Il Salmo 23 deve essere letto nel suo contesto, che è più ampio; pertanto, è indispensabile leggere prima il Salmo 22 e a seguire il Salmo 24. Questi Salmi sono una trilogia o un trittico, strettamente relazionati tra loro; poiché sono tre fasi della vita di Gesù. Nel Salmo 22 vediamo la croce; mentre nel Salmo 23 vediamo il bastone che usa il pastore, e nel Salmo 24 vediamo la corona del Re. Nel Salmo 22, Cristo è il Salvatore; nel Salmo 23 è il Buon Pastore che si prende cura di noi, e nel Salmo 24 è Lui il sovrano dell’universo. Il Salmo 22 ci parla del passato; Il Salmo 23 ci parla del presente; mentre il Salmo 24 ci parla del futuro. E questo lo si evince nel Salmo 22, dove Egli muore al nostro posto; nel Salmo 23 Egli vive e intercede per noi, e nel Salmo 24 Egli ritorna per governare. Nel Salmo 22, Egli dà la Sua vita per le pecore; nel Salmo 23 dona il Suo amore alle pecore; e nel Salmo 24, Egli regna con le Sue pecore. Che grande immagine di Cristo abbiamo in questi tre Salmi!
INTRODUZIONE
Salmo 23:1-6 «[Salmo di Davide.] L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà. Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba, mi guida lungo acque riposanti. Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano. Tu apparecchi davanti a me la mensa in presenza dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca. Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni».
Il Salmo 23 è probabilmente il brano poetico più popolare e amato di tutta la letteratura. Questo salmo è un testo prezioso ed è uno dei brani più letti e apprezzati di tutta la Bibbia. Le sue parole potenti sono di grande conforto, di incoraggiamento e di fiducia nelle straordinarie cure che Dio ha per tutti coloro che credono in Lui. In questo salmo, Dio si mostra come un amico che ci soccorre e interviene nei nostri bisogni, un piacevole compagno di viaggio lungo tutto il cammino della nostra vita. Questo salmo infonde fiducia, speranza e coraggio, sapendo che il Signore è con noi quando dovremo passare momenti difficili, quando le cose non vanno per come vorremmo. Egli ci ricorda di non disperare mai, poiché Lui è sempre al nostro fianco; inoltre ha sempre la soluzione giusta per noi. Questo brano poetico ci parla di quei bisogni profondi che tutti noi abbiamo: il bisogno di orientamento quando ci sentiamo persi, di assistenza quando ci sentiamo carenti, di protezione quando ci sentiamo vulnerabili e di speranza quando le cose sembrano buie. Il salmista si serve della figura del pastore per elencare le benedizioni di cui gode e che riceve dal Signore che è il Buon Pastore per eccellenza. Andiamo ora ad analizzare ogni singolo versetto, del Salmo appena letto.
1- SALMO 23:1
Salmo 23: 1 «[Salmo di Davide.] L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà».
All’inizio di questo Salmo c’è una piccola nota: “Salmo di Davide”. Questo è un indizio che ci dice che il re Davide, una figura chiave dell’Antico Testamento, è colui che ha scritto queste belle parole. Davide, prima di diventare re, trascorse la sua giovinezza come pastore, prendendosi cura delle pecore di suo padre nei campi vicino a Betlemme (1 Samuele 16), per cui sapeva di cosa stava parlando! Davide scrive per esperienza diretta! Poiché solo chi è pastore conosce i bisogni delle pecore. Sapeva in prima persona del pericolo che corrono le pecore se non sono sorvegliate e protette. Un buon pastore deve essere sempre vigile, accorto, premuroso e protettivo; inoltre, le pecore non devono mancare di nulla, acqua e foraggio devono esserci sempre. Non ha caso Dio sceglie Davide come re e pastore di Israele. Dio lo ha scelto proprio perché si prendesse cura del Suo popolo, il gregge d’Israele (Salmo 78:70-72).
Davide associa il lavoro del pastore a quello di Dio; poiché Dio è per noi un vero Pastore. Davide sapeva come si conducono le pecore, come si guidano nei pascoli migliori per farle rifocillare nel miglior modo possibile, ma soprattutto come si proteggono, ecco perché dice: “Il Signore è il mio pastore”, in questa frase c’ è un forte legame tra la sua comprensione del lavoro di pastore e la sua esperienza spirituale della cura fedele di Dio. Poiché il Signore è il Buon Pastore, le necessità del salmista sono soddisfatte. Questo testo è profetico e si riferisce a Cristo che doveva venire.
Giovanni 10:14 «Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me»
Ebrei 13:20 «Ora il Dio della pace, che in virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il Signor nostro Gesù Cristo, il grande Pastore delle pecore».
Davide potrebbe aver scritto il Salmo 23 in uno dei momenti più difficili della sua vita: quando dovette fuggire da Gerusalemme perché suo figlio Absalom, stava conducendo una ribellione contro di lui (2 Samuele 15). Davide era nel deserto, un uomo in fuga, lontano dal suo confortevole palazzo e dal luogo in cui adorava Dio. Si trova a fuggire e sfuggire dai pericoli del tradimento di suo figlio, ed è di fronte a tanta incertezza per la sua vita. L’ultimo verso del Salmo esprime il desiderio di ritornare a Gerusalemme, e di riprendere la vera adorazione: “e io abiterò nella casa del Signore per lunghi giorni”. Davide vuole tornare a casa, ma soprattutto vuole stare alla presenza di Dio nel santuario di Gerusalemme. Ma nonostante vivesse momenti drammatici, il Salmo è pieno di fiducia, perché era assolutamente convinto che la sua vita è al sicuro, poiché è nelle mani di Dio.
Se il Salmo 23 è stato scritto durante una crisi così terribile, il suo messaggio di fiducia incrollabile e di profondo conforto diventa ancora più potente per noi oggi! Ci mostra che la pace e la sicurezza che Dio ci offre come nostro Pastore non dipendono da circostanze perfette. La pace e la tranquillità la puoi sperimentare anche quando stai attraversando un’intensa sofferenza personale, un tradimento, un licenziamento, una malattia, la fine di un matrimonio, etc. Ognuno di noi ha da attraversare le proprie “valli oscure”, leggere questo salmo può che essere di enorme incoraggiamento e conforto. Davide in questo Salmo non si considera un pastore, ma una pecora, che si sente amata, accudita e protetta da Dio stesso. Coloro che mettono Dio al primo posto nella loro vita, non mancheranno mai di nulla. Il Signore provvederà a ogni nostra necessità, come Gesù ci conferma in questo testo. Matteo 6:33 «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più». Del resto, lo stesso Davide scrisse: «Io sono stato giovane e sono anche divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane» (Salmi 37:25).
2- SALMO 23:2
Salmo 23:2 «Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba, mi guida lungo acque riposanti»
Quando leggiamo “pascoli di tenera erba”, il salmista sta andando oltre al concetto di un semplice campo nel quale le pecore si possono nutrire. Il testo ebraico suggerisce in realtà un luogo piacevole, bello e rilassante. Si tratta di un posto dove trovare serenità, pace, contentezza, appagamento e nel quale possiamo riposare e stare al sicuro. Per i credenti, questo può significare che Dio fornisce cibo spirituale attraverso la Sua Parola, e ci conduce in un luogo sicuro, dove riposare e stare in pace alla Sua meravigliosa presenza. Per i credenti quel luogo è una persona ed è Gesù Cristo, il nostro riposo e la nostra pace. Matteo 11:28 «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo». Chi segue il Signore, non manca mai di nulla, che sia il nutrimento fisico come quello spirituale. Gesù, annuncia ai dodici che sarebbe andato via molto presto, e quindi li incarica di pascere il greggie dopo la Sua dipartita.
Giovanni 21:15-16 «Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giona, mi ami tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo Signore, tu lo sai che io ti amo”. Gesù gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli chiese di nuovo una seconda volta: “Simone di Giona, mi ami tu?”. Gli rispose: “Certo Signore, tu lo sai che io ti amo”. Gesù gli disse: “Abbi cura delle mie pecore”».
“Acque calme o riposanti” sono immagini simboliche, indicano la pace e la tranquillità. Le pecore difficilmente berrebbero in corsi d’acqua impetuosi, preferiscono dissetarsi in ruscelli dove l’acqua scorre lentamente. Questa immagine mostra magnificamente la pace, il ristoro e la restaurazione che Dio provvede per la tua vita. Giovanni 7: 37-38 «Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”». Questo ci indica come la dolce guida dello Spirito Santo in noi, produce pace e tranquillità. Lo Spirito Santo è il Consolatore ed è una guida molto gentile, tenera e amorevole.
Questa attenzione di Dio per te, è sia per i tuoi bisogni fisici (cibo, casa, lavoro, etc.), che per quelli emotivi e spirituali (riposo, pace). Questo ci mostra un Dio che è profondamente interessato e coinvolto nel tuo benessere fisico, spirituale e psicologico. Questo dovrebbe incoraggiarti ulteriormente a fidarti di Dio per ogni cosa che accade nella tua vita, sapendo che Egli si preoccupa del tuo benessere totale. 1Pietro 5:7 «gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi».
3 - SALMO 23: 3
Salmo 23:3 «Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome»
La parola “anima” (che è nephesh in ebraico) qui significa la tua vita, la tua persona, tutto il tuo essere, o la tua forza interiore. Ristorare significa riprendere forza, rinvigorire, ravvivare! Può significare che ti stai riprendendo dall’essere stanco, scoraggiato, spiritualmente arido; tipico di chi vaga senza una meta o privo di scopi e propositi. L’opera divina in noi, produce un rinnovamento spirituale, infonde nuova vita e nuova forza in chi è stanco e spossato. Il profeta Isaia lo espresse in un modo molto bello. Isaia 40: 29-31 «Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore allo spossato. I giovani si affaticano e si stancano, i giovani scelti certamente inciampano e cadono, ma quelli che sperano nell’Eterno acquistano nuove forze, s’innalzano con ali come aquile, corrono senza stancarsi e camminano senza affaticarsi».
Quanto è importante comprendere questo aspetto! Data la nostra natura decaduta, abbiamo bisogno che il Signore ci perdoni per i peccati che commettiamo e ci restauri affinché possiamo essere come Lui è. Noi siamo come la pecora smarrita che viene riportata all’ovile, dopo esser stata fasciata e guarita dalle ferite subite, ritorna a camminare con il gregge, seguendo nuovamente il buon pastore. Salmi 147:3 «egli guarisce chi ha il cuore spezzato e fascia le loro piaghe». Il re Davide stesso aveva sperimentato più volte quest’opera di restaurazione nella sua vita, da parte di Dio, poiché anche lui si era allontanato e aveva peccato e questo si evince leggendo i Salmi 32 e 51. Tuti coloro che si allontanano dalle vie del Signore, perdono di vista la retta via e la giusta direzione da seguire. Chiunque disobbedisce alla legge di Dio, entra in uno stato di letargia e di indifferenza spirituale, perde l’entusiasmo per le cose spirituali, smette di andare in chiesa, di leggere la Bibbia e di pregare. Si sente spento, apatico e irritato e non ha più la voglia o il desiderio di vivere e condividere il Vangelo con gli altri. Chiunque si trova in questa triste condizione, perde la pace, e si trova in uno stato di ansia permanente, spesso è intrattabile e di cattivo umore. Tutti questi sono sintomi di una vita spirituale decadente e al limite della morte eterna, abbiamo urgente bisogno di essere rinvigoriti e ristabiliti dal Signore. Possiamo vedere un bellissimo esempio di come il Buon Pastore ha effettuato questa restaurazione nella vita dell’apostolo Pietro.
Durante l’ultima cena lo avvertì che lo avrebbe rinnegato tre volte, ma gli disse anche che aveva pregato per lui affinché la sua fede non venisse meno. Dopo che Gesù fu arrestato e Pietro lo ebbe rinnegato tre volte, i loro sguardi si incontrarono nel cortile del sommo sacerdote. Non era uno sguardo di rabbia o di condanna, ma di tenera riprensione. Una volta risorto, Gesù era particolarmente interessato che Pietro fosse ristabilito nella sua posizione di buon pastore. Cristo ebbe un incontro personale con Pietro, al quale diede l’opportunità per tre volte di esprimergli il suo pentimento e il suo amore. E da lì è stato completamente restaurato e ristabilito nel ruolo di figlio di Dio, apostolo e guida per la chiesa. Quando pecchiamo ci sentiamo male, ed è allora che il diavolo entra nella nostra vita per riempirci di vergogna per quello che abbiamo fatto e per convincerci che in quello stato è meglio non andare al Signore. Senza dubbio, questa è una delle sue strategie più efficaci. Farti sentire in colpa e indegno del Suo amore e perdono è un cavallo di battaglia che Satana usa per tenerci lontani dal Signore; ma non dobbiamo ascoltarlo nel modo più assoluto. Il Signore ci dà sempre una piacevole accoglienza quando torniamo a Lui pentiti e riconoscenti del Suo amore. Quanto più ritardiamo il nostro ritorno al Signore, tanto più terreno guadagna l’avversario della nostra vita. Inoltre, la cosa bella del perdono e della restaurazione del Signore, è che ci offre nuove opportunità per servirlo, ci affida incarichi che non avremmo mai immaginato.
I “percorsi o sentieri di giustizia” sono i modi giusti, retti e moralmente buoni di vivere, che si allineano con il carattere di Dio e la Sua volontà per noi. Abbiamo bisogno di essere guidati dal Signore. Nell’Antico Oriente, era usanza che il pastore andava sempre davanti alle pecore, e questo gli permetteva di scoprire i prati più verdi e il sentiero migliore da percorrere. E anche se la pecora non sa dove viene portata, si fida del pastore e lo segue. Giovanni 10:4 «Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce». Anche noi dovremmo accettare di aver bisogno di essere guidati e condotti dal Signore. E sappiamo che è così perché quando scegliamo la nostra strada, di solito finiamo per causarci molti problemi. Consideriamo anche che, Dio conosce il nostro futuro, lo ha già visto, per tanto sarebbe folle non lasciarcelo indicare e seguire sentieri errati. Perché Dio fa tutto questo, guidarci e restaurarci per amore del Suo nome? Nella cultura ebraica il “nome” è il carattere della persona. Ciò significa che quando vivi mettendo in pratica i Suoi comandamenti e ti lasci guidare dal Suo Spirito, stai riflettendo il Suo carattere e questo è dargli onore e gloria alla Sua persona. Quando tu, figlio di Dio, vivi mettendo in pratica la Sua volontà (“percorsi o sentieri di giustizia”), stai riflettendo il Suo carattere che è Amore, misericordia, bontà, fedeltà, giustizia, compassione, etc. Se le pecore prosperavano e camminavano bene, questo metteva in risalto il pastore: si vedeva che era buono e premuroso. Allo stesso modo, la guida di Dio nella nostra vita mette in risalto la Sua natura: anche gli altri potranno vedere che Egli è veramente buono e premuroso.
4 - SALMO 23:4
Salmo 23: 4 «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano».
Il versetto quattro affronta una delle realtà più spaventose della vita, che sono i momenti bui e di pericolo, nei quali prima o poi ci dobbiamo passare tutti. Sapendo però di non essere soli; poiché il Signore è presente e ti offre un modo potente per superare la paura o l’ostacolo che si frappone tra te e la tua serenità! Una pecora solitamente teme due cose: gli attacchi degli animali feroci e i ladri che vengono a depredare il gregge. Come le pecore anche noi siamo sempre esposti a molteplici pericoli. 1Pietro 5:8 «Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare».
La frase “valle dell’ombra della morte”, significa un luogo di completa oscurità, pericolo estremo, problemi travolgenti o persino la sensazione che la morte sia proprio dietro l’angolo. Purtroppo, non esiste vita senza problemi, ma quello che è interessante notare in questo versetto e che è un luogo di transito, non è un luogo in cui si è destinati a vivere in modo permanente. Inoltre, quello che ci rassicura e ci dà pace è la presenza di Dio. Isaia 43: 2-3a «Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il SIGNORE, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore…». Il Signore, a volte permette situazioni dolorose o spiacevoli nella nostra vita, ma queste hanno sempre uno scopo e un insegnamento, che solitamente lo scopriamo solo dopo averle superate. Qualunque cosa accade nella nostra vita, non dobbiamo mai disperare, il Signore è sempre vicino a noi e per noi; inoltre, la Sua presenza può cambiare qualsiasi circostanza avversa! Per quanto la valle possa essere oscura e difficile, Dio resta la nostra Luce, ed è Lui che ci condurrà fuori dal pericolo o problema che stiamo affrontando. Come il buon pastore di questo Salmo, conduce le pecore in verdeggianti pascoli e acque riposanti, Dio ci condurrà al sicuro.
“La tua verga e il tuo bastone mi confortano” – La sua protezione e la sua guida portano conforto!
Il bastone e la verga o canna erano strumenti molto importanti per i pastori dell’epoca. La verga o canna solitamente terminava con dei chiodi e veniva utilizzata per difendere le pecore dagli animali selvatici come lupi o leoni. Veniva usata anche per il conteggio delle pecore o, talvolta, per la disciplina. A prima vista, non sembra esserci molto conforto nella disciplina, a nessuno piace essere corretto. Ma se vuoi essere un vero figlio di Dio devi aspettarti anche le Sue correzioni. Ebrei 12:5-8 «e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: “Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce”. Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli».
La canna o verga rappresenta la potenza di Dio, la Sua autorità, oltre che la Sua protezione. Il pastore aveva anche un bastone più lungo che spesso era ricurvo in punta, con il quale si sosteneva ed era usato per guidare le pecore sul sentiero giusto. Usava il bastone per spingere delicatamente una pecora verso il gregge, qualora si fosse allontanata da esso; ma veniva usato anche per salvare le pecore che cadevano in una buca o anfratto. Il conforto che Dio offre in questo versetto è così potente, perché ci trasmette la solida garanzia della Sua presenza attiva, protettiva e della Sua amorevole guida. Questa comprensione è importante per noi cristiani, perché ci presenta un Dio attivo e presente lungo tutto il nostro cammino di fede. Purtroppo, prima o poi arriveranno difficoltà e prove, che fanno parte della vita; ma sapere che Dio è presente e può intervenire in ogni momento è molto rassicurante.
5 - SALMO 23:5
Salmo 23:5 «Tu apparecchi davanti a me la mensa in presenza dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca».
“Tu apparecchi davanti a me una tavola “. Questa è un’immagine sorprendente! Mostra Dio che ci fornisce cibo, comunione e onore, anche quando siamo circondati da opposizione, pericolo o persone che desiderano farci del male. È un’immagine della potente vendetta di Dio e delle Sue benedizioni, messe in bella mostra per i nostri avversari! Dio ti invita a “cenare con Lui”, che significa avere una stretta e personale comunione con il Signore, in un luogo sicuro, indipendentemente dalle minacce o dai giudizi esterni che ti circondano. Il Pastore imbandisce la tavola per noi sotto gli occhi dei nostri nemici. La tavola è ricoperta di tutte le benedizioni spirituali che egli ci ha acquistato mediante il suo sangue prezioso. Essa rappresenta inoltre tutto ciò che in Cristo ci appartiene. Benché attorniati da nemici possiamo godere di tali benedizioni in pace e tranquillità. Un altro dettaglio che dobbiamo ricordare è che nel mondo dell’Antico Testamento mangiare e bere alla tavola di qualcuno era un modo per stabilire un legame di lealtà reciproca, e poteva significare il culmine delle modalità per la conclusione di un patto. Così è stato durante l’Ultima Cena, quando Gesù disse: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue» (1 Corinzi 11:25). Ad esempio, quando ci sediamo alla tavola del Signore, lo scopo è avere comunione tra noi e il Signore. Apocalisse 3:20 «Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me». Notiamo anche che questo invito alla casa di Dio non è qualcosa di occasionale o per pochi giorni. No, Dio non ci tratta come se fossimo degli avventizi che invita a trascorrere una giornata con Lui. Egli vuole che restiamo nella sua casa per tutta l’eternità. Apocalisse 19:9 «E l’angelo mi disse: «Scrivi: “Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello”». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio». Matteo 8:11 «E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». Questa permanenza la sottolinea il Salmo stesso, nel versetto finale: ” e io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni”.
Tu ungi la mia testa con olio”– Significa essere onorati e scelti!
In quelle antiche culture orientali, ungere la testa di un ospite con olio profumato era un modo comune per mostrare ospitalità. Significava onore, gioia, celebrazione e un caloroso benvenuto. Per i
pastori, mettere l’olio sulla testa di una pecora significava aiutare la pecora in modo pratico: l’olio, oltre a curare le ferite, serviva per lenire le punture di insetti e tenere lontane le mosche. Spiritualmente, questa unzione significa che Dio sta riversando su di noi un onore, una benedizione e una gioia speciale! Ma significa soprattutto che Dio ti sta contrassegnando come Suo, scelto, amato e distinto per i Suoi straordinari scopi. L’Unto per eccellenza è proprio Gesù. Il termine Cristo deriva dal greco Christos e dall’ebraico «mashìakh» che significano Unto, e si riferiscono a Gesù come il Messia. Il Salvatore Gesù Cristo fu scelto per essere il “consacrato o l’unto” di Dio, un titolo che deriva dall’antica pratica di ungere re, sacerdoti e profeti con olio, simboleggiando la loro speciale elezione a compiere una missione divina. Gesù Cristo è stato unto, ripieno e guidato dallo Spirito Santo fin dal Suo concepimento e per tutta la sua esistenza terrena, per la salvezza del genere umano. Confrontando questo brano con altri testi biblici, vediamo che questa unzione è un vero ristoro per l’anima del credente (Salmo 92:10), allo stesso tempo fonte di gioia (Salmo 45:8), allo stesso modo che la sua assenza è segno di lutto (2 Samuele 14:2) e di tristezza (Matteo 6:16-18). Anche il Nuovo Testamento parla dell’unzione che abbiamo ricevuto mediante lo Spirito Santo. Questa unzione permanente ci conferma che apparteniamo a Cristo.
2 Corinzi 1: 21-22 «Or colui che ci conferma assieme a voi in Cristo e ci ha unti è Dio, il quale ci ha anche sigillati e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori».
1Giovanni 2:27 «Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui dimora in voi e non avete bisogno che alcuno v’insegni; ma, come la sua unzione v’insegna ogni cosa ed è verace e non è menzogna, dimorate in lui come essa vi ha insegnato».
Dovremmo sempre manifestare questo gradevole odore dell’unzione che è in noi. Però, purtroppo succede che, spesso rattristiamo e contristiamo lo Spirito Santo, annullando così gli effetti benedetti di questa unzione divina.
“La mia coppa trabocca”– Benedizioni straripanti!
Questa frase vivida dipinge un quadro delle benedizioni di Dio che sono così abbondanti da traboccare – molto più di quanto possiamo chiedere o immaginare! Parla di gioia immensa, di provvidenza e della generosità sconfinata di Dio. Preparati, ad avere una vita straripante! Ogni credente riceve l’unzione dello Spirito Santo nel momento in cui riceve il Salvatore; tale unzione gli assicura un ministero nell’opera di Dio, tramite l’azione dello Spirito. Se pensiamo a tutte le ricchezze della grazia che abbiamo ricevuto in Gesù Cristo, possiamo esclamare con grande riconoscenza: “la mia coppa trabocca”!
6 - SALMO 23:6
Salmo 23:6 «Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni».
In questo brano Davide stava pensando al suo ritorno a Gerusalemme e al santuario. Per lui la casa di Dio non era semplicemente qualcosa per l’eternità, ma una realtà presente, e questo lo ritroviamo anche nel Salmo 27:4 «Una cosa ho chiesto all’Eterno e quella cerco: di dimorare nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza dell’Eterno e ammirare il suo tempio». Ciò che ci spinge a desiderare la casa di Dio è fondamentalmente il desiderio di stare alla presenza di Dio ed entrare nel suo riposo. Davide in questo testo si riferisce al tempo che vuole trascorrere alla presenza di Dio a Gerusalemme, ma può anche essere inteso come un’allusione all’eternità. La nostra meta e dimora finale è nella nuova terra, ma prima deve ritornare Gesù. Come Gesù appare nel cielo, andremo ad abitare con Lui, saremo alla Sua presenza e per l’eternità. Giovanni 14:1-3 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto. E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi». Quanto sarà bello quel giorno! Ecco infine il segreto dell’eterna felicità. Accompagnati tutti i giorni della nostra vita dai beni e dalla benevolenza di Dio, giungiamo finalmente alla casa del Padre, la nostra dimora eterna.
In un mondo spesso pieno di incertezza, ansia e paura, il Salmo 23 è come un’ancora salda per la tua vita. Ti ricorda, come credente, che non sei mai solo, non sei mai senza ciò di cui hai bisogno, e non sei mai senza speranza quando affidi la tua vita al Buon Pastore. Vivere nella cura del Pastore significa vivere con una fiducia tranquilla, una pace profonda e una gioiosa attesa di un futuro radioso e glorioso, poiché ci viene assicurato nelle promesse bibliche e dalla Sua infallibile bontà e misericordia. Questa è la tua eredità!
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