1- I DUE CIECHI GUARITI

Matteo 9:27-31 «Come Gesù partiva di là, due ciechi lo seguirono, dicendo ad alta voce: “Abbi pietà di noi, Figlio di Davide!”.  Quando egli fu entrato nella casa, quei ciechi si avvicinarono a lui. Gesù disse loro: “Credete voi che io possa far questo?”. Essi gli risposero: “Sì, Signore”.  Allora toccò loro gli occhi dicendo: “Vi sia fatto secondo la vostra fede”. E gli occhi loro furono aperti. E Gesù fece loro un severo divieto, dicendo: “Guardate che nessuno lo sappia”. Ma quelli, usciti fuori, sparsero la fama di lui per tutto quel paese».

Come Gesù si allontanò dall’abitazione del capo della sinagoga, due ciechi lo seguirono e lo pregarono di ridar loro la vista. Benché privi della vista, avevano un profondo discernimento delle cose spirituali. Chiamando Gesù Figlio di Davide, lo riconobbero come il Messia tanto atteso, essi sapevano che, tra le credenziali del Messia, vi sarebbe stata la facoltà di ridare la vista ai ciechi (vd. Is 35:5). Questo è il primo episodio nel quale Gesù affronta questa malattia e siamo a Cafarnao. Un anno dopo, a Betsaida, troviamo un’altra guarigione simile (Marco 8:22-26), e tempo dopo abbiamo la guarigione a Gerusalemme dell’uomo nato cieco (Giovanni 9: 1-7) e infine quella di Bartimeo a Gerico (Marco 10:46-52). A quei tempi la cecità poteva essere causata dalla cataratta, che rende opaco il cristallino, o dal glaucoma, danno progressivo del nervo ottico. La Bibbia non specifica se questi due ciechi lo fossero dalla nascita o se avessero avuto un calo progressivo della vista. Sta di fatto che non vedono e chiedono a Gesù di intervenire sulla loro triste condizione. Il chiedere aiuto a Gesù ad alta voce, esprime bene l’urlo della gente di ogni tempo che è nel bisogno e nella disperazione non sa a chi ricorrere, ma è anche la preghiera di chi crede che davvero Gesù può compiere ciò che gli si chiede e si rivolge a Lui con fiducia, senza paura e vergogna.
Gesù non compie la guarigione per strada, preferisce entrare in casa loro, forse per evitare disordini, ma anche per avere più intimità con chi soffre e ha bisogno di Lui. Gesù deve saggiare la loro fede e per questo gli dice: «Credete che io possa guarirvi?», prontamente risposero: «Sì, Signore». Allora, vista la loro fede, toccò loro gli occhi e disse: «vi sia fatto secondo la vostra fede». E la vista ritornò in loro.  L’uomo dice: “Vedere per credere”. Dio dice: “Credere per vedere”. Gesù disse a Marta: “Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?” (Giovanni 11:40).  Dio non gradisce la fede che, prima di credere, chiede un miracolo. Egli desidera che crediamo in lui semplicemente perché è Dio e può ogni cosa. Perché Gesù impose agli uomini guariti un severo divieto di parlarne con alcuno? Probabilmente per non intralciare la Sua opera e la Sua predicazione. I Giudei aspettavano un Messia che li liberasse del giogo romano, e se lo avessero proclamato Re, avrebbe creato una sommossa e ostacolato la missione di Gesù; poiché questo avrebbe provocato terribili rappresaglie contro i Giudei da parte del governo romano. Infine, il Signore Gesù doveva salire sulla croce prima di poter regnare come Re. Tutto ciò che ostacolava il suo cammino verso il Golgota era contrario al piano prestabilito da Dio.

In questo episodio possiamo vedere come la fede muove il braccio di Dio. Se i ciechi non avessero messo in pratica la loro fede, Cristo non avrebbe potuto esercitare il Suo potere in loro favore. La fede umana deve elevarsi per incontrare la potenza di Dio e unirsi ad essa affinché le benedizioni, siano esse fisiche o spirituali, possano essere impartite e ricevute (Ebrei 11:6). Il tocco del Maestro aveva potere guaritore e, secondo la loro fede, riacquistarono la vista. Ora, Gesù li ammonì fermamente di non dire ad altri chi li aveva guariti. Inoltre, Gesù voleva evitare di essere scambiato per un semplice guaritore. I miracoli infatti erano la conseguenza della Sua missione, non certo la ragione. Per questo chiese il segreto, ma, sicuramente commossi dalla loro guarigione, i due uomini non riuscirono a mantenere il segreto, e questo avrebbe complicato il ministero di Gesù. Sopraffatti dal sentimento di riconoscenza per aver ottenuto la vista, i due uomini sparsero la fama della loro guarigione miracolosa. Forse siamo tentati di approvare, e perfino ammirare, la loro testimonianza esuberante, ma la verità è che essi furono disubbidienti a Gesù che li aveva ammoniti severamente, dicendo loro: «Badate che nessuno lo sappia». Ma essi, usciti, diffusero la notizia di Gesù in tutta quella regione (Matteo 9:28-31). Questa loro esuberanza arrecò a Gesù più danno che vantaggio, determinando nelle folle una curiosità per i miracoli, anziché per una reale conversione che solo lo Spirito può suscitare. Neppure la gratitudine è una scusa valida per la disubbidienza.

2 - IMPICAZIONI PRATICHE

Il gridare di questi due ciechi è un esempio per noi, che non siamo ciechi fisicamente, ma forse lo siamo spiritualmente, chi più, chi meno. I ciechi non vedendo Gesù, alzano la voce per farsi sentire e attirare l’attenzione del Signore e non passare inosservati. Può accadere anche a noi di gridare a Dio e pensare che il Signore non ci ascolti e ci ignori. Ma le cose non stanno mai così! Dio ascolta tutte le nostre preghiere, nessuna cada nel vuoto, vengono tutte ascoltate; anche se, non tutte le nostre preghiere ricevono le risposte per come noi vorremmo. Il “gridare” è anche sinonimo di persistere o perseverare nella preghiera. Luca 18:6-8 E il Signore disse: «Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore?  Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?». Quando chiediamo benedizioni terrene, dobbiamo anche imparare a saper aspettare i tempi di Dio, e se il Signore “ritardata”, o ci dà qualcosa di diverso da ciò che chiediamo, accade sempre per il nostro bene. In alcuni casi di guarigione, Gesù non concesse immediatamente la benedizione richiesta, come fece in questo caso. Può accadere, come nel caso di Paolo, che il Signore non toglie la malattia. 2 Corinzi 12:8 «A questo riguardo ho pregato tre volte il Signore che lo allontanasse da me. Ma egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza”.Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me». Quando chiediamo la liberazione dal peccato, che è una sorta di cecità spirituale, Egli vuole purificarci totalmente dal peccato e dalla sua schiavitù; perché il peccato ci fa camminare nelle tenebre. Per Gesù è molto più importante la salvezza spirituale che la guarigione fisica. Inoltre, Egli desidera che la Sua luce brilli in noi per renderci suoi figli di luce e permetterci di vivere una vita santa, oltre al fatto che dobbiamo rischiarare la strada di coloro che camminano nelle tenebre. Che il Signore possa aprire i nostri occhi spirituali e farci vedere cosa c’è in noi che deve essere rimosso e che non vediamo o non vogliamo vedere. Inoltre, dobbiamo avere la stessa fede che hanno avuto queste due persone, perché le azioni che Dio compie nella nostra vita sono commisurata alla nostra fede.  

Isaia 42:16 Farò camminare i ciechi per una via che ignorano, li guiderò per sentieri che non conoscono; cambierò davanti a loro le tenebre in luce, renderò pianeggianti i luoghi impervi. Sono queste le cose che io farò e non li abbandonerò.

 

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