1- INTRODUZIONE

 

Ma cosa insegnano le Scritture su questo argomento? Molti cristiani sostengono che una volta che una persona diventa cristiana, è impossibile per loro perdere la salvezza. Questa convinzione è diventata così ampiamente accettata e così profondamente radicata – soprattutto tra alcuni evangelici – che frasi come: “Una volta salvati, sempre salvati” e “Sicurezza eterna”, sono convinzioni fondamentali nella loro fede. Per queste persone, la sicurezza eterna di un credente non può essere messa in discussione, è una dottrina inattaccabile come l’opera espiatoria di Cristo sulla croce.  Una dottrina per essere vera o autentica deve passare attraverso un esame attento della Bibbia, e ci devono essere versetti che sostengano tale idea; per contro non ci devono essere assolutamente versetti che smentiscano tal ipotesi dottrinale. Ma la Bibbia insegna questa dottrina: “Una volta salvati, salvati per sempre”?  Purtroppo, non appaiono versetti in tale senso, non esiste nessun passaggio della Bibbia che dica: “una volta salvati, sempre salvati”, o che abbiamo “sicurezza eterna”. Per contro abbiamo versetti che dicono il contrario e siccome sono veramente tanti, andremo ad analizzarne solo alcuni!

Ogni dottrina deve essere affermata dall’insegnamento coerente delle Sacre Scritture, non possiamo farci una dottrina da un concetto soggettivo e senza base scritturale.

  • La Bibbia insegna chiaramente che le persone possono perdere la salvezza dopo essere state salvate, se non persistono nel mantenerla, e lo vedremo con dei testi molto chiari a riguardo.

  • La perdita della salvezza non è accidentale (cioè Dio si è dimenticato di te, ti ha lasciato o qualcosa del genere). La persona decide deliberatamente di rifiutare il dono di Dio!

  •  La salvezza di una persona non può essere rubata (cioè dal diavolo, o dai demoni, o da altre persone); però possono influire molto sul rinnegamento!

  • Crediamo che una persona che, per sua scelta, persiste nella mondanità e nel violare la legge di Dio, deliberatamente e volutamente, alla fine perderà la salvezza. La Bibbia è molto chiara sul concetto di santificazione, se non si persiste nella santificazione e trasformazione del carattere, nessuno può entrare nel cielo.

Ebrei 12:14 «Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore».

1 Corinzi 6: 9-11 «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete: né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.  E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio».

Quando una persona si converte, vuol dire che accetta Gesù come suo Signore e Salvatore, si battezza e da quel momento inizia la sua salvezza che dura per tutto il tempo che persiste in questo cammino di fede. Coloro che diventano cristiani ottengono una nuova mente. La vecchia mente o natura peccaminosa, volta a servire sé stessi e i propri desideri, viene soppiantata dalla nuova mente. Questa trasformazione avviene per opera dello Spirito Santo, la persona ha piacere di servire e collaborare con Dio. Questo è dove inizia la loro salvezza. Come dice Paolo in Efesini 4:22-24: «avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità». Il vecchio uomo è la vecchia mente e il nuovo uomo è la nuova mente. Salvezza vuol dire che non riceviamo soltanto perdono dei nostri peccati mediante la morte di Gesù sulla croce, ma il nostro vecchio uomo è stato anche crocifisso con Lui, ora viviamo come Lui e per Lui solamente. Colossesi 2:6-7 «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento».

L’assicurazione della salvezza dal momento in cui si crede in Gesù Cristo è un’illusione che conduce coloro che vi aderiscono a trascurare insegnamenti importanti di Gesù: ci sono atti, comportamenti concreti che fanno perdere la salvezza. Questo è ricordato più volte: «Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Galati 5:19-21). «Fuori i cani, i maghi, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!» (Apocalisse 22:15).

2 - LA SALVEZZA SI PUÒ PERDERE?

 

Ci sono molti passaggi biblici che attestano il fatto che le persone possono perdere la salvezza. Inoltre, è bene ricordare che i Padri della chiesa non credevano al principio “Una volta salvato, sempre salvato”. Vediamo alcune citazioni…

  1. Clemente Romano: Pratichiamo allora la giustizia affinché possiamo essere salvati fino alla fine.

  2. Clemente Alessandrino: Anche nel caso di qualcuno che ha compiuto le più grandi buone azioni nella sua vita, ma alla fine si è precipitato nel male, tutti i suoi dolori precedenti gli sono inutili. Perché ha rinunciato alla sua parte.

  3. Tertulliano: Alcuni pensano che Dio sia nella necessità di concedere anche agli indegni ciò che ha promesso [di dare]. Quindi trasformano la Sua liberalità nella Sua schiavitù. . . Perché non sono molti a cadere dopo la grazia? Questo dono non è stato tolto a molti?

  4. Ireneo: Coloro che non gli obbediscono, essendo da lui diseredati, hanno cessato di essere suoi figli.

Purtroppo, esiste una falsa teologia che dice che se accetti Gesù come tuo Signore e Salvatore, sei salvato per sempre, anche se continui a peccare e vivere in modo dissoluto! Gesù ci salva dai peccati e non nei peccati! Ed è Gesù stesso che dice che non basta dire: Gesù mi salva per essere sempre salvato!

Matteo 7:21-23 «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore!” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” ».

La condizione per essere salvati è compiere la volontà del Padre Suo, ossia mettere in pratica i Suoi comandamenti, altrimenti siamo dei perfetti sconosciuti per Gesù! Il termine malfattori in greco è ἀνομίαν (anomian), che vuol dire: persone senza legge, ossia trasgressori! 2Tessalonicesi 2:3 Nessuno v’inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e prima che sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione. L’uomo del peccato è letteralmente un uomo che trasgredisce la legge (anomias). Coloro che accettano Gesù come loro Signore e Salvatore, per sola fede, dopo che sono state salvate da Gesù gratuitamente, devono lasciarsi trasformare dallo Spirito Santo per abbandonare la vecchia natura peccaminosa per una spirituale, altrimenti non c’è nessuna salvezza! Da notare che in Matteo 7, Gesù sta parlando di persone che lo hanno accettato come Signore e Salvatore, hanno anche fatto opere nel Suo nome, ma di fatto sono per Gesù degli sconosciuti, ossia non vivevano come Dio comanda nella Sua santa legge, che sono i 10 comandamenti. Il decalogo è il carattere di Dio e questo carattere deve vedersi riflesso nei figli di Dio! Altrimenti vuol dire non essere salvati! Perché fede ed opere camminano di pari passo nella Bibbia!

Giovanni 3: 5 «Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”».  Il nostro compito è vivere come Gesù ha vissuto compiendo le opere che Gesù compiva, dobbiamo tornare ad essere a Sua immagine e somiglianza! Come ben dice Paolo in Efesini 2: 8-10 «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio.  Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo». La salvezza si basa sulla perseveranza, ha a che fare con il modo in cui il cristiano cammina nella salvezza e conclude la vita, non si tratta di una preghiera fatta una sola volta o di aver accettato Gesù per comodo.

Matteo 24:13 «Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato».

La Bibbia testimonia chiaramente che le persone possono perdere la propria salvezza! Teniamo presente che i sostenitori del “salvati, sempre salvati” dicono anche che ci sono persone che sembrano aver perso la salvezza ma in realtà non l’hanno mai avuta. Questa affermazione, può sembrare coerente con la Scrittura, però ci sono chiari esempi di persone salvate che possono perdere la salvezza. Ricordiamo che la salvezza non è solo accettare Gesù come Signore e Salvatore, ma è soprattutto vivere come Dio comanda, è camminare in essa per tutta la vita!

2Timoteo 2:11-13 «Certa è quest’affermazione: se siamo morti con lui, con lui anche vivremo; se abbiamo costanza, con lui anche regneremo; se lo rinnegheremo anch’egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso».

Questo messaggio è degno di nota: se moriamo con lui, con lui vivremo. Ma solo se perseveriamo nel compiere il suo volere ed essere come Lui è, allora regneremo anche con il Signore. Ma se lo rinneghiamo, anche lui ci rinnegherà, e questo è perdere la salvezza. Le persone che credono nella frase “salvati, sempre salvati” non amano citare l’ultima parte del versetto 12: “Se lo rinneghiamo, anche Lui ci rinnegherà”. Credono che non ci sia nulla che un cristiano possa fare una volta salvato che possa causare una rottura con Dio, cioè la loro relazione con Lui. Ma non è questo ciò che insegna questo passaggio. Questo passaggio insegna che se una persona rifiuta Dio o lo rinnega dopo averlo conosciuto è perduto per sempre! Due cose importanti da notare a riguardo: come potrebbe una persona rinnegata essere comunque salvata? Questo passaggio cesserebbe di avere il suo significato. Se una persona è stata rinnegata da Dio, significa che non fa più parte della Sua famiglia e smette di essere figlio di Dio. Coloro che smettono di essere figli, non potranno godere dei benefici che vengono concessi solo ai figli di Dio, compreso il beneficio della vita eterna.

3 - LA SALVEZZA SI PUÒ PERDERE? (parte seconda)

 

La Bibbia dice chiaramente sì! Andiamo a vedere i testi che lo dicono in modo inoppugnabile!

Ebrei 6:4-6 «Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste, e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo, e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento, perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia».

Questo passaggio è, senza dubbio rivolto ai credenti. Ci parla di persone che sono state “illuminate”, hanno “gustato il dono celeste”(la salvezza), hanno “condiviso lo Spirito Santo” e “hanno sperimentato la Parola di Dio”. Quindi, dopo esser state convinte dallo Spirito ad accettare Gesù, a vivere secondo la Parola e poi lo rinnegano, è impossibile riportarle alla riconversione! Inoltre, i passaggi che seguono ci dicono che se una persona che ha accettato Gesù ed è stata battezzata, non produce i frutti di ravvedimento, ma solo “spine e rovi”, non può entrare nel regno di Dio e la sua fine è essere “bruciata”; questo perché salvezza ed opere camminano in parallelo. Quindi, se non ci sono i frutti o la santificazione, la persona è perduta. Il risultato finale di questa caduta o rinnegamento della fede è scritto chiaramente nel versetto 8, che allude al giudizio finale che è la morte seconda.

Ebrei 6:7-8 «Quando una terra, imbevuta della pioggia che vi cade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio; ma se produce spine e rovi, è riprovata e prossima a essere maledetta, e la sua fine sarà di essere bruciata».

 

Altro versetto interessante lo troviamo in…

Ebrei 10:19 «Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù…»

Ebrei 10:26-31 «Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli.  Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni.  Di quanto maggior castigo allora pensate che sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza dal quale è stato un giorno santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo.  È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!».

Vediamo ora cosa dice la Bibbia di coloro che accettano Gesù come Salvatore e rifiutano la santificazione. Il testo ci parla di coloro che hanno “conoscenza della verità”, ma persistono nel violare i Suoi insegnamenti o comandamenti. Se dopo aver ricevuto la conoscenza della verità pecchiamo con ostinazione e perseveranza, non c’è più sacrificio per i peccati. Resta solo una terribile attesa del giudizio con il fuoco, che è la perdita della salvezza eterna. Nel V.T. è detto che: chiunque avesse rigettato la legge di Mosè, sarebbe stato irrevocabilmente messo a morte sulla testimonianza di due o tre testimoni. Quale maggior castigo meriti chi ha calpestato il Figlio di Dio, chi ha profanato il sangue dell’alleanza mediante il quale era stato santificato, e ha insultato lo Spirito della grazia? Resta solo un giudizio di condanna e nessuna possibilità di salvezza! Questo brano è chiaramente rivolto ai cristiani, come testimonia l’uso del termine “fratelli” all’inizio del versetto 19 e l’uso costante del pronome “noi” in tutto il brano. Il versetto 26 porta l’avvertimento: se un credente continua a peccare deliberatamente dopo essere stato salvato, i suoi peccati non saranno più coperti dal sangue di Gesù (“non c’è più sacrificio per i peccati”). In altre parole, perderanno la loro salvezza! Tali persone non possono sperare altro, gli rimane: «solo una terribile attesa del giudizio, il fuoco ardente che divorerà i nemici di Dio» (v. 27).

 

Altro versetto interessante lo troviamo in…

Ebrei 10:38-39 «Il mio giusto vivrà mediante la fede; ma se indietreggia, la mia anima non si compiace in lui. Noi però non siamo di quelli che indietreggiano a loro perdizione, bensì uomini di fede per la salvezza della nostra anima».

Il giusto vivrà per fede. Ma chi può definirsi “giusto”? Le Scritture dicono chiaramente che nessun non credente può essere definito giusto, perché solo il sangue di Gesù può rendere una persona giusta. Solo Gesù è giusto, ma lo possono diventare anche coloro che accettano per fede la giustizia che Cristo offre loro! Romani 5:9 «Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira». La grazia di Cristo è quella che ci rende “giusti”, ma anche la legge o comandamenti hanno un ruolo importante. Romani 2:13 «perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che la osservano saranno giustificati». Se una persona rigetta o indietreggia su questi due aspetti, il Signore non lo gradisce. Ma noi non siamo quelli che tornano indietro e si perdono, ma piuttosto noi siamo quelli che hanno fede e preservano nella propria vita, camminando come Dio vuole. Anche questo passaggio è rivolto a persone credenti, come evidenziato dal verso iniziale “il giusto vivrà per fede”. Coloro che “tornano indietro”, ossia che rinnegano o rifiutano, saranno alla fine perduti, in netto contrasto con coloro che non tornano indietro e vengono salvati. Una persona può essere salvata, ma poi se si allontana dalla fede e non vive come Dio vuole, è perduta o non salvata.

 

Altro versetto interessante lo troviamo in…

Giacomo 5:19-20 «Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati».

Fratelli miei, se qualcuno di voi si allontana dalla verità, e un altro lo riconduce ad essa, ossia riporta un peccatore sulla retta via, lo salverà dalla morte e coprirà molti peccati.  Il primo punto da notare qui è la frase “fratelli miei, se qualcuno di voi”. Qui l’apostolo non parla ai non credenti, ma ai suoi “fratelli” in Cristo: i credenti. Quindi, chiarisce che è possibile che i compagni di fede si allontanino dalla verità. Anche questa cosa del “deviare dalla verità” non è innocua. È un allontanarsi dalla salvezza stessa e dalla vita eterna, come evidenziato dal fatto che Giacomo prosegue dicendo che chiunque riporti in vita un tale peccatore ha effettivamente salvato l’anima di quella persona dalla morte. Quindi, se una persona si allontana da Gesù e non ritorna indietro è perduta per sempre! La salvezza è un dono di Dio tramite Gesù, ma tale dono non è qualcosa di magico che salva per sempre e comunque. Lo stesso Giacomo dice in 2:18 Anzi, uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». In questo capitolo Giacomo spiega che la fede da sola non basta: occorrono le opere. Se un credente ripone fede nella salvezza donata da Dio e poi smette di avere una fede operante, la sua fede diventa morta. Giacomo 2:26 «Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta». Se, peggio ancora, inizia a compiere opere peccaminose, “non rimane più alcun sacrificio per i peccati; ma una terribile attesa del giudizio” (Eb 10:26,27). La salvezza si può quindi perdere.

 

Altro versetto interessante lo troviamo in…

2Pietro 2:20-21 «Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lasciano di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima.  Perché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltare le spalle al santo comandamento che era stato dato loro».

Coloro che accettano Gesù come loro Salvatore, sono persone che dicono di no al mondo e alle sue concupiscenze e voluttà. Però, se il mondo li riconquista e vi rimangono invischiati di nuovo, la loro condizione è peggiore di prima. Sarebbe stato meglio per loro non conoscere la via della giustizia piuttosto che abbandonarla dopo aver conosciuto il santo comandamento che era stato loro dato. Ancora una volta, questo passaggio è scritto per le persone che sono salvate, come evidenziato nella prima riga dall’affermazione “essendo fuggiti dalla corruzione del mondo avendo conosciuto il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”. Pietro prosegue dicendo che se quelle persone (i credenti) rimangono invischiate di nuovo nel mondo, ossia tornano a vivere la loro vecchia vita, “alla fine si troveranno peggio di prima”. Se una persona non può perdere la salvezza, come potrebbe la sua fine essere peggiore dell’inizio? Alcuni pensano che questo passaggio stia semplicemente avvertendo i credenti che se rimangono intrappolati nel mondo potrebbero perdere la ricompensa di Gesù, ma saranno comunque nel regno di Dio. Questo non ha alcun senso. Come farà una persona a entrare nel Regno se perde la ricompensa (vita eterna)? In questo passaggio, però, Pietro dice che se un credente è nuovamente invischiato nel mondo, sarebbe stato meglio per lui “non aver mai conosciuto la via della giustizia” – in altre parole, sarebbe stato meglio se non fosse mai diventato cristiano. L’unico modo possibile per interpretare questa affermazione è che se la persona che una volta era credente, ma lungo il cammino della vita ha perso la salvezza, sarà diretta nel lago di fuoco, alla fine del giudizio di Dio. Come possono continuare a dire che: “una volta salvato, sempre salvato!”

 

Altro versetto interessante lo troviamo in…

Romani 11:17-23 «Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non insuperbirti contro i rami; ma se ti insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso. Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza di innestarli di nuovo». 

I rami naturali sono stati troncati per la loro mancanza di fede, e tu sei stato innestato al loro posto, rimani saldo nella fede, altrimenti potrebbe capitarti la stessa cosa. Se Dio non ha avuto riguardo per i rami originali, non avrà riguardo neanche per te. Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso chi è caduto e benevolenza verso di te che metti in pratica il Suo volere. Ma se non perseveri nel cammino di fede, anche tu sarai troncato. Questo passaggio basta di per sé a confutare l’idea che una volta salvato, sempre salvato. In esso Paolo scrive ai credenti romani spiegando come alcuni ebrei persero la salvezza sotto l’Antica Alleanza, furono infedeli a Dio; quindi, Egli li “recise” dal Suo popolo di salvati. Paolo prosegue rivolgendosi ai credenti gentili un avvertimento molto serio: il fatto di essere stati innestati nell’albero non dovrebbe diventare una scusa per un’eccessiva fiducia o compiacenza perché la loro posizione in Dio; che non è più sicura sotto il Nuovo Patto di quanto non lo sia stata per gli ebrei sotto l’Antico Patto. Il versetto 21 dice: ‘Se Dio non ha risparmiato i rami naturali (gli ebrei), non risparmierà nemmeno loro (i cristiani- gentili). Paolo sottolinea questo punto, secondo cui i credenti gentili possono perdere la loro salvezza, come lo è stata per alcuni ebrei, dicendo che la salvezza di un credente gentile è una continuazione della bontà di Dio, “se no, sarai reciso anche tu” (v. 22).

 

Altro versetto interessante lo troviamo in…

Apocalisse 3:5 «Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli».

In questo brano della lettera alla Chiesa di Sardi, il Signore Gesù Cristo promette che chiunque vincerà non sarà cancellato dal libro della vita. Questa è una promessa meravigliosa, ma l’implicazione è: coloro che non vincono potrebbero essere cancellati dal libro della vita. È importante notare ancora una volta che questo passaggio è scritto per i credenti, non per i non credenti. I non credenti non hanno mai avuto i loro nomi scritti nel libro della vita; quindi, i loro nomi non potranno mai essere cancellati. Inoltre, i non credenti non sono chiamati a “vincere”, solo i credenti lo sono. Ciò che questo passaggio chiarisce (e anche molti altri, vedi anche Apocalisse 2:7, 2:11, 2:17, 2:26, ​​3:5, 3:12, 3:21) è che non vi è alcuna garanzia che ogni credente finirà automaticamente per diventare un vincitore. Infatti, in tutte le lettere alle sette chiese (Apocalisse 2 – 3), si presume che alcuni credenti vinceranno e altri no.

Questo è un punto importante, perché Gesù promette la salvezza solo ai credenti che vincono, ossia che perseverano fino alla fine della vita: «Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Matteo 24:13).

4 - LA BIBBIA LO AVEVA PERFINO PROFETIZZATO!

 

La Scrittura non solo insegna che le persone possono perdere la salvezza, ma in realtà profetizza che molti credenti la perderanno. Ciò accadrà con crescente frequenza durante il periodo che precede la fine dei Tempi, ed è chiamato tempo di grande tribolazione, dove molti abbandoneranno la fede. Qui di seguito sono riportati alcuni passaggi, sia di Paolo che di Gesù, che profetizzano questo futuro nel quale molti cristiani cadranno dalla loro posizione di fede.

Matteo 24:9-13 «Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda.  Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato».

In quel tempo molti si allontaneranno dalla fede; si tradiranno e si odieranno; e sorgeranno un gran numero di falsi profeti e inganneranno molti. La vera persecuzione per i cristiani arriverà dai credenti e non da quelli del mondo. Ci sarà tanto male che l’amore di molti si raffredderà, ma chi resisterà fino alla fine sarà salvato.

1Timoteo 4:1-3 «Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza.  Essi vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da cibi che Dio ha creati perché quelli che credono e hanno ben conosciuto la verità ne usino con rendimento di grazie».

Lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede. La fede di cui Paolo parla in questi brani non è una fede immaginaria: è la vera fede in Gesù Cristo. Quindi, per Paolo dire che si allontanano dalla fede, significa che per un dato momento hanno camminato nella fede, ossia credevano in Gesù e osservavano le Sue Parole.

Matteo 18:23-35 «Perciò il regno dei cieli può essere paragonato a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!” Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò”. Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu avere pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?”  E il suo signore, adirato, lo diede in mano agli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».

In questa parabola, il Signore stesso confuta l’intera idea di “Una volta salvato, sempre salvato”. Nella parabola, un servo che ha un debito di denaro incredibilmente elevato si reca dal re e chiede più tempo per saldare il suo debito (v. 26). Il re risponde con compassione per il povero servo e, in un gesto di generosità, va ben oltre la richiesta, condonando addirittura l’intero debito (v. 27); non è più necessario pagare. Questa, ovviamente, è una bella immagine di ciò che Dio fa per ogni credente nel primo momento della salvezza: Egli ci perdona il debito schiacciante dei nostri peccati (che sarebbe impossibile per chiunque “pagare”) ponendoli sotto il pagamento del sangue di Gesù. Poi la parabola fa una svolta. A partire dal versetto 28, il servo perdonato (il servo “salvato”), alla presenza del padrone, va a cercare un altro servo che gli deve una piccola somma di denaro. Questo servo si umilia e supplica il servo perdonato di dargli più tempo per pagare il piccolo debito che ha (v.29). Ma, in una sorprendente dimostrazione di ingratitudine, il servo perdonato rifiuta di perdonare qualcuno che gli deve poco e getta il debitore in prigione (v. 30). La notizia di questo atto ignobile giunge presto al re (v. 31) ed egli, furioso, si ricorda del servo che aveva da poco perdonato (v. 32).

È in questo momento critico che molti cristiani desiderano ignorare o negare: l’ovvio intento della parabola. Le persone che credono nella frase “Una volta salvato, salvato per sempre” credono che una volta che Dio ha perdonato una persona, non smetterà mai di perdonarla, qualunque cosa faccia. Ma non è questo che insegna questa parabola. Nella parabola, il re infuriato si ricorda del servo perdonato e modifica esplicitamente il suo perdono precedente, gettandolo in prigione finché non potrà pagare tutti i suoi debiti precedenti (v.34) che, ricordiamolo, sono troppo grandi per essere ripagati. In altre parole, Gesù sta dicendo: “Il perdono può essere perso!” Una persona può ricevere il perdono completo da Dio (essere salvata), ma poi perdere quel perdono quando rifiuta di perdonare gli altri. Gesù continua ad aggiungere enfasi esclamativa alla fine della parabola, terminando con questa frase: «Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello» (v.35). Marco 11:26 «Ma se voi non perdonate, neanche il Padre vostro, che è nei cieli, perdonerà i vostri peccati». La presente sezione di questo articolo contiene solo un esempio di passaggi della Scrittura che insegnano chiaramente che una persona può perdere la propria salvezza; Ce ne sono molti altri che avrebbero potuto essere utilizzati. Tuttavia, se la schiacciante testimonianza dell’ampio corpus di passaggi appena elencati non è sufficiente a convincere una persona che “Una volta salvati, sempre salvati” non è biblico, allora nessuna quantità di Scrittura sarà sufficiente.

In definitiva, tiriamo le somme e concludiamo dicendo che nulla è garantito in anticipo o al momento del battesimo, se trascuriamo di osservare i comandamenti e di compiere le opere secondo il Suo volere, possiamo perdere la salvezza eterna. Dobbiamo vivere come Lui ha vissuto sulla terra. Infatti, colui che ha detto: «Dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore» (Filippesi 2:12), parla del proprio stato d’animo: «Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù… Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo. Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra» (Filippesi 3:12-19). In breve, «quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere» (1 Corinzi 10:12). Che tradotto vuol dire: chi è salvato, guardi di non perdere la salvezza!

 

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