C’è un paradosso nella psicologia umana tanto affascinante quanto spaventoso: la nostra tendenza ad innamorarci delle nostre stesse prigioni. Spesso, quando ci troviamo in una situazione distruttiva – una relazione abusiva, un ambiente di lavoro soffocante o un’abitudine che ci sta uccidendo – imploriamo per una via d’uscita. Ma quando finalmente la porta si apre e veniamo salvati, il terrore della libertà e dell’ignoto ci invade. Alla fine ci manca lo stesso inferno da cui siamo appena scappati, semplicemente perché era un inferno che già conoscevamo. Il libro della Genesi racconta la distruzione di Sodoma e Gomorra, città consumate da violenza, corruzione, decadenza e immoralità. Lot e la sua famiglia vivevano lì. Quando gli angeli arrivarono per avvisarli dell’imminente giudizio di Dio, la reazione della famiglia non fu di sollievo immediato. Una volta fuori, l’angelo ha dato loro un’istruzione che sembrava semplice, ma che nascondeva una profonda legge sulla salute mentale. Genesi 19: 17 «Come essi li conducevano fuori uno di loro disse: “Fuggi per salvare la tua vita! Non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; salvati al monte che tu non abbia a perire!”». L’ordine di “non guardare indietro” non era un capriccio divino né una prova di cieca obbedienza; era un bisogno psicologico. Dio sapeva che non basta togliere una persona dalla tossicità; bisogna togliere la tossicità dalla sua mente. Se continui a concentrare la tua attenzione su ciò che hai lasciato, alla fine cercherai di tornare.

Mentre correvano per la pianura e il fuoco cadeva sulla città, il rumore, l’abitudine e l’attaccamento erano troppo forti per la moglie di Lot. Genesi 19:26 registra la sua tragedia in un’unica riga agghiacciante: «Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale».  Perché ha guardato indietro? Non era semplicemente curiosa di vedere la città in fiamme. Si è voltata indietro perché il suo cuore era ancora a Sodoma. Il suo corpo stava fuggendo verso la salvezza, ma la sua mente era ancorata alla sua zona di comfort.  Gli mancava la sua casa, i suoi averi, le sue amicizie, il suo status.  La punizione che ha ricevuto è una delle metafore più potenti di tutta la Scrittura. Si è trasformata in una statua di sale. Quando ti rifiuti di lasciar andare un passato che non esiste più, smetti di andare avanti. Sei fisicamente nel presente, ma emotivamente e spiritualmente sei congelato nel tempo, incapace di goderti il futuro che Dio ti sta offrendo.  Rimani pietrificato nel tuo passato!

MESSAGGIO PER TE

Oggi potresti identificarti con questa donna. Forse sei riuscito a uscire da una relazione che ti distruggeva, hai rinunciato a un lavoro che ti spegneva l’anima, o ti sei lasciato dietro una cerchia di amicizie che ti stagnavano. Sei fuori da Sodoma. Ma con la mente ripensi alle cose passate, e magari passi ore a controllare i social network del tuo ex, ricordando con malinconia i vecchi tempi, o dubitando di aver preso la decisione giusta perché il dolore della libertà ti sembra più pesante della comodità della schiavitù. Ma questa storia ci ricorda qualcosa di vitale per la nostra sopravvivenza emotiva: Non puoi camminare verso la promessa che hai davanti se la tua testa continua a guardare la storia che ti sei lasciato alle spalle. Smettila di guardare alle porte che hai chiuso, sono chiuse anche per la volontà di Dio. Accetta il lutto di ciò che hai perso, rivolgi il tuo sguardo su quello che Dio sta preparando per te. 1Corinzi 2:9 Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». Perché la vita che ti aspetta davanti a te è infinitamente migliore delle rovine che stai cercando di trattenere. Apocalisse 21:5 E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

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