Non giudicate… ma in che senso?

Nei giorni scorsi ho incrociato un ragazzo con una felpa sulla quale c’era scritto: “Solo Dio mi può giudicare”. Ma è proprio così? Un cristiano si deve esimere dal dare opinioni e giudizi? No, la Bibbia non dice questo, anche se è vero che Gesù disse: «Non giudicate, affinché non siate giudicati. Perché sarete giudicati secondo il giudizio col quale giudicate; e con la misura con cui misurate, sarà pure misurato a voi (Matteo 7:1-2). Ma ci siamo chiesti cosa intendesse dire esattamente il Signore con queste parole? A quale tipo di giudizio allude il Signore in questi versetti? Andiamo a vedere le ipotesi più accreditate per interpretare queste parole di Gesù.

1- COME E QUANDO GIUDICARE?

 

Il Signore intendeva affermare che un Suo discepolo non dovrebbe mai, in alcun modo e in nessuna occasione esprimere un parere o giudizio? Gesù ci ha voluto dire che dovremmo sospendere la nostra capacità di giudizio e di discernimento? Che dovremmo pensare solo a noi stessi e scollegare la mente quando si tratta di valutare azioni o persone? Ovviamente non intendeva dire questo! Interpretare male le parole di Gesù, ci porterebbe ad essere degli insensibili e insensati, delle persone superficiali e menefreghiste. Sarebbe assurdo pensare alla sospensione delle nostre facoltà critiche, anche perché il giudizio ha a che fare con l’intelligenza, con la capacità di analisi che Dio ci ha donato e che vuole che esercitiamo per distinguere il bene dal male, la verità dall’errore! La Bibbia dice che “L’uomo spirituale giudica ogni cosa…” (1 Corinzi 2:15); in altre parole, il cristiano è un attento osservatore, qualcuno che si interroga costantemente sulla volontà di Dio. In un altro testo, Paolo ci dice che possiamo e dobbiamo giudicare, ma cosa si deve giudicare?

1Corinzi 6:1-3 «C’è qualcuno di voi che, quando ha una questione contro un altro, osa farlo giudicare dagli ingiusti invece che dai santi?  Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare dei piccoli problemi? Non sapete voi che noi giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita!».

Come applicare allora il “non giudicate” di Gesù e il giudicare di Paolo?  Che cosa intendeva dire Gesù con le parole  “non giudicate”? Alcuni hanno persino sostenuto che Cristo proibiva l’istituzione dei tribunali, come credeva lo scrittore russo Tolstoj. Ovviamente questa è una conclusione estrema e fuorviante del testo biblico. Analizziamo i versetti citati all’inizio, riportando anche il contesto per capire meglio.

Matteo 7:1-5 «Non giudicate, affinché non siate giudicati.  Perché sarete giudicati secondo il giudizio col quale giudicate; e con la misura con cui misurate, sarà pure misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?  Ovvero, come puoi dire a tuo fratello: “Lascia che ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre c’è una trave nel tuo occhio? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello».

Questo passaggio è tratto da un contesto più ampio ed è il Sermone sul Monte, dove Gesù pone una questione fondamentale, perché dal nostro genere di giudizio dipende la qualità delle nostre relazioni, a partire dal nostro rapporto con Dio. La domanda di fondo è: come giudichiamo? Con quale presupposto, con quale animo? Cerchiamo di capire meglio il senso delle parole di Cristo. Quando Gesù dice “non giudicate”, bisogna intendere: “non date sentenze definitive”, non condannate a prescindere. A noi non è dato il compito di sederci sulla sedia del giudice e sentenziare. Dio ci dice di astenerci dall’emettere sentenze di condanna, perché non siamo noi il Giudice. Si possono esaminare le azioni e le attitudini degli altri, ma non dovremmo giudicare le loro intenzioni e motivazioni; poiché non siamo Dio. I Farisei amavano giocare a fare Dio quando condannavano gli altri, ma non consideravano che Dio un giorno avrebbe giudicato anche loro e lo farà usando lo stesso loro metro. L’apostolo Giacomo scrive: Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli; chi parla contro il fratello e giudica il proprio fratello, parla contro la legge e giudica la legge; ora se giudichi la legge, tu non sei un esecutore della legge, ma un giudice. C’è un solo Legislatore, che può salvare e mandare in perdizione; ma tu chi sei, che giudichi un altro? (Giacomo 4:11,12).

Il cristiano non dovrebbe atteggiarsi a giudice, soprattutto se il giudizio è lesivo. Dio non approva chi vive col dito sempre puntato contro gli altri. L’essere un  critico censore un trova-difetti nell’altro è sempre negativo ed è distruttivo, sia nei confronti delle altre persone che verso sé stessi. Chi gode nel cercare i difetti negli altri è Satana che ama accusare, giudicare, criticare, condannare, sentenziare, etc. Una persona non rigenerata o unta dallo Spirito Santo ama interpretare le motivazioni degli altri nel peggiore dei modi, smonta le loro idee ed è spietato con i loro errori. Questo è il carattere di Satana che spesso si vede anche in chi si professa cristiano. Purtroppo ci sono cristiani che sono ancora carnali, non completamente rigenerati dallo Spirito Santo, e come dice Paolo in Galati 5 sono un problema per loro stessi e per la chiesa, poiché chi commette le cose vediamo qui sotto elencate, non può entrare nel Regno di Dio. Galati 5: 16-21 Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne,  la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi non fate quel che vorreste. Ma se siete condotti dallo Spirito, voi non siete sotto la legge. Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza,  idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette,  invidie, omicidi, ubriachezze, ghiottonerie e cose simili a queste, circa le quali vi prevengo, come vi ho già detto prima, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di DioPer contro una persona rigenerata e ripiena dallo Spirito Santo ha lo stesso carattere e i comportamenti di Gesù, che vediamo al versetto 22 di Galati 5.

Galati 5 : 22-26 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.  Contro tali cose non vi è legge. Ora quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito.  Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

2 - QUAL È IL COMPORTAMENTO CRISTIANO DA ADOTTARE?

 

 

Quando dobbiamo intervenire e valutare una determinata questione o su una persona, non  dobbiamo emettere un giudizio di condanna, anche se abbiamo ragione, dobbiamo usare lo stesso tatto e sensibilità di Gesù, cercando di non ferire o umiliare la persona che dobbiamo riprendere. Non emettiamo sentenze definitive, perché la severità che usiamo verso gli altri sarà usata verso di noi. Le parole di Gesù sulle due misure, sui due criteri di valutazione (su come saranno misurati i nostri torti, errori, dagli altri) si può applicare sia al giudizio di Dio sui nostri propositi e sulle nostre azioni, sia al trattamento che il prossimo ci riserverà. Quando Gesù doveva riprendere qualcuno usava misericordia, il suo intento non era quello di avere ragione e che l’altro doveva sentirsi schiacciato sotto il peso della sua colpa. Tutt’altro, il Signore voleva il bene della persona che riprendeva, il Suo intento era ristabilirlo, perdonarlo e riconciliarlo a Sè con amore. Quando riprendiamo o giudichiamo qualcuno dobbiamo pensare e agire come Gesù, avendo a cuore il bene dell’altra persona. Quando riprendiamo qualcuno, dobbiamo pensare a recuperare la relazione e il rapporto che abbiamo con quella persona e non ha volere giustizia propria o peggio ancora nutrire sentimenti di vendetta o di odio. La critica, il rancore, le accuse e il giudizio pesante allontanano le persone e non ci può essere riconciliazione. Inoltre, quando vomitiamo la nostra rabbia addosso agli altri, inondandole di rimproveri, inveendo contro di loro con ogni sorta di epiteti offensivi, stiamo facendo maldicenza, e questo è un peccato. Dire male di qualcuno è maledire. La Bibbia ci esorta a fare il contrario, ossia a dire bene, quindi benedire. Romani 12:14 «Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite». Cerchiamo di essere sempre benevoli, pazienti e se è necessario sopportiamo anche i torti. Perché è molto più facile vedere gli errori negli altri, nel puntare il dito e nel fargli la lista degli sbagli, piuttosto che guardare a noi stessi.

1Corinzi 6:7-8  «Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli».

La Bibbia dice: “manchiamo tutti in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto” (Giacomo 3:2). Spesso le colpe che vediamo negli altri sono in realtà le nostre: vediamo gli altri non per quello che sono, ma per quello che siamo o per quello che vorremmo che fossero. Paolo ci esorta a… “Ciascuno esamini se stesso” (1 Corinzi 11:18), “Ciascuno esamini l’opera propria” (Galati 6:4). Quante volte abbiamo usato un determinato parametro diverso, una certa unità di misura nel valutare noi stessi e un parametro o un’unità di misura completamente diversi nel valutare gli altri! Quante volte ho misurato i miei errori con il righello e gli errori degli altri con il contachilometri! Quando succedono diatribe tra fratelli e non solo, l’unico che è contento è il diavolo, che prova soddisfazione nel trovare capi d’accusa contro i figli di Dio, poiché egli ama accusare i figli di Dio. Apocalisse 12:10 «Allora udii una grande voce nel cielo che diceva: «Ora è giunta la salvezza, la potenza e il regno del nostro Dio e la potestà del suo Cristo, poiché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte». Evitiamo di prendere lezioni da lui! Trattiamoci da fratelli, non da magistrati che sentenziano su casi di imputati considerati colpevoli senza attenuanti. L’ipercriticismo non è un modo fraterno, non è un’attitudine che riporta al Vangelo della grazia, né al nostro “Padre misericordioso” (2 Corinzi 1:3). Gesù parla di “pagliuzza” che si potrebbe tradurre anche “truciolo di legno o scheggia”; l’iperbole della trave davanti ai propri occhi e della pagliuzza da voler togliere all’altro ci ricorda che soltanto chi è consapevole di dover rendere conto a Dio ed è onesto abbastanza da essere autocritico, può avere l’obiettività e la sensibilità per aiutare il prossimo a liberarsi del corpo estraneo nell’occhio! Chi ha la trave davanti rischia di accecare una persona tentando di fare distrattamente l’“oculista spirituale”! Guardiamoci allo specchio della Parola di Dio.

Giacomo 1:22-25 «E siate facitori della parola e non uditori soltanto, ingannando voi stessi. Poiché, se uno è uditore della parola e non facitore, è simile a un uomo che osserva la sua faccia naturale in uno specchio; egli osserva se stesso e poi se ne va, dimenticando subito com’era. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole ma un facitore dell’opera, costui sarà beato nel suo operare».

L’apostolo Paolo scrive ai credenti “italiani” del I secolo: “… chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri condanni te stesso; infatti tu che giudichi, fai le stesse cose” (Romani 2:1) e “Chi sei tu che giudichi il domestico altrui?” (14:4). Attenzione: Gesù dice di cominciare a valutare il nostro cuore e la nostra vita, non che dobbiamo “farci i fatti nostri” o essere indifferenti. Se siamo fratelli, dobbiamo aiutarci a vicenda anche a rimuovere le fastidiose pagliuzze dagli occhi degli altri! Immedesimiamoci, agiamo nell’ottica dell’amore, col proposito di aiutare. Non siamo chiamati ad indossare la toga del giudice, né la maschera dell’attore (ipocrita), ma i panni che dovremmo usare sono quelli del fratello che dice: “Permettimi di aiutarti a rimuovere ciò che ti fa soffrire, che non ti aiuta, che non ti fa vedere”. Inoltre, non dimentichiamo mai di usare sempre la regola d’oro.

Matteo 7:12 «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti».

Al tempo di Gesù esistevano già precetti simili contenuti in opere di filosofi dell’Antica Grecia, ma sempre in forma negativa: “Non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te”. Precetti che, tra l’altro, avrebbero fatto parte anche di detti latini, e che fanno parte del pensiero buddista o induista. L’unicità del messaggio di Gesù è all’opposto, il suo comando è positivo: “fate”! Ecco la potenza della regola d’oro del Signore, che soltanto il Suo amore in noi ci permette di praticare! John Stott disse:“Se ci mettessimo con buon senso nei panni dell’altra persona e desiderassimo per lei ciò che desideriamo per noi stessi, non saremmo mai avari ma sempre generosi, mai bruschi ma sempre comprensivi; mai crudeli ma sempre gentili”. Per amore di Dio (per il nostro bene e per il bene di tutti): il nostro approccio con le persone intorno a noi non deve essere mai tranciante, mai esprimere pareri o giudizi severi che schiacciano l’altro, ferendolo nel suo intimo. La nostra deve essere sempre una riprensione cristiana, motivata dall’amore per l’altro, per ristabilirlo, per rialzarlo e non per abbatterlo, distruggerlo o per vendicarci. Ovunque siamo, a casa, sul lavoro, in chiesa e in qualunque tipo di relazione: non contribuiamo a creare ambienti tossici, giudicanti, ma ambienti accoglienti, popolati non da dita puntate, ma da mani tese, in nome Suo. Per concludere possiamo dire che i cristiani possono e devono prendere posizione contro il peccato e anche “contro” chi sbaglia, ma il loro deve essere sempre un “giusto giudizio“. Giovanni 7:24 «Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate secondo giustizia». Quando pensiamo di aver subito un torto o un ingiustizia, il Signore ci esorta a cercare la persona per dialogare amabilmente e chiedere chiarimenti. Se improntiamo il confronto nel cercare di capire il perché l’altro ha agito male nei nostri confronti e non sul voglio giustizia o vendetta, è facile che la riconciliazione può avvenire nell’immediato. Matteo 18:15 «Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, tu hai guadagnato il tuo fratello». Ma ogni giudizio o riprensione deve essere sempre improntata sulla grazia, sul perdono, con molta misericordia e umiltà, che poi è l’esempio che Gesù ci ha lasciato.

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