ma perché l’opera di Cristo è sufficiente. Né abbiamo bisogno di riformarci prima per meritare che Egli ci riceva; Abbiamo bisogno di rivolgerci a Lui proprio perché siamo peccatori che hanno bisogno della sua grazia. Ciò non significa che Dio approvi il nostro peccato o che possiamo continuare a vivere indifferenti alla sua volontà. Significa che il perdono e la trasformazione si fondano sulla grazia di Dio, non sui nostri meriti. La grazia non è una scusa per rimanere schiavi del peccato. È il fondamento della nostra speranza e il potere che inizia a trasformare le nostre vite.

La croce e la risurrezione: il fondamento della nostra salvezza

Ma come può Dio perdonare i peccatori colpevoli senza negare la propria giustizia? Come riconciliare con sé coloro che hanno infranto la sua legge? La risposta non si trova nei nostri sforzi religiosi, ma in Gesù Cristo. Paolo riassume il vangelo con queste parole: «Infatti vi ho prima di tutto trasmesso ciò che ho anch’io ricevuto, e cioè che Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture, che fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture» (1 Corinzi 15:3-4). Gesù Cristo, l’eterno Figlio di Dio fatto uomo, visse in perfetta obbedienza al Padre, morì sulla croce per i nostri peccati e fu resuscitato corporalmente il terzo giorno. Sulla croce, Cristo non è stato semplicemente un esempio di amore, coraggio o sacrificio. Ha dato la vita per i peccatori e ha sopportato la condanna che meritavamo noi. Gesù salendo sulla croce si è sostituito a noi, Lui ha preso su di Sé quella che era la nostra condanna. Isaia 53:5 «Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti». Nella sua morte si manifestano sia la gravità del nostro peccato che la profondità dell’amore di Dio. Dio non ha salvato il suo popolo ignorando la giustizia, ma provvedendo in Cristo il sacrificio necessario a soddisfarlo. Ecco perché Paolo dichiara che Dio è giusto e giustifica coloro che hanno fede in Gesù (Romani 3:26). Che meravigliosa verità! Il perdono che riceviamo non è il risultato del fatto che Dio non è più santo, ma piuttosto del fatto che Gesù Cristo completa l’opera di redenzione necessaria per la nostra riconciliazione con Lui. E la croce non è la fine della storia. Cristo è risorto. La sua risurrezione conferma la vittoria sulla morte, rivendica la sua identità e costituisce il fondamento della nostra speranza. Ebrei 2:14-15 «Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita». Non seguiamo un maestro morto né riponiamo la nostra fiducia in una tradizione religiosa vuota. Annunciamo un Salvatore vivo, che ha vinto la morte e che chiama i peccatori a trovare in Lui il perdono e la vita eterna. Pertanto, il centro del Vangelo non è la nostra capacità di cambiare, ma l’opera perfetta di Cristo.

Come riceviamo questa salvezza? Per grazia, mediante la fede!

Efesini 2:8-9 «Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori». La salvezza si riceve mediante la fede, ed è un dono; pertanto, come tutti i doni possiamo riceverlo o rifiutarlo, ma di certo non possiamo guadagnarcelo! Dobbiamo comprendere correttamente cosa significa credere in Gesù Cristo. La fede salvifica non è semplicemente accettare intellettualmente che Dio esiste, riconoscere che Gesù era una figura storica, o essere d’accordo con certe affermazioni dottrinali. Non consiste nemmeno nel ripetere una preghiera senza comprendere il Vangelo o confidare veramente in Cristo è riposare in Gesù Cristo come unico Salvatore.  Non riponiamo nelle nostre emozioni o nelle nostre buone opere. Il pentimento accompagna inseparabilmente questa affermazione di Gesù, che ha proclamato: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo» (Marco 1:15). Pentirsi significa riconoscere il nostro peccato davanti a Dio, smettere di giustificare la nostra ribellione e rivolgerci a Lui. Significa anche cambiare stile di vita, la conversione vuol dire cambiare rotta e camminare come Dio richiede. Anche se il credente continua a lottare contro il peccato e ha bisogno quotidianamente della grazia del Signore, ma ha anche bisogno della potenza dello Spirito Santo in lui per essere trasformato. Ma ora appartieni a Cristo e inizi a camminare in una nuova direzione verso di Lui, imparando ad amare ciò che Dio ama e a rifiutare ciò che offende la Sua santità. La buona notizia è che non abbiamo bisogno di presentarci davanti a Dio con una lista di meriti. Possiamo venire a Cristo a mani vuote, confidando completamente nella sua grazia.

 

Dio ci ama, non per ciò che siamo, ma nonostante ciò che siamo. La salvezza non solo perdona: dona anche una nuova vita

C’è una dimensione del Vangelo che non dobbiamo trascurare: Dio non solo perdona la colpa del peccatore; lo vivifica anche spiritualmente. Quest’opera divina è legata a ciò che Gesù spiegò a Nicodemo: è necessario rinascere per vedere il regno di Dio (Giovanni 3:3). La nuova nascita non è semplicemente acquisire abitudini religiose, migliorare il nostro comportamento esteriore o entrare in una comunità cristiana. È un’opera soprannaturale dello Spirito Santo mediante la quale Dio rinnova i nostri cuori e ci consente di rispondergli con fede e pentimento. Il peccatore che prima viveva indifferente a Dio comincia a riconoscere la gravità del suo peccato, scopre la bellezza di Cristo e desidera conoscere e obbedire alla Parola, per essere come Gesù. Chi prima poteva giustificare la propria ribellione, ora comincia a combatterla. La trasformazione cristiana è progressiva e richiede perseveranza personale, disciplina spirituale nella preghiera e nella ricerca delle Scritture, comunione con la chiesa e dipendenza costante dallo Spirito Santo. Per questo Paolo afferma che, se qualcuno è in Cristo, è una nuova creatura (2 Corinzi 5:17). Il Vangelo non si limita a cambiare la nostra situazione davanti a Dio; ma inaugura anche una vita nuova che si sviluppa sotto la signoria di Gesù Cristo. Dobbiamo considerare questa distinzione: non sono le opere buone la causa della nostra giustificazione, ma la vita nuova che Dio produce in noi comincia a portare frutto. Non obbediamo per comprare l’amore di Dio; ma obbediamo perché la sua grazia ci ha raggiunto e ora apparteniamo a Cristo e cerchiamo di vivere come Lui. La stessa grazia che perdona il peccatore comincia a insegnargli a vivere in modo diverso per la gloria di Dio. Tito 2:11-14 I«nfatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere». La nostra speranza riposa in Cristo e nella Sua opera, e la realtà di una fede viva si manifesta progressivamente nel pentimento, nell’amore di Dio, nell’obbedienza e nella perseveranza a mettere in pratica la Sua volontà.

Oggi è il giorno in cui andare dal Re Gesù Cristo

Il Vangelo che salva è la buona notizia che Dio, nella sua misericordia, ha mandato suo Figlio per salvare i peccatori. Gesù Cristo morì per i nostri peccati, fu sepolto e resuscitò il terzo giorno. Attraverso Lui riceviamo il perdono, siamo riconciliati con Dio e attraverso la Sua grazia riceviamo lo Spirito Santo che ci aiuta a vivere una vera vita spirituale. Ma dobbiamo comprendere l’urgenza di questo messaggio: il peccato non è un gioco, l’eternità non è una questione secondaria e il giudizio di Dio non è una minaccia vuota. Chi persiste nell’incredulità e muore senza essere riconciliato con Dio andrà incontro alla giusta condanna di cui mette in guardia la Scrittura. Ora pensa: dove trascorrerai l’eternità? Non rispondere basandoti esclusivamente su ciò che gli altri pensano di te, sulla tua frequenza in chiesa o su una vita religiosa. Considera se hai veramente fiducia in Gesù Cristo e se la tua vita manifesta una risposta genuina alla sua Parola. Se riconosci di aver vissuto in ribellione contro Dio, non fuggire da Lui né cercare di giustificarti. Vieni a Cristo. Pentiti dei tuoi peccati e riponi la tua fiducia nella sua morte e risurrezione. Non puoi comprare il perdono o ottenere la vita eterna attraverso le tue opere. La salvezza è per grazia, mediante la fede in Gesù Cristo. È il dono di Dio a coloro che confidano in suo Figlio. Arrenditi oggi ai piedi del Re dei re e Signore dei signori, Gesù Cristo. Non come qualcuno che cerca di negoziare con Dio, ma come un peccatore che riconosce la sua colpa e ha bisogno di misericordia. Accogli Gesù come Salvatore e sottomettiti alla Sua signoria.  In Gesù Cristo c’è il perdono per i colpevoli, la riconciliazione con Dio e la vita eterna.  Non sappiamo quanto tempo ci resta, ma sappiamo cosa Dio ha rivelato su Cristo e sull’eternità. Pertanto, non rimandare la tua risposta al Vangelo. Ascolta la sua chiamata mentre viene proclamata la Sua grazia. Non riporre la tua speranza in ciò che puoi fare per Dio. Mettila in ciò che Dio ha fatto per te in Gesù Cristo. Il Re e Signore che giudicherà il mondo è anche il Salvatore che oggi chiama i peccatori a pentirsi e a credere. Vieni a Lui, riposa nella Sua opera perfetta e cammina nella nuova vita che la Sua grazia produce. Questo è il Vangelo che dobbiamo credere, vivere e annunciare: Gesù Cristo è morto, è risorto e salva per grazia chiunque confida in Lui. In Lui troviamo l’unica speranza sicura contro il giudizio imminente e la promessa della vita eterna al cospetto di Dio.

Accetta Gesù Cristo ora, vai in ginocchio in questo preciso momento, accetta Gesù come tuo Signore e Salvatore, chiedi il perdono dei tuoi peccati e ricevi la salvezza oggi stesso!

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