1 - GESÙ PREDICA IN SINAGOGA
Giovanni 6: 30-58 Allora essi gli dissero: «Quale segno fai tu dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che opera compi? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: “Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”». Allora Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Perché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà vita al mondo». Essi allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». E Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà mai più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. Ma io ve l’ho detto: voi mi avete visto, ma non credete. Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. È questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». I Giudei dunque mormoravano di lui, perché aveva detto: «Io sono il pane che è disceso dal cielo», e dicevano: «Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, di cui conosciamo il padre e la madre? Come può egli dire: “Io sono disceso dal cielo”?». Allora Gesù rispose e disse loro: «Non mormorate fra di voi. Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, se non colui che è da Dio; questi ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché uno ne mangi e non muoia. Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?». Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Poiché la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato ed io vivo a motivo del Padre, così chi si ciba di me vivrà anch’egli a motivo di me. Questo è il pane che è disceso dal cielo; non è come la manna che mangiarono i vostri padri e morirono; chi si ciba di questo pane vivrà in eterno.
La notizia del miracolo dei pani si diffuse rapidamente. La mattina seguente, di buon’ora, la gente si recò nello stesso luogo, ma «appena la folla si accorse che né Gesù né i suoi discepoli erano lì, salirono sulle barche e andarono a Cafarnao per cercare Gesù. Quando lo trovarono sull’altra riva del lago, gli chiesero: “Rabbì, quando sei arrivato qui?”» (Giovanni 6:24-25). Gesù, che si trovava già nella sinagoga di Cafarnao, non rispose a questa domanda; furono gli apostoli a raccontare come Gesù avesse sfamato oltre cinquemila persone, camminato sull’acqua, calmato la tempesta e dissipato i loro dubbi. Egli sapeva perché erano venuti; infatti gli disse: «In verità, in verità vi dico: voi mi cercate non perché avete visto i segni che ho compiuto, ma perché avete mangiato i pani e vi siete saziati» (Giovanni 6:26). Essi non lo cercavano per un obiettivo spirituale, ma perché avevano mangiato del pane e speravano, seguendolo, che Egli accettasse di essere il liberatore che li avrebbe condotti fuori da Roma e avrebbe portato loro prosperità materiale. Il Salvatore disse loro: “Adopratevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna” (Giovanni 6:27). Non cercate soltanto beni materiali. Il vostro impegno maggiore non si limiti alla vita presente, ma si orienti verso il cibo spirituale, verso quella saggezza che può procurare la vita eterna. Queste parole risvegliarono l’interesse degli uditori che chiesero: “Che dobbiamo fare per compire le opere di Dio?” (Giovanni 6:28). In altre parole gli stavano dicendo: Che cosa possiamo fare per meritare il cielo? Quale prezzo dobbiamo pagare per ricevere la vita eterna? Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Giovanni 6:29). Non dovevano fare nulla, avrebbero dovuto solamente credere in Lui. Ma il popolo non volle accogliere la verità divina. Così aprirono il cuore al dubbio, e il seme sparso da Satana portò frutti di malcontento e indifferenza. Un rabbino chiese con ironia: Allora essi gli dissero: «Quale segno fai tu dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che opera compi? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: “Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”» (Giovanni 6:30, 31). Dimenticando che Mosè non era stato che un semplice strumento nelle mani di Dio, perdendo di vista il vero autore del miracolo, gli ebrei attribuivano a lui il merito di aver dato la manna. “E Gesù disse loro: In verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che vien dal cielo”. Giovanni 6:32. Colui che aveva dato la manna era in mezzo a loro. Il Cristo stesso aveva guidato gli israeliti attraverso il deserto e li aveva nutriti quotidianamente con il pane divino. Quel cibo era un tipo del vero pane che viene dal cielo. Alcuni ascoltatori, pensando che Gesù parlasse del cibo materiale, gli chiesero: “Signore, dacci sempre di codesto pane”. Gesù disse allora chiaramente: “Io sono il pane della vita” (Giovanni 6:34, 35). I rabbini stessi dicevano che mangiare il pane, nel senso spirituale, significava studiare la legge e praticare le buone opere. E spesso si affermava che alla venuta del Messia tutto Israele sarebbe stato nutrito. L’insegnamento dei profeti faceva chiaramente comprendere la profonda lezione spirituale contenuta nel miracolo della moltiplicazione dei pani. Gesù cercò di fare capire questa lezione ai suoi ascoltatori nella sinagoga. Se essi avessero compreso le Scritture, avrebbero compreso anche le sue parole quando disse: “Io sono il pane della vita”. Il giorno precedente quella grande folla, debole e stanca, era stata nutrita con il pane che Egli aveva dato loro. Come da quel pane avevano ricevuto ristoro e forza, così il Cristo poteva dare loro vigore spirituale in vista della vita eterna: “Chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete”. Quindi aggiunse: “Voi m’avete veduto, eppur non credete!” (Giovanni 6:35, 36). Di nuovo il Cristo rivolse un appello a quei cuori induriti: “E colui che viene a me, io non lo caccerò fuori”. Giovanni 6:37. “E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: ch’io non perda nulla di tutto quel ch’Egli m’ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”. (Giovanni 6:39). I capi del popolo si scandalizzarono. “E dicevano: Non è costui Gesù, il figliuol di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai dice egli ora: Io son disceso dal cielo?” (Giovanni 6:42). Cercarono di suscitare pregiudizi contro di lui, ricordando con disprezzo le sue umili origini. Le pretese di un carpentiere ignorante, dicevano, non meritavano la loro attenzione. I pregiudizi dei farisei avevano radici ben più profonde di quanto non apparisse dalle loro domande; si radicavano nella perversità dei loro cuori. Nessuno andrà al Cristo eccetto coloro che risponderanno all’appello d’amore del Padre. Dio chiama a sé tutti i cuori e solo coloro che resistono a quell’appello si rifiuteranno di andare al Cristo. Giovanni scrisse: “E la testimonianza è questa: Iddio ci ha data la vita eterna, e questa vita è nel suo Figliuolo. Chi ha il Figliuolo ha la vita; chi non ha il Figliuolo di Dio, non ha la vita” (1 Giovanni 5:11, 12). Gesù aggiunse: “E io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giovanni 6:54). Gesù ne aggiunse un’altra: “E il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo”. Giovanni 6:51. I rabbini chiesero allora con ira: “Come mai può costui darci a mangiare la sua carne?” (Giovanni 6:52). Mangiare la carne del Cristo e berne il sangue significa riceverlo come Salvatore, credere che perdona i peccati e che siamo resi completi in lui. Come il cibo non ci può arrecare benefici se non lo mangiamo e non lo assimiliamo, così il Cristo non ha alcun valore per noi se non lo consideriamo come un Salvatore personale. Una conoscenza teorica è inutile. Dobbiamo nutrirci di Lui, riceverlo nel cuore in modo che la sua vita diventi la nostra e il suo amore e la sua vita siano visibili nel nostro modo di parlare e di agire. Quando Gesù disse: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete» (Giovanni 6:35, 36), ne spiegò chiaramente il significato spirituale. L’entusiasmo di coloro che avevano cercato di prenderlo con la forza e di farlo re si spense. Dichiararono che il discorso che aveva pronunciato nella sinagoga aveva aperto loro gli occhi e che ora erano disillusi. Le sue parole erano una confessione diretta del fatto che non era il Messia o il Liberatore che loro aspettavano e non erano interessati al regno spirituale di cui parlava. Le folle non volevano avere più niente a che fare con Gesù. Come era accaduto l’anno precedente in Giudea, anche in Galilea l’opinione pubblica si rivoltò contro di lui. «Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Allora Gesù disse ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». E Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Giovanni 6: 66-69). I discepoli scelsero saggiamente, mentre quelli in Galilea desideravano un potere temporaneo. Desideravano cibo che perisce, non cibo che dura per la vita eterna.
2 - IMPLICAZIONI PRATICHE
Come la nostra vita fisica è sostenuta dal cibo, così la nostra vita spirituale è nutrita dalla Parola di Dio. Ogni uomo deve ricevere personalmente la Parola di Dio. Come mangiamo per nutrire il nostro corpo, così riceviamo la Parola per il nostro spirito. Non possiamo riceverla attraverso l’intermediario di un’altra mente. Dobbiamo studiare noi stessi e con attenzione la Bibbia, chiedendo sempre l’aiuto dello Spirito Santo per poter comprendere la sua Parola. Dovremmo soffermarci su un testo e cercare di scorgere il messaggio che Dio vuole rivelarci, fino a farlo diventare nostro. La Parola di Dio plasma i pensieri e la mente, poiché ha un ruolo determinante nella formazione del carattere. Dio darà le rivelazioni più preziose ai suoi fedeli affamati e assetati che considerano il Cristo come loro Salvatore personale e Signore della loro vita. La Parola cambia l’essere naturale e terreno e infonde una nuova vita in Cristo Gesù. Quando lo Spirito Santo scende in noi ci trasforma a immagine e somiglianza di Dio, il discepolo diventa una nuova creatura. L’amore sostituisce l’odio e l’uomo rinasce a immagine divina. Questo significa vivere “d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” e mangiare il pane che discende dal cielo.
Quando leggere la Bibbia?
La Bibbia si può leggere in qualsiasi momento della giornata, ma per approfondirla e studiarla è bene darsi dei tempi precisi, dobbiamo educarci all’appuntamento quotidiano con Dio, scegliendo un luogo ed un tempo preciso nel quale incontrarlo. L’ideale per studiare e meditare la Bibbia è il mattino presto, prima di iniziare qualsiasi attività, la quiete e il silenzio sono ottimali per ascoltare la voce di Dio.
Quanto tempo?
Inizialmente bastano pochi minuti al giorno, da 10 a 15 minuti sono sufficienti, non è la quantità che è importante ma la qualità della lettura che è importante, meglio pochi versetti capiti e assimilati che interi capitoli non compresi. Con il tempo e la pratica, i minuti scorreranno senza che ci rendiamo conto di quanto è piacevole stare alla presenza di Dio, e sentire come Egli ci parla tramite il testo e la meditazione dello stesso.
Come leggerla?
Per chi non ha mai aperto la Bibbia in vita sua è bene iniziare a leggerla partendo dal Nuovo Testamento, ossia, dalla vita di Gesù Cristo (Vangeli); è sufficiente leggere un capitolo al giorno, ma se questo è troppo lungo è bene dividerlo in due o tre parti. Dopo aver letto tutto il N.T., passate ai Salmi, per poi proseguire con l’A.T, partendo dal primo libro della Bibbia che è la Genesi fino ad arrivare a Malachia. Cerca sempre e comunque di capire cosa Dio ti sta dicendo per poi applicarlo nella tua quotidianità. L’obiettivo è mettere in pratica la Sua volontà, cambiando le vecchie abitudini peccaminose con quelle nuove, che Dio ti indicherà di volta in volta. La comprensione non procederà solo dalla tua abilità mentale o dalla cultura che hai, ma dalla rivelazione che riceverai dallo Spirito Santo. Ricorda sempre che tramite la lettura quotidiana della Bibbia, Dio parlerà non solo alla mente ma anche al cuore del lettore. Quando incontrerai capitoli che trattano tematiche o argomenti difficili, non scoraggiarti se non capisci tutto e subito, con il tempo si diventerà abili a collegarli con altri testi, e questo ti permetterà di comprendere meglio l’argomento trattato. La Bibbia dice: Isaia 28:10 Poiché è un precetto su precetto, regola su regola, un po’ qui, un po’ là». La Bibbia è come un tesoro nascosto, più scaviamo in profondità, più perle preziose troveremo. Inoltre, sarebbe molto utile munirsi di un buon commentario biblico per comparare il brano biblico letto con le spiegazioni del commentario, il quale può fornirci anche altre informazioni, come la datazione del testo, il contesto storico, l’ambientazione, i personaggi e, ovviamente la spiegazione dei versetti.
Ultimo consiglio è quello di leggere e studiare la Bibbia insieme ad una persona esperta, Dio usa uomini e donne capaci ed atte ad insegnare, come i pastori, i teologi e laici preparati, per aiutare altri alla comprensione del testo e delle varie dottrine.
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