Pietro si incammina verso il Tempio. Non per predicare e nemmeno per discutere con i farisei, ma va al Tempio per pregare. Perché era giunto il momento della preghiera, e questa era una pratica abituale, in un tempo prestabilito. Questo piccolo dettaglio passa inosservato alla maggior parte dei lettori. Quando leggiamo: «Pietro e Giovanni salirono insieme al Tempio nell’ora nona della preghiera» (Atti 3:1), Luca rivela qualcosa di molto più profondo di un semplice programma, ci sta mostrando come vivevano i primi discepoli di Gesù. Dopo la risurrezione, gli apostoli continuarono a salire al Tempio, e continuarono a partecipare ai momenti di preghiera di Israele, senza mai abbandonare quella pratica. Sempre in Atti, Cornelio racconta che stava pregando “all’ora nona” quando ricevette la visita dell’angelo (Atti 10:30). E subito dopo, Pietro sale sul tetto a pregare prima di ricevere la visione del lenzuolo (Atti 10:9). Luca menziona questi tempi perché per ogni ebreo del I secolo avevano un significato evidente. Non erano orari scelti a caso e tutta Gerusalemme sapeva esattamente cosa stava succedendo in quei momenti. Anche il profeta Daniele pregava tre volte al giorno. Daniele 6:11 «Daniele, quando venne a sapere del decreto del re, si ritirò in casa. Le finestre della sua stanza si aprivano verso Gerusalemme e tre volte al giorno si metteva in ginocchio a pregare e lodava il suo Dio, come era solito fare anche prima». Gli Ebrei non cominciavano la giornata all’alba. La giornata biblica iniziava al tramonto e terminava al tramonto successivo. Tuttavia, una volta spuntata l’alba, le ore di luce del giorno venivano contate dall’alba. Ecco perché la terza ora corrispondeva alle nove circa, la sesta a mezzogiorno e la nona alle quindici circa.

  • Terza ora: intorno alle 9:00.

  • Sesta ora: intorno alle 12:00.

  • Nona ora: intorno alle 15:00.

Ma qui appare un dettaglio che quasi nessuno spiega. Luca ha scritto “la nona ora”. Perché? Perché quell’espressione identificava uno dei momenti più sacri della giornata. Mentre i sacerdoti presentavano il sacrificio quotidiano (Tamid) nel Tempio, migliaia di persone offrivano le loro preghiere davanti al Signore. La preghiera e l’adorazione non erano separate. Col passare del tempo Israele ha organizzato tre grandi momenti quotidiani di preghiera. Shacharit (שַׁחֲרִית) era la preghiera del mattino, con la quale veniva consacrato l’inizio della giornata. Mincha (מִנְחָה) era la preghiera pomeridiana, associata al sacrificio serale. Arvit (עַרְבִית) era la preghiera notturna, con la quale il popolo concludeva la giornata riposando nel Signore. Ecco perché il libro degli Atti parla con tanta naturalezza dell’«ora della preghiera». Per loro faceva parte della vita di tutti i giorni. Anche Gesù ha vissuto questo ritmo. Gesù depose persino la Sua vita verso la nona ora (Matteo 27:45-50). Mentre nel Tempio veniva offerto il sacrificio della sera, il vero Agnello diede la Sua vita per Israele e per le nazioni. Il Nuovo Testamento è pieno di collegamenti come questo. Ma compaiono solo quando leggiamo la Bibbia nella cultura in cui è stata scritta. Molte volte cerchiamo di comprendere la Bibbia con una mentalità del 21° secolo. Tuttavia, Pietro, Giovanni e Paolo e Gesù stesso, pensavano come gli ebrei del I secolo. Vivevano secondo le usanze di Israele, hanno partecipato alle loro feste, conoscevano i loro tempi di preghiera. Quando analizziamo il contesto, molti passaggi che sembravano difficili cominciano a essere semplici.  La Bibbia non cambia, ciò che cambia è la nostra comprensione. Poi vi erano quelli che pregavano tre volte al giorno, ma solo per essere visti.  Matteo 6:5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno».

MESSAGGIO PER TE

Quanto tempo dedichi alla preghiera? Hai dei momenti prestabiliti? Forse il problema è che abbiamo smesso di fermarci e di dedicare al Signore un momento di preghiera. I primi discepoli organizzavano la loro vita intorno ai momenti di incontro con il Signore. Noi, tante volte, cerchiamo di far entrare Dio nei pochi spazi liberi che abbiamo. Ma Gesù ci ha mostrato un’altra via. Lui ha passato notte intere in preghiera, in una vita di costante comunione con il Padre. Forse oggi non possiamo pregare esattamente alle stesse ore come a Gerusalemme di duemila anni fa. Ma possiamo recuperare il principio che sta alla base di quella pratica: fermarsi ogni giorno e cercare Il Signore con cuore sincero, soprattutto al mattino, dopo aver letto un brano della Bibbia e averlo meditato. Non perdiamo mai la buona abitudine di affidare la nostra giornata al Signore, chiedendo di essere da Lui guidati e benedetti per ogni impegno della giornata, e di ringraziarlo a fine giornata per la Sua presenza e compagnia. Perché una fede matura non si costruisce solo con grandi preghiere quando tutto crolla. Si forma ogni giorno, quando decidiamo che la nostra comunione con il Signore sarà una priorità e non un’opzione. Quella era la via di Gesù e degli apostoli. E questo continua ad essere il cammino di ogni discepolo che desidera camminare vicino a Lui! 1Tessalonicesi 5:17 «non cessate mai di pregare». Non fare preghiere frugali e nei ritagli di tempo, cerca un tempo prestabilito per dedicarlo alla preghiera!

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