1- INTRODUZIONE
Esodo 20:7 «Non userai il nome dell’Eterno, il tuo DIO, invano, perché l’Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano».
Il terzo comandamento sottolinea l’importanza di mantenere il dovuto rispetto per Dio; poiché ha a che fare con il modo in cui comunichiamo agli altri ciò che pensiamo e comprendiamo di Dio, ma non solo agli altri, ma anche verso di Lui: come ci rivolgiamo al Signore? Dobbiamo sempre chiederci se il nostro parlare e agire gli danno gloria.
1Corinzi 10:31 «Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio».
Alla base di ogni relazione veramente positiva c’è sempre la stima e il rispetto reciproco. La qualità della nostra relazione con Dio dipende dal grado di amore e rispetto che abbiamo per Lui, e anche dal modo in cui Gli esprimiamo rispetto davanti agli altri. Il Signore si aspetta che lo onoriamo sempre per chi e cosa è. Pertanto, usare il nome di Dio in modo frivolo, denigratorio o comunque irrispettoso dimostra un atteggiamento di disprezzo nel rapporto che dovremmo avere con Lui. Il comandamento ci ricorda che Dio è Santo e perfetto; quindi, non dobbiamo fare un uso inappropriato del Suo nome e della Sua persona, nè della relazione che abbiamo con Lui, perchè il terzo comandamento concerne anche quello, come vedremo più avanti.
Dio è alto e al di sopra di ogni altra cosa. Gli esseri umani, al contrario, sono imperfetti, peccatori e semplici creature. Dio merita riverenza e rispetto. Il Salmista dice «La mia bocca proclamerà la lode del SIGNORE e ogni carne benedirà il suo nome santo per sempre» (Salmi 145:21). Il terzo dei dieci comandamenti dice: «Non pronunciare il nome del Signore tuo Dio invano, perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano» (Esodo 20:7). Dobbiamo riverire il nome di Dio e non usarlo mai nel modo sbagliato. Tuttavia, nel terzo comandamento c’è molto di più del linguaggio volgare o del dire delle parolacce. Dio ha scelto di farsi conoscere dall’uomo attraverso l’uso di una serie di nomi. Nelle lingue originali delle Scritture compaiono più di 300 nomi di Dio. Tutto ciò che Dio è e tutto ciò che Dio fa può essere compreso nei Suoi numerosi nomi. Egli è “Il Dio Onnipotente”> El Shaddai; il “Dio eterno”> El Olam; il “Signore YHWH”; il “Dio Altissimo”> El Elyon; il Signore è la mia bandiera> “Yahweh-nissi”; “il Dio della pace”>Yahweh -shalom”; il Signore provvederà> “Yahweh – jireh”, il “Signore Dio degli eserciti”> Sabaoth—-e molti altri nomi. Ciascuno dei nomi di Dio usati nella Bibbia descrive qualche attributo del Suo essere e richiede la nostra riverenza nei Suoi confronti.
Il nome di Dio è menzionato spesso nelle Scritture: in Malachia 3:16, la Bibbia dice: “Fu scritto un libro di memorie… per conservare il ricordo di quelli che temono il SIGNORE e rispettano il suo nome”. Nella Preghiera del Signore, preghiamo: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome” (Matteo 6:9). In Matteo 18:20 ci viene detto: “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. In Matteo 28:19 ci viene detto: “Battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Le Scritture non parlano con leggerezza del nome di Dio. Il suo nome è santo e il terzo comandamento custodisce l’onore di quel Nome che comprende il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ossia Dio nella Sua totalità. Consideriamo anche che il “nome” nella cultura ebraica è il carattere stesso della persona, ossia come egli è. E questo va al di là del nome proprio di persona. Quando la Bibbia parla del nome di Dio non si riferisce espressamente o solamente a Yhwh o Yahweh o altro nome, ma al carattere di Dio: poiché vuole che comprendiamo come Egli è, ed è per questa ragione e non solo, ha mandato suo Figlio Gesù Cristo come esempio perfetto di come Egli è. Chi vedeva e udiva Gesù, stava vedendo e udendo Dio stesso. Gesù disse: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Giovanni 14:9). In Ebrei 1:3 ci viene detto che, rispetto al Padre, Gesù Cristo è “Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza ….”. Il nome Gesù significa “Dio-Salva”. Cristo significa “unto”, lo stesso della parola ebraica mashiach (“Messia”). In quanto Figlio di Dio, Gesù Cristo è il nostro Re e il nostro unico Salvatore: “In nessun altro c’è salvezza, poiché non c’è nessun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, nel quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).
Filippesi 2:10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.
Il nome di Gesù Cristo è molto importante per la nostra salvezza, ma è inutile se ci limitiamo a ripeterlo costantemente senza capirne il significato e senza lasciare che influenzi il nostro modo di vivere. L’apostolo Paolo lo spiega in questo modo: «Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: “Il Signore conosce quelli che sono suoi”, e: “Si ritragga dall’iniquità chiunque pronuncia il nome del Signore”» (2 Timoteo 2:19). Coloro che si pentono dei loro peccati e vengono battezzati nel nome di Cristo ricevono lo Spirito Santo affinché possano essere Suoi imitatori (Atti 2:38). L’apostolo Paolo dice a queste persone: «Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di lui» (Colossesi 3:17). In altre parole, qualunque cosa facciamo, dobbiamo farlo secondo l’approvazione o l’autorità di Gesù Cristo; cioè nel Suo nome. Ma usare il Suo nome in qualsiasi modo che possa procurargli disonore o vergogna è un peccato che infrange il terzo comandamento.
2 - IL TERZO COMANDAMENTO CONDANNA LA VOLGARITÀ
È possibile abusare del nome di Dio in diversi modi e in molte maniere. Vogliamo sottolineare in questo messaggio che il terzo comandamento vieta la volgarità, l’irriverenza e il linguaggio scurrile. Forse il modo più comune in cui viene violato il terzo comandamento è attraverso l’uso di un linguaggio volgare: usare il nome di Dio in modo offensivo, volgare o irriverente. La blasfemia non è l’unico modo in cui possiamo nominare il nome di Dio invano. Chiunque usi con leggerezza il nome di Dio, o quello di Gesù Cristo, nel suo discorso quotidiano, non conosce Dio come dovrebbe. Tuttavia, e anche se può sembrare strano, in molti casi queste persone sono consapevoli dell’errore, ma continuano imperterrite a bestemmiare o ad usare il nome di Dio indegnamente. Queste persone sono come Giobbe, prima che Dio gli mostrasse come l’orgoglio influenzasse il suo modo di pensare. Quando Giobbe conobbe e vide il Signore personalmente, riconobbe il suo errore, e disse a Dio: «Ti avevo udito per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono» (Giobbe 42:5). Alla fine, Giobbe si rese conto che non conosceva Dio così bene per come pensava. Il vero problema non sono gli atei che usano impropriamente il nome di Dio, ma coloro dicono che di conoscerlo, e forse hanno anche un rapporto con il Signore; tuttavia, non hanno mai imparato a rispettarlo o onorarlo veramente. Sono quelli che, come le cose, non gli girano nel verso giusto, ho hanno un problema o un danno, sono i primi che imprecano e bestemmiano Dio o dicono: ma Dio dov’ è? Perché non interviene? Questo è usare indegnamente il nome di Dio.
Poi vi sono coloro che usano il nome di Dio o la Sua persona nelle barzellette, anche questo è sminuire e ridicolizzare il Suo nome in modo irrispettoso nelle loro conversazioni quotidiane. Senza rendersene conto, fanno sapere ai loro ascoltatori che il rispetto per Dio non è importante per loro, anche se pensano che lo sia. Il terzo comandamento chiarisce che non dobbiamo prendere la cosa alla leggera, «perché l’Eterno non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano» (Esodo 20:7). Qualsiasi uso improprio che facciamo del nome del nostro Creatore ci macchia spiritualmente ai Suoi occhi. Sicuramente ognuno di noi ha mancato di rispetto a Dio più di una volta. Allo stesso modo di Giobbe, dobbiamo pentirci di qualsiasi atteggiamento che possa portarci all’irriverenza. Dobbiamo stare attenti nel nostro modo di parlare e usare il nome di Dio con grande rispetto. Chi pronuncia il nome del Signore invano per avere un plauso dal mondo, o per accattivarsi le simpatie di quelli del mondo, sappia che diventa un nemico di Dio stesso. Giacomo 4:4 «O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio». Ricorda che quando parliamo, la scelta delle parole non è una cosa da poco. Gesù disse: «Poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato» (Matteo 12:37). Se di tanto in tanto hai l’abitudine di imprecare, o se usi sostituti di termini biblici in modo leggero – perché pensi che queste cose aggiungano brillantezza alla tua conversazione, o perché sei incline alla rabbia e al temperamento irascibile – faresti meglio a rivedere questo tuo comportamento. Nell’Antico Testamento la bestemmia veniva punita con la morte dell’individuo. Levitico 24:11 «Il figlio della israelita bestemmiò il nome del SIGNORE e lo maledisse; perciò fu condotto da Mosè…». Secondo la legge mosaica doveva essere lapidato e la Scrittura conclude il racconto dicendo: «Chi bestemmia il nome del SIGNORE dovrà essere messo a morte; tutta la comunità lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, se bestemmia il nome del SIGNORE, sarà messo a morte» (Levitico 24:16).
3 - IL TERZO COMANDAMENTO VIETA DI GIURARE NEL NOME DI DIO
Usare il nome di Dio per giurare è irriverente ed è una violazione del terzo comandamento. È irriverente presentarsi davanti a una corte di giustizia e dire: “Giuro solennemente di dire la verità e nient’altro che la verità, nel nome di Dio, tenendo una mano sulla Bibbia! Un vero cristiano non ha bisogno di giurare su Dio per dire la verità, la dice e basta. Del resto, è scritto: «Ma il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”; poiché il di più viene dal maligno» (Matteo 5:37). Quando si è chiamati a testimoniare davanti a un tribunale, è giusto affermare o proferire cose che siano assolutamente vere, anziché giurare appellandosi a Dio. Certo è che quello che credi sia giusto o vero secondo il tuo intendimento, non è detto che sia la verità assoluta, ma essere sinceri per come abbiamo capito è comunque giusto davanti a Dio. Anche nelle conversazione ordinarie, non è necessario verificare ciò che diciamo usando parole come: “Lo giuro” o “ti giuro che è così”! È irriverente anche fare promesse vuote. Pensa ai voti matrimoniali (presi alla presenza di Dio e davanti a testimoni umani), per poi venire meno. Pensa a coloro che hanno assunto una carica pubblica (hanno prestato giuramento sotto il nome di Dio) e poi hanno violato quella fiducia. Anche questi comportamenti sono la trasgressione del terzo comandamento!
Pensa anche agli impegni presi come membro di chiesa, ad essere fedeli e sottomesso alle sue dottrine e ai servizi da svolgere per la chiesa, per poi ignorare quei voti. Il Signore non riterrà innocente chi fa voti e promesse e poi non le mantiene. Non dobbiamo mai impegnarci a intraprendere una certa condotta, per poi non ottemperare all’impegno; ovviamente sono considerati non colpevoli, coloro che hanno serie motivazioni per cui dover desistere dall’impegno preso. È irriverente anche pregare il nome di Dio, se usato in vane ripetizioni inutili. I farisei pregavano in mezzo al pubblico davanti agli occhi di tutti, e le persone potevano sentire ogni parola pronunciata in preghiera. Il devoto ebreo aveva degli orari fissati per la preghiera. Pregava in piedi, con le mani tese e la testa chinata (alle nove del mattino, a mezzogiorno e alle tre del pomeriggio), di solito all’angolo di una strada trafficata dove tutti potevano vederlo. La colpa era che pregava gli uomini e non Dio. E spesso usava delle vane ripetizioni nella preghiera. Tali frasi, usate ripetutamente, possono diventare un uso irriverente del nome di Dio e quindi violare il terzo comandamento. Così, quando ci viene ordinato di non nominare il nome di Dio invano – l’istruzione comprende tutta l’area dell’irriverenza – l’uso del giuramento civile, il fare promesse vuote e la pratica della preghiera che ripete con noncuranza i nomi di Dio. Anche le esclamazioni: “per Dio” o “Cristo!”, dette fuori luogo e contesto o in momenti di rabbia, sono anch’esse la violazione del comandamento!
4 - IL TERZO COMANDAMENTO CONDANNA L'IPOCRISIA
Nell’antica Grecia per indicare gli attori che imitavano un altro personaggio, usavano il termine “ipocrita”. Ipocrisia deriva dal greco antico hypokrisía, termine che significava originariamente “rappresentazione, recitazione o simulazione”. Ai giorni nostri l’ipocrisia ha un’accezione negativa; oggi questo aggettivo si usa per le persone false, che portano una maschera, ossia vogliono apparire diverse da quello che sono realmente. L’ipocrisia c’è sempre stata, ma mai come nella nostra generazione in cui sembra di essere obbligati ad ostentare quello che non si è realmente. Nella Bibbia, Gesù dice di essere la via, la verità e la vita. Se è verità non può essere falsità, se è vita non può essere un’esperienza finta o religiosa, altrimenti e un’altra via e non è la Sua. Gesù condannava l’ipocrisia pubblicamente. Se leggi Matteo 23, leggerai di Gesù che si arrabbia e che inveisce contro i religiosi del Suo tempo. Egli sapeva che l’ipocrisia dei religiosi del suo tempo avrebbe rovinato il Suo messaggio, allontanando le persone da Lui. Gesù ama la verità e non sopporta l’ipocrisia.
Le persone religiose che parlano del Signore Gesù e citano la Bibbia, ma allo stesso tempo non obbediscono alla Sua parola, sono colpevoli di violare il terzo comandamento. L’ipocrisia della professione religiosa senza trasformazione interiore è in realtà una forma di nominare il nome di Dio invano. Gesù parlò in modo sprezzante di coloro che erano ipocriti e disse «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me» (Matteo 15:8). L’ipocrisia si riferisce all’atteggiamento di chi confessa con le labbra di credere in Cristo, ma lo rinnega con il suo stile di vita. Questo tipo di blasfemia è peggiore delle parolacce o delle bestemmie. Chi onora Dio con le labbra e professa di essere un seguace di Gesù Cristo, e poi Lo rinnega nella vita quotidiana, si rende più colpevole di coloro che non conoscono Dio.
Purtroppo, alcuni che si definiscono cristiani sono ipocriti! Gesù aveva previsto anche questo in Matteo 13:24-30: la zizzania crescerà insieme al grano buono, ma poi, alla mietitura, il grano cattivo viene separato da quello buono. Gesù vuole avere una relazione con te, ma una relazione sincera e senza maschere. È stanco quanto te dell’ipocrisia che vede in giro, ma non si stanca di cercarti e di volere una relazione vera, autentica, senza formalismi o rituali, o intermediari. Il Signore chiede a tutti la coerenza tra ciò che pronunciamo con la bocca e ciò che facciamo. Per concludere, dobbiamo santificare il nome di Dio nella nostra vita, evitando l’uso di parolacce; evitando di usare il nome di Dio in modo irriverente, sia nelle barzellette che nella preghiera; e servendo Dio sinceramente, nella mitezza e nel timore, cercando costantemente di vivere in obbedienza ai Suoi comandamenti. Queste cose avverranno se impariamo a coltivare il senso della presenza di Dio in noi e vicino a noi. Se ricordiamo che siamo sempre alla presenza di Dio, presteremo più attenzione all’usare il Suo nome.
CONTATTI
SCRIVICI UN’EMAIL, CHIAMACI O CONTATTACI TRAMITE IL FORM !
