C’è un tipo di dolore che ti lascia senza fiato, ed è quello di dare tutto il tuo amore, la tua lealtà, fedeltà, le tue risorse e persino la tua stessa vita a una persona, per poi vederla andare via perché ha scelto qualcun altro. Il buon senso e la dignità umana ci dicono che, di fronte a un tradimento del genere, dobbiamo chiudere la porta, indurire il cuore e non guardare indietro. Amare chi ti ferisce ripetutamente non è considerata virtù, ma follia. Eppure, questa è esattamente la “follia” che Dio ha chiesto a uno dei suoi profeti di vivere, che poi è la Sua stessa esperienza. Il libro di Osea inizia con uno degli ordini più inquietanti e difficili da comprendere di tutta la Bibbia. Dio dice al profeta: «Va’, prenditi in moglie una prostituta e genera figli di prostituzione, perché il paese si prostituisce, abbandonando il SIGNORE» (Osea 1:2). Dio gli stava chiedendo di sposare Gomer, una donna con precedenti di infedeltà e di metter su famiglia con lei.

Osea ubbidisce. L’ha porta a casa sua, l’ha protetta e amata profondamente; inoltre ha avuto tre figli da questa donna. Per un po’ sembrò che l’amore di Osea fosse stato sufficiente per guarire il passato di Gomer. Ma la mente umana è un labirinto complicato. Nonostante Gomer avesse un marito fedele, un tetto sicuro e una famiglia, cominciò a mancargli la vecchia vita e la strada. La routine dell’amore vero e stabile le sembrava noiosa rispetto all’adrenalina dei suoi vecchi amanti. Così un giorno Gomer ha fatto le valigie e ha abbandonato Osea, i suoi figli, la sicurezza economica e personale, ed è tornata a vendersi agli uomini che la volevano solo per un po’. Immagina l’umiliazione pubblica di Osea. Era un profeta, un leader spirituale della comunità, e tutti in paese sapevano che sua moglie lo aveva lasciato per tornare alla prostituzione. Il tempo è passato e la vita di Gomer è andata a rotoli. I suoi amanti l’hanno usata e l’hanno abbandonata e alla fine ha perso tutto il suo valore nella società, ha accumulato debiti ed è caduto così in basso da finire nel luogo più degradante dell’antichità: un mercato degli schiavi. Era mezza nuda, incatenata, sul punto di essere venduta al miglior offerente come un semplice oggetto. Ed è in quel momento di assoluta rovina che Dio parla di nuovo con Osea.

IL PREZZO DEL RISCATTO

Osea ha ingoiato il suo orgoglio, ha preso i suoi risparmi e si è diretto verso il mercato degli schiavi. Si è fatto strada tra la folla di uomini che guardavano Gomer con disprezzo, e quando è arrivato, l’ha vista sporca e in condizioni pietose. Ella era imbarazzata, non osava nemmeno alzare lo sguardo. Osea non gli ha urlato contro, non l’ha insultata davanti a tutti. Ha semplicemente pagato il prezzo del suo riscatto: quindici sicli d’argento e un homer e mezzo d’orzo. Pensa al carico emotivo di questa scena: Osea ha dovuto comprare sua moglie. Ha pagato un prezzo alto per qualcuno che già le apparteneva, solo perché lei si era venduta alla miseria. La prese per mano, la tirò fuori dal pantano in cui era caduta, le ha tolto le catene e le disse: «Tu starai con me molti giorni; non ti prostituirai e non sarai di alcun uomo; io farò lo stesso con te» (Osea 3:3). Quando leggiamo questa storia, il nostro primo istinto è quello di provare pena per Osea e condannare Gomer per essere così ingrata. Ma lo schiaffo teologico di questo libro è che noi non siamo Osea, siamo Gomer. Dio ha usato la vita di questo profeta come un’opera teatrale vivente per mostrare all’umanità come si sente Lui. Dio ci ha dato una casa, ci ha dato un nome e ci ha amati con un amore perfetto. Eppure, quante volte noi (come Gomer) ci annoiamo della Sua fedeltà e corriamo dietro amanti scadenti: denaro, approvazione sociale, vizi, orgoglio o qualsiasi cosa che prometta di riempirci, ma che finisce per schiavizzarci.

Ed ecco il messaggio che attraversa questa storia. Forse oggi ti senti come Gomer, incatenato alle conseguenze delle tue scelte sbagliate, sentendo che ti sei venduto così a buon mercato che non vali più nulla, convinto che, dopo tutto quello che hai fatto, Dio si è stancato di te e ti ha chiuso la porta. O forse sei nel posto di Osea, ad affrontare il dolore schiacciante di aver amato qualcuno che ti ha tradito, e hai bisogno di capire che Dio conosce esattamente la grandezza della tua ferita perché Lui la prova tutti i giorni. Ma questa storia ci ricorda qualcosa che sfida tutta la nostra logica: Lui non ti ama perché sei fedele, ti ama perché Lui è fedele. Romani 5:21 «…ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata». Lui non sta con le mani in mano quando te ne vai; Lui cammina verso il mercato degli schiavi delle tue peggiori dipendenze e fallimenti, non per condannarti, ma per ricomprarti con il sangue di suo Figlio. Non importa quanto in basso tu sia caduto, né a chi ti sei venduto; per Lui varrai sempre il prezzo massimo. Lascia che l’amore incommensurabile del Signore ti prenda per mano e ti riporti a casa.

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