Dopo aver analizzato il marchio della bestia al capitolo 13 e aver parlato del messaggio che la chiesa del rimanente deve dare negli ultimi tempi al capitolo 14, i capitoli 15 e 16 trattano delle ultime 7 piaghe, che culminano con il ritorno di Gesù. Nell’ Apocalisse il numero sette si sussegue molte volte ed è un numero che indica completezza o perfezione. Dopo che abbiamo visto le sette chiese o sette lettere, il libro con i sette sugelli, le sette trombe, ora ci apprestiamo a vedere le sette piaghe o flagelli finali e le sette coppe nel prossimo capitolo. Anche in questo caso, come per le altre serie di 7, abbiamo una scena introduttiva, che prende tutto il capitolo 15. Come il capitolo 14 si apriva mostrando i 144.000 vittoriosi, così il capitolo 15 mostra ancora i 144.000 vittoriosi in cielo.

 

 

1 - APOCALISSE 15: 1

 

Apocalisse 15:1 «Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che recavano sette flagelli, gli ultimi, perché con essi si compie l’ira di Dio».

Le ultime 7 piaghe sono i giudizi finali di Dio sulla terra prima del ritorno di Gesù. Sono definite le ultime piaghe perché non sono le uniche piaghe della storia. Dio mandò le dieci piaghe in Egitto; queste sono 7 e questo numero come già detto indica completezza. Infatti, è scritto che “con esse si compie l’ira di Dio” (v. 1). Considerando i capitoli 15 e 16 si deduce che le ultime 7 piaghe cadranno dopo la chiusura del tempo di grazia. Sono le ultime sette piaghe anche per un’altra ragione. Delle 10 piaghe d’Egitto, le ultime 7 non caddero sui figli d’Israele che abitavano nella terra di Goscen (vedi Esodo 8:21-23). Le ultime 7 piaghe della storia umana avranno le stesse caratteristiche: non cadranno sul popolo di Dio, che in quel momento della storia coinciderà con i 144.000. Le ultime 7 piaghe sono definite le piaghe di Babilonia perché cadranno solo su chi farà ancora parte di Babilonia spirituale (vedi Apocalisse 18:4-5), che dopo il tempo di grazia, comprenderà tutto il mondo tranne i 144.000.

2 - APOCALISSE 15: 2-4

 

Apocalisse 15: 2-4 «E vidi come un mare di vetro, misto a fuoco e, in piedi sul mare di vetro, quelli che avevano ottenuto vittoria sulla bestia, sulla sua immagine, sul suo marchio e sul numero del suo nome. Essi avevano le cetre di Dio, e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: «Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni.  Chi non ti temerà, o Signore e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei Santo; certo tutte le nazioni verranno e adoreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi sono stati manifestati».

Questo è un interludio e, proprio come i primi versetti del capitolo 14, mostra i 144.000 al sicuro in cielo, avendo ottenuto la vittoria sulla bestia, sulla sua immagine e sul marchio della bestia. Giovanni vide i 144.000 sul mare di vetro misto a fuoco, che è davanti al trono di Dio (vedi Apocalisse 4:6). Avevano delle cetre e cantavano proprio come erano stati descritti al capitolo 14 (vedi Apocalisse 14:2-3). Al capitolo 14, i 144.000 cantavano un cantico nuovo che nessun altro poteva cantare e al capitolo 15 questo cantico è chiamato il cantico di Mosè e il cantico dell’Agnello. L’esperienza dei 144.000 ha molti paralleli con la liberazione di Israele dall’Egitto. Questo cantico viene cantato da Mosè dopo aver passato il Mar Rosso (vedi Esodo 15:1-18) ed è un canto di vittoria e liberazione, di salvezza ottenuta. L’Egitto subì i giudizi di Dio con le dieci piaghe; Israele fu protetto durante le piaghe; gli israeliti furono inseguiti dagli egiziani e gridarono a Dio per essere liberati; Dio li liberò in modo miracoloso aprendo il Mar Rosso davanti a loro e uccise gli egiziani richiudendo il mare; gli israeliti si ritrovarono per sempre al sicuro dall’altra sponda del mare e lodarono Dio. Allo stesso modo, il mondo avrà subito i giudizi di Dio nelle ultime sette piaghe; i 144.000 saranno stati protetti durante le piaghe; saranno stati inseguiti dai loro nemici che avevano cercato di ucciderli; avranno gridato a Dio e saranno stati liberati miracolosamente perché il ritorno di Gesù li avrà liberati per sempre dai loro nemici; sul mare di vetro, ormai eternamente al sicuro, i 144.000 loderanno Dio. Il cantico contiene tutte le parole chiave del messaggio del primo angelo. La domanda che viene posta è: “Chi non ti temerà, o Signore e non glorificherà il Tuo nome?” (v. 4). Poi aggiunge che tutte le nazioni avrebbero adorato Dio perché i Suoi giudizi erano stati manifestati. I canti sono simbolo di un’esperienza: questo cantico ci fa intuire che i 144.000 hanno sperimentato il potere dell’evangelo eterno. I 144.000 riconosceranno la giustizia di Dio in tutte le Sue vie, nel modo in cui ha gestito il problema del male.

3 - APOCALISSE 15: 5- 8

 

Apocalisse 15:5-8 «Dopo queste cose vidi aprirsi in cielo il tempio del tabernacolo della testimonianza; e i sette angeli che recavano i sette flagelli uscirono dal tempio. Erano vestiti di lino puro e splendente e avevano cinture d’oro intorno al petto. Una delle quattro creature viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, il quale vive nei secoli dei secoli. E il tempio si riempì di fumo a causa della gloria di Dio e della sua potenza, e nessuno poteva entrare nel tempio finché non fossero finiti i sette flagelli dei sette angeli».

Il resto del capitolo descrive la chiusura del tempo di grazia, quando gli angeli usciranno con le sette coppe per colpire la terra. Queste sette coppe sono le ultime sette piaghe e sono inflitte ai perduti, ossia a tutti coloro che avranno rifiutato la salvezza mentre erano in vita. Giovanni vide il santuario celeste aperto ancora una volta; questa scena avviene alla chiusura del tempo di grazia. Infatti, nel giorno dell’espiazione, il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo del santuario terreno per compiere un’opera di purificazione. Quando concludeva la sua opera di mediazione, usciva dal santuario e metteva le sue mani su Azazel, il capro che era stato scelto a sorte per morire nel deserto (vedi Levitico 16:11-21). Quando quest’opera di giudizio sarà conclusa, il tempo di grazia si chiuderà. “E il tempio fu ripieno di fumo, procedente dalla gloria di Dio e dalla Sua potenza; e nessuno poteva entrare nel tempio” (v. 8): la gloria di Dio riempirà il santuario celeste di fumo. Isaia vide la stessa scena: vide Dio seduto sul trono, sentì gli angeli cantare che la terra era piena della gloria di Dio (vedi Isaia 6:1-4). La terra sarà illuminata dalla gloria di Dio, cioè dal Suo carattere, tramite la predicazione del messaggio dei tre angeli e la vita del popolo di Dio (vedi Apocalisse 18:1). Poi Isaia, come Giovanni, vide il tempio pieno di fumo. Nell’Antico Testamento troviamo altre occasioni in cui il santuario fu ripieno di fumo e della gloria di Dio; accadde all’inaugurazione del santuario nel deserto (vedi Esodo 40:34-35) e anche all’inaugurazione del tempio di Salomone (vedi 1Re 8:10-11; 2Cronache 5:13-14). Nel primo episodio, Mosè non fu in grado di entrare nel santuario fino a che c’era il fumo e, nel secondo episodio, la stessa cosa accadde ai sacerdoti. Oggi i credenti, tramite il ministero sacerdotale di Gesù, possono entrare per fede nel santuario celeste alla presenza di Dio (vedi Ebrei 4:14-16; 6:19-20; 10:19-22). Alla chiusura del tempo di grazia, quando l’intercessione di Gesù nel santuario celeste si concluderà, nessuno potrà presentarsi davanti a Dio per avere i suoi peccati perdonati, anche perché i destini di ogni essere vivente sono già decisi e non c’è più bisogno di un mediatore o intercessore.

C’è un altro passaggio nell’Apocalisse che parla della chiusura del tempo di grazia:

Apocalisse 22:11-12 «Chi è ingiusto continui a praticare l’ingiustizia; chi è impuro continui a essere impuro; e chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo si santifichi ancora. Ecco, io vengo presto e con me avrò la mia ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere». 

Questa dichiarazione di Gesù risuonerà alla chiusura del tempo di grazia; se così non fosse, sarebbe problematica perché qui Gesù dice agli ingiusti di continuare nella loro ingiustizia. Questa affermazione non è un’esortazione, ma una fotografia del mondo nel momento in cui il tempo di grazia si chiuderà. Sulla base del messaggio dei tre angeli, ogni persona avrà preso la sua decisione finale per Dio o contro Dio. Dio non sarà arbitrario nel chiudere il tempo di grazia; non lo farà finché ci sarà ancora speranza di salvezza anche solo per un peccatore. Nessuno potrà dirgli un giorno: “Se avessi aspettato un po’ a chiudere il tempo di grazia, mi sarei pentito e sarei stato salvato”. L’intercessione è ora necessaria a motivo del peccato. Gesù cesserà di intercedere quando la Sua intercessione non sarà più necessaria. Infatti, in quel momento i 144.000 avranno ottenuto la vittoria completa sul peccato, avendo preso la decisione di morire piuttosto che peccare contro Dio; dall’altra parte, nessuno degli ingiusti, anche se il tempo di grazia fosse prolungato, si convertirebbe al Signore. Tutti gli ingiusti che saranno viventi al ritorno di Gesù avranno commesso la bestemmia contro lo Spirito Santo e perciò continueranno a essere ingiusti fino al ritorno di Gesù.

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