Facciamo una doverosa premessa, questo articolo non vuol essere “contro” il cattolicesimo, la nostra intenzione è far conoscere la verità; affinché le persone possano aprire gli occhi e comprendere come alcuni insegnamenti biblici hanno subito modifiche nel corso dei secoli e di come Satana si è infiltrato in questa chiesa, tanto da essere venerato e adorato all’insaputa dei fedeli che la frequentano. 

1 - SIMBOLI PAGANI/DEMONIACI/ MASSONICI NEL CATTOLICESIMO

 

Tutti gli esempi che seguiranno ci mostrano come tutta l’iconografia cattolica ha purtroppo origine pagana; inoltre, le chiese cattoliche trasudano di simboli massonici, satanici e pagani, soprattutto nelle chiese dei Gesuiti.

 

La Sala Nervi ci ricorda la testa del serpente che rappresenta Satana, sia dall’esterno che dall’interno, ed  è veramente inquietante!

 

L’AUREOLA


L’aureola che sta dietro la testa di tutti i santi e le Madonne è ripresa dalle antiche culture pagane. Dall’Occidente all’Oriente, sono innumerevoli gli idoli che la mostrano, e questo per la semplice ragione che tutte le culture pagane hanno sempre adorato il sole e l’aureola ne è per lo più un simbolo. «L’aureola origina dalle religioni europee pre-cristiane. La si riscontra in molti mosaici, in cui un disco di luce circonda la testa degli dèi dell’Olimpo. L’aureola compare anche in stele funerarie ellenistiche per esprimere deferenza a chi appartiene al mondo dell’aldilà e su alcune monete, soprattutto la ritroviamo attorno alla testa del personaggio effigiato. Un tipo particolare di aureola è quella raggiata del Sol Invictus, adottata anche dal Mitraismo. L’aureola era presente nell’iconografia dei re solari indoiranici, in seguito adottata da re ed imperatori romani e bizantini. Dèi come Giove e Apollo avevano il capo circondato da un’aureola luminosa (Simboli e Allegorie, Dizionari dell’arte, Ediz. Electa, 2003, pag. 148)» (da Wikipedia alla voce Aureola).

 

LA RUOTA PER L’ADORAZIONE DEL SOLE

L’adorazione al dio Sole, fin dalla notte dei tempi, è sempre stata rappresentata mediante diversi simboli ed è a tutt’oggi onnipresente. Uno di questi simboli è la ruota che, con i suoi raggi, richiama alla mente l’immagine del sole. Può anche contenere un cerchio più piccolo o una croce che simboleggia la terra con i suoi quattro elementi o le quattro stagioni. La ruota solare è presente in tutte le culture pagane e prende appunto varie forme. Nel cattolicesimo romano la ruota solare compare praticamente ovunque, sui paramenti sacerdotali, sui frontoni e all’interno di numerosissime chiese, come simbolo dell’ostia, ecc. La più grande ruota per l’adorazione del dio Sole di tutto il mondo si trova in piazza San Pietro, a Roma, con l’obelisco al centro Si noti che è una ruota nella ruota, con otto raggi: questo è un simbolo comune nel paganesimo, è il cammino verso l’illuminazione e rappresenta anche l’energia cosmica. La ruota più piccola al centro riproduce schematicamente il sole con i suoi raggi. Inoltre il cerchio nel paganesimo spiritico rappresenta l’organo genitale femminile, mentre l’obelisco quello maschile. L’obelisco in mezzo al cerchio è dunque un altro simbolo osceno, ed era il tipico monumento egizio per l’adorazione di Ra, il dio Sole.

 

OSTENSORIO ADORAZIONE AL DIO SOLE

L’ostensorio e l’ostia al suo interno sono simboli di adorazione del dio Sole. Ai fedeli si insegna che l’ostia va adorata come se fosse Dio in persona; nell’adorare l’ostia, i fedeli adorano il dio Sole. Ma l’ostia non va adorata, non solo perché lo proibisce il secondo comandamento (quello tolto via dal cattolicesimo), ma anche per il fatto che Gesù disse di prendere i simboli del pane azzimo e del vino non fermentato (la fermentazione è simbolo di peccato) in Suo ricordo, non come vero e proprio sacrificio! Quando Cristo porse ai dodici il pane azzimo dicendo: «Questo è il mio corpo… Fate questo in memoria di me» (Luca 22:19-20), non poteva certo intendere che fosse il Suo vero corpo in carne ed ossa, visto che doveva ancora essere crocifisso! Inoltre, nemmeno il suo sangue era ancora stato sparso per noi! L’apostolo Paolo, nella sua epistola agli Ebrei, insiste diverse volte che il sacrificio di Cristo non si sarebbe mai più ripetuto. Ecco qui sotto un solo testo, fra tutti quelli possibili:

«Gesù Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre, e ha compiuto la volontà di Dio; per questo Dio ci ha liberati dalle colpe e ci ha resi santi. I sacerdoti stanno nel tempio ogni giorno a svolgere il loro servizio: offrono molte volte gli stessi sacrifici che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, ha offerto un solo sacrificio per i peccati, una volta per sempre. Poi, come dice la Bibbia, si è messo accanto a Dio. Ora aspetta soltanto che i Suoi nemici siano messi sotto i Suoi piedi. Così, con una sola offerta, Egli ha fatto diventare perfetti per sempre quelli che sono purificati dai peccati… Ora, se i peccati sono perdonati, non c’è più bisogno di fare offerte per il perdono dei peccati» (Ebrei 10: 10- 14,18). Si noti quante volte l’apostolo ripete che Cristo è stato offerto una sola volta, per sempre. Dunque, i simboli della Santa Cena non sono altro che un sacro ricordo di quello straordinario evento, unico nel suo genere e nella storia della salvezza. Perché mai dovrebbero essere adorati?

 

IL SIMBOLO DEL SERPENTE E DEL DRAGO

Il serpente e il drago, con o senza le ali, sono sempre stati un tipico simbolo pagano – satanico fin dagli albori della storia umana. Il serpente alato simboleggiava nella religione magica dell’Egitto l’anima dei defunti. Il cobra era portato sulla fronte dei faraoni e l’arte egiziana associava il disco solare al serpente (che lo circondava): era simbolo di Ra, il dio Sole. Il dio del Sole maya Quetzalcoatl veniva rappresentato mentre usciva dalla bocca di un drago. Nella Bibbia stessa il diavolo è definito: «Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana» (Apocalisse 12:9). In molte raffigurazioni, la dea greca Atena tiene nella mano destra il bastone a forma di serpente, simbolo del potere. Il bastone pastorale dei vescovi e degli alti prelati della chiesa cattolica riproduce ugualmente il serpente, come si evince dalla foto. 

 

L’OCCHIO MALEFICO DI OSIRIDE

L’occhio nel triangolo compare in moltissime chiese cattoliche e non solo, è un simbolo molto comune. Purtroppo è un simbolo satanico da sempre usato nell’adorazione solare ed è stato adottato dalla Massoneria. L’occhio di Osiride è chiamato anche “l’occhio che tutto vede”, come se si trattasse dell’onniveggenza del Creatore. Esso è spesso raffigurato in un triangolo, simbolo della piramide che sta, a sua volta, fra i raggi del sole (o viceversa). Tutti i simboli con cui la chiesa cattolica si è contaminata sono legati fin dall’antichità al culto solare d’invenzione satanica. 

 

LA MITRA DEL DIO-PESCE

Questo idolo è molto antico… Si credeva che Nimrod (citato anche nella Bibbia, personaggio presente nel mito della dea-madre e di Tammuz) fosse tornato alla vita mezzo uomo e mezzo pesce. Si raffigurava questo idolo con una mitra formata dalla testa di un pesce, a volte con la bocca aperta. Nettuno (o Poseidone, il corrispondente greco) era considerato il signore del mare e degli inferi. Anche lui era mezzo uomo e mezzo pesce, ed era anche un’altra rappresentazione del dio Sole di Babilonia. Un bassorilievo assiro in un museo di Berlino mostra sacerdoti pagani vestiti da uomini-pesci, mentre eseguono aspersioni di acqua benedetta. Dagon era un’antica divinità cananea, nominata nella Bibbia come la maggiore di quelle venerate dai Filistei. L’origine di Dagon è stata scoperta nell’antica città sumera di Mari. Dagon era originariamente una divinità della fertilità assiro-babilonese che si è evoluta in una divinità semitica nord-occidentale importante, rappresentata come mezzo uomo e mezzo pesce.

Ora, sulla testa di ogni vescovo, come del Papa stesso, si trova un’identica mitra a forma di testa di pesce con la bocca aperta!

1Samuele 5: 1-5 «Allora i Filistei presero l’arca di DIO e la trasportarono da Eben-Ezer a Ashdod; poi i Filistei presero l’arca di DIO, la portarono nel tempio di Dagon e la posarono accanto a Dagon. Il giorno dopo gli abitanti di Ashdod si alzarono presto, ed ecco Dagon era caduto con la faccia a terra davanti all’arca dell’Eterno. Così presero Dagon e lo rimisero al suo posto. Il giorno dopo si alzarono presto, ed ecco Dagon era di nuovo caduto con la faccia a terra davanti all’arca dell’Eterno, mentre la testa di Dagon e ambedue le palme delle sue mani giacevano troncate sulla soglia; di Dagon rimaneva solo il tronco.  Perciò, fino al giorno d’oggi, i sacerdoti di Dagon e tutti quelli che entrano nel tempio di Dagon non mettono piede sulla soglia di Dagon in Ashdod».

 

IL FULMINE

Il fulmine ha rappresentato per secoli il dio Sole. Zeus, il dio greco teneva in mano il fulmine che faceva di lui il padre o il capo di tutti di dèi. Questo simbolo ha origine in Mesopotamia. È la stessa figura di Marduc in Babilonia, di Baal in Canaan, di Adad in Assiria, di Giove a Roma e di Enlil, il dio sumero con le corna, gli zoccoli e la coda, signore dei demoni (da quest’ultimo viene anche la rappresentazione “cristiana” di Satana). Oggi il fulmine è un simbolo ancora in voga fra i satanisti. Hitler, che usava diversi simboli solari occulti, come la svastica nel cerchio o l’aquila (infatti era uno spiritista), usò due simboli del fulmine vicini per la grafica delle sue famigerate SS.

 

LA CANDELORA 

Il 2 febbraio cade il giorno della Candelora nel calendario liturgico cattolico. La festa religiosa  vuole ricordare un episodio particolare descritto nel Vangelo, ossia la presentazione di Gesù Bambino al Tempio. Il rituale di benedizione delle candele avviene ancora oggi nelle parrocchie nel giorno della Candelora e serve a ricordare la luce che Cristo irradia nel mondo. La data del 2 febbraio non è casuale: cade a 40 giorni precisi dalla nascita di Gesù, che la Chiesa ricorda il 25 dicembre. Questa festa ha però origini da riti pagani, ed era la festa celtica di Imbolc. Tutti questi riti avevano come protagonista principale la luce  (che riprende il simbolo delle candele), l’allungarsi delle giornate e i primi segni dell’arrivo della primavera. Sicuramente la fine dell’inverno coincide con l’inizio di un nuovo ciclo vitale e con nuovi raccolti: la loro celebrazione era fissata proprio il 2 febbraio. 

 

IL TRIREGNO


Il triregno indica, oltre all’antico culto solare babilonese, anche la pretesa di essere sovrano del cielo, della terra e degli inferi, ovvero il padrone dell’universo: è l’antica pretesa di Satana che volle essere come Dio! Il papato ha adottato il triregno come copricapo dei pontefici, purtroppo insieme alla pretesa di cui sopra. Ecco due soli esempi per dimostrarlo. Il primo è la lettera di credenziali che Papa Martino V diede al suo ambasciatore a Costantinopoli portava questa soprascritta: «Il santissimo e felicissimo, che è l’Arbitro del cielo e Signore della terra, il successore di San Pietro, l’Unto del Signore, il Padrone dell’universo, il Padre dei re, la Luce del mondo». Il secondo si trova nella grande enciclopedia cattolica “Prompta Bibliotheca”: «Il Papa è rivestito da una così grande dignità e talmente elevata, che egli non è un semplice uomo, ma come se fosse Dio ed il Vicario di Dio… il Papa è come Dio in terra, unico sovrano di colui che è fedele al Cristo, Principe dei Re, rivestito dalla pienezza della potenza; cui è stata affidata da Dio Onnipotente la direzione non solo delle cose terrene, ma anche di quelle del regno celeste…» (!!) Il triregno con i due pendenti dietro, il simbolo del sole sul polso, la croce con i raggi allargati verso il fondo, sono anche quelli simbolo di adorazione del Sole.

 

 

IL CROCIFISSO INCURVATO

Si legge nel libro “The Broken Cross: Hidden Hand in the Vatican” che questo crocifisso ricurvo è «… un simbolo sinistro, utilizzato dai satanisti nel VI secolo, che fu ripreso al tempo del Concilio Vaticano ll. Questo era un crocifisso ricurvo o rotto, sul quale era esposta una figura ripugnante e distorta di Cristo, a cui i praticanti di magia nera e gli stregoni del Medio Evo avevano fatto ricorso per rappresentare il termine biblico del “Marchio della Bestia”… Era usato per scopi occultistici e può essere visto in incisioni su legno al Museo della Magia, a Bayonne in Francia» (Piers Compton, o.c. – Channel Islands, Neville Spearman, 1981 – pag. 57 )

 

 

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è un simbolo proveniente dall’antico Egitto e rappresenta l’Universo. Venere veniva rappresentata come nascente da una conchiglia (anche Botticelli ne fece un quadro famoso: “La nascita di Venere”). Nei miti greci e romani, le conchiglie erano un simbolo di prosperità, di rinascita; divenne così il simbolo del grembo materno. Per questo motivo, la conchiglia rappresentò la divinità femminile nel culto pagano, e venne associata all’ amore, alla nascita, alla riproduzione. La conchiglia è legata anche al famoso Cammino di San Giacomo (o “Cammino di Santiago”), uno dei pellegrinaggi cristiani più importanti in epoca medievale.  Pochi sanno che il Cammino di San Giacomo venne costruito sulle rovine di un percorso sacro, molto più antico, pagano naturalmente. Il pellegrinaggio serviva per favorire la fertilità e veniva percorso dalle giovani coppie che desideravano avere un figlio. Fedele al suo antico significato, si narra che i pellegrini portassero con sé una conchiglia. I cristiani continuarono questa tradizione in parte, ma dedicarono il percorso a San Giacomo. Questo simbolo pagano della conchiglia compare nella basilica di San Pietro in Vaticano, all’interno di un altro emblema papale. Spesso, nelle chiese cattoliche le conchiglie pagane sono usate come acquasantiere.

(Vedi link: https://isimbolinellacomunicazione.wordpress.com/2013/03/12/la-conchiglia/)

 

TELESCOPIO VATICANO LUCIFERO

Poteva mancare l’ennesimo riferimento a Satana? Ovvio che no!  Il Vaticano finanzia … Vatican Advanced Technology Telescope che è un telescopio di 1,83 metri situato nell’Osservatorio di monte Graham e gestito dalla Vatican Observatory Research Group in collaborazione con l’università dell’Arizona.

Probabilmente stanno cercando un contatto con gli alieni o extraterrestri, che poi sono angeli caduti, sono demoni, ma loro credono che sono esseri che vivono nello spazio. Che ovviamente hanno trovato o incontrato, come si evince in questa stola del Papa. Chissà perché c’è un alieno sui paramenti papali?

 

2- QUAND' È CHE IL CULTO PAGANO ALLE CREATURE ENTRA NELLA CHIESA?

 

A. Come si è sviluppata questa apostasia?

L’apostolo Paolo, divinamente ispirato dal Signore, nello scrivere a Timoteo gli esterna una triste profezia: nella Chiesa entreranno eresie e culti pagani che sono dottrine di demoni.

1 Timoteo 4:1 «Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni…».

Una delle prime dottrine provenienti dal paganesimo che si è introdotta nella cristianità fu l’immortalità dell’anima. Questa eresia arriva dal filosofo greco Platone che nel suo Fedone, insegnava la preesistenza e la sopravvivenza eterna dell’anima. Secondo Platone il corpo è una prigione per l’anima immortale; la morte viene a liberarla per condurla nelle dimore eterne. Il platonismo penetrò nel giudaismo alessandrino e poi nel cristianesimo. Nel secondo secolo questo influsso s’impose e venne accettato da Tertulliano (morto nel 240) e Origene (morto nel 254), i quali preparano la via a Sant’Agostino (morto nel 430), che la svilupperà e diventerà una dottrina della Chiesa Cattolica (in seguito anche di molte denominazioni protestanti). Persino Tommaso d’Aquino (1226), osò affermare: “L’anima è immortale, come dice il grande Platone”; citando un filosofo pagano a sostegno di una teoria antibiblica, senza tener conto che il concetto dell’immortalità dell’anima si trova in tutte le culture pagane di tutti i tempi, ma è in totale opposizione all’insegnamento delle Sacre Scritture. Dobbiamo arrivare al 1513, con il concilio Laterano V, sotto il Pontefice Leone X, che la teoria dell’immortalità dell’anima fu adottata quale dogma ecclesiastico, in barba a quanto rivelato dal Signore nelle Sacre Scritture.

Per chi volesse approfondire lo studio sullo stato dei morti, vi rimandiamo alla lezione n° 11.  https://www.bibbiafacile.it/2022/01/06/lezione-10-la-morte-e-poi  (cliccate sul link).

«Ancora nel secondo secolo d.C., la dottrina di Platone sull’immortalità dell’anima era, agli occhi dei veri cristiani, un dogma empio e contro Cristo, accettato solo da persone che a torto si proclamavano cristiane». (L.Reinhardt, “La Bibbia conosce l’aldilà?”, Monaco 1925, p. 150).

La profezia dell’apostolo Paolo circa “le dottrine di demoni” (1Timoteo 4:1) si stava realizzando. Una volta che le anime era divenute immortali, contrariamente a quello che insegna la Scrittura, restava dove collocarle, ed è qui che nascono altre tre eresie: purgatorio, inferno e paradiso dantesco e non biblico. Ma a cosa allude Paolo nello specifico con la dottrina dei “demoni”? Ad insegnamenti che provengono da spiriti maligni al servizio di Satana. Per i latini i trapassati venivano chiamati “geni” e “semidei” (divi), i quali venivano elevati in cielo con tanto di templi a loro dedicati; inoltre si accendevano delle candele, si bruciava l’incenso, s’indirizzavano delle preghiere come a dèi protettori, erano considerati intermediari tra l’uomo e le divinità, e tutto questo paganesimo è ancora presente nella pseudocristianità. Anche l’apostolo Giovanni nell’Apocalisse (9:20) usa la stessa espressione “demone” quando predice che la cristianità apostata, malgrado sia stata colpita dai castighi di Dio, continua ad adorare i “demoni”.

Apocalisse 9:20 «E il resto degli uomini, che non furono uccisi da queste piaghe, non si ravvide ancora dalle opere delle loro mani e non cessarono di adorare i demoni e gli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare»

Purtroppo sono numerosi i cristiani che continuano a presentare e presiede ai culti “degli spiriti di morti deificati” o a “demoni”, secondo l’espressione greca di Paolo. Nel Nuovo Testamento la parola “demone” solitamente indica un angelo caduto al servizio di Satana, in questo contesto specifico indica i trapassati e le divinità, i semi-dèi dei popoli pagani (vedi anche il Grande Lessico del Nuovo Testamento, t. II – “daimon”, Paideia 1966, p. 744).

 

 


B. Perché Paolo usa il termine “demone” per indicare un defunto o semi-dio?

L’insegnamento che proviene dalla Bibbia è diametralmente all’opposto del pensiero platonico; poiché la Scrittura insegna che al momento della morte il nostro cervello e ogni organo cessano ogni attività e funzione, il defunto entra in uno stato d’incoscienza o sonno temporaneo, fino al risveglio o resurrezione che avverrà dopo il ritorno di Cristo.

Giovanni 11:11-14 «Dopo aver detto queste cose, soggiunse: “Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo”. Allora i suoi discepoli dissero: “Signore, se dorme si riprenderà”. Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto”».

1 Tessalonicesi 4: 13-17 «Ora, fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù è morto ed è risuscitato, crediamo pure che Dio condurrà con lui, per mezzo di Gesù, quelli che si sono addormentati. Ora vi diciamo questo per parola del Signore: noi viventi, che saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo coloro che si sono addormentati,  perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo e con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore».

Ogni persona che muore scende nella tomba ed è lì che rimane fino alla resurrezione, senza vagare o andare in nessun luogo. La persona defunta non è cosciente o consapevole del luogo nel quale si trova, né dello scorrere del tempo; per questa ragione non può contattare i vivi e meno che mai può intercedere per loro.

Ecclesiaste 9:5-6 «I viventi infatti sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla; per loro non c’è più alcuna ricompensa, perché la loro memoria è dimenticata. Anche il loro amore, il loroodio e la loro invidia sono ormai periti, ed essi non avranno mai più alcuna parte in tutto ciò che si fa sotto il sole»….10 «Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza».

La domanda sorge spontanea: ma allora se i defunti sono in un sonno inconscio e non possono contattare i viventi o interessarsi alle loro faccende terrene, chi è che si presenta al loro posto? Sono per l’appunto i demoni o angeli decaduti che si travestono, ossia possono prendere il sembiante e la voce del defunto e possono anche apparire per illudere meglio coloro che non conoscono Dio e la Bibbia.  

2 Corinzi 11:14,15  «Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere».

I demoni sono gli artefici questo imbroglio e possono persino compiere “miracoli “ e segni soprannaturali per ingannare meglio.

2 Tessalonicesi 2:9 «…. per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi…».

Apocalisse 16:14 «Essi sono spiriti di demòni capaci di compiere dei segni miracolosi».

Tornando alla storia della cristianità, con il passare del tempo si è iniziato a sostituire il culto pagano alla divinità con quello dei martiri prima, e dei santi dopo. È così che Eusebio, vescovo di Cesarea, all’inizio del IV secolo, dopo aver citato Platone “il quale vorrebbe che gli uomini morti per la patria fossero considerati ‘demoni’, e che i loro sepolcri fossero adorati come quelli dei ‘demoni’”, fa di questa dottrina del filosofo un argomento a favore delle feste che i cristiani celebravano già nel suo tempo sulle tombe dei martiri, perché secondo lui non è sbagliato che questi morti “siano accettati come campioni della vera religione… Da qui la nostra abitudine di andare presso i loro sepolcri e di rivolgere loro una preghiera e dare onore alle loro anime benedette.” (Eusebio “Prepar. évang.” XIII, 11, citato da Gaussen). La chiesa corrotta e apostata dei primi secoli ha gradatamente sostituito le divinità pagane (Giove, Mercurio, Diana, Esculapio, ect) che erano protettori o protettrici con altrettante divinità pagane, anch’essi protettori o protettrici; sostituendo gli dèi pagani con i martiri o defunti che si sono distinti per opere meritorie. Al posto della festa di Giove e di Diana e di altri simili, adesso si celebrano le feste di Pietro e Paolo, Giacomo o di altri martiri”. Il cristianesimo diventa così una religione di pratiche pagane o per meglio dire un paganesimo con elementi cristiani.

Sebbene l’apostolo Paolo insegni chiaramente che Gesù è il “solo mediatore tra Dio e gli uomini” (1 Timoteo 2:5), la Chiesa ha sostituito l’opera del Cristo con quella dei santi e delle vergini, successori di tutte quelle divinità pagane che fungevano da intermediari tra le divinità superiori e gli uomini, che avevano anche il compito di proteggere le città, le arti ed i mestieri. Fu perché la Chiesa praticava il culto ai “demoni” che con il tempo, per una questione di coerenza, si trovò nell’obbligo morale di togliere dal Decalogo il secondo comandamento che in una forma chiara condannava e manifestava il suo allontanamento da Dio» (Adelio Pellegrini, “Il popolo di Dio e l’Anticristoattraverso i secoli”, pp. 146-150).

 

Breve cronistoria del culto alle creature attraverso i secoli.

375 – Mentre i primi cristiani veneravano solo Dio, nella chiesa apostata s’ introdusse il culto dei Santi e degli Angeli, per compiacere le tradizioni pagane del popolo.

431 – Le masse inconvertite facevano pressioni per l’assenza di “divinità femminili” nel Cristianesimo, pertanto al Concilio di Efeso si proclamò MARIA “Madre di Dio”. Questa figura colmava il “vuoto” lasciato dalle varie dee delle religioni pagane. Maria prese dunque il posto, nella devozione popolare, di Diana, Iside, Artemide, e varie altre dee.

788 – La chiesa cattolica adotta ufficialmente l’adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie dei santi. Ovviamente si tratta di pratiche superstiziose-demoniache.

995 – Giovanni 14° introduce la “canonizzazione dei santi”.

1090 – Viene introdotto il Rosario. Ciò costituisce l’ennesimo capovolgimento dell’insegnamento di Gesù, il quale vietava questo tipo di preghiere.

1854 – Papa Pio IX proclama il nuovo dogma della cosiddetta Immacolata Concezione, così facendo si prosegue il processo di “divinizzazione” di Maria. Il concetto di “concezione immacolata” non ha alcun senso rispetto all’insegnamento di Gesù, bensì deriva dalla metafisica greca e dal paganesimo.

1950 – PIO XII proclama che il corpo di Maria sarebbe “volato via”, in cielo. Nasce il dogma della cosiddetta Assunzione. Questa festa pagana viene celebrata il 15 agosto, ripristinando un’antica festa in onore della dèa Diana.

La chiesa cattolica romana, come ben sappiamo le tributa un vero e proprio culto di adorazione a Maria, che loro chiamano la Madonna. A questo personaggio vengono rivolte preghiere, litanie, rosari e canti. In ogni chiesa c’è una statua che la raffigura e non solo nelle chiese cattoliche, ma anche negli ospedali, case di cura o riposo, negli orfanotrofi, in alcune vie o piazze. Il culto mariano conta milioni e milioni di seguaci, a motivo delle svariate apparizioni le masse vanno in delirio e sono migliaia le persone che non esitano a prostrarsi davanti a questo personaggio, chiedendo aiuti, guarigioni e salvezza. A Maria o, meglio, alla Madonna vengono dedicati due mesi dell’anno: Maggio e Ottobre. Queste sono le principali feste in suo onore e sono:

1) l’Immacolata Concezione (8 Dicembre);

2) la Natività (8 Settembre);

3) l’Annunciazione (25 Marzo, nove mesi prima di natale);

4) la Purificazione (2 Febbraio);

5) l’Assunzione (15 Agosto).

La figura di Maria, di fatto è più importante di Gesù per la chiesa cattolica, tanto da farla diventare la quarta persona della Trinità, una sorta di dea onnipotente a cui persino Gesù deve ubbidire. Ad essa attribuiscono caratteristiche che sono solo di Dio come: ascoltare una preghiera, intercedere, compiere miracoli e salvare le anime. Secondo le eresie insegnate dal cattolicesimo fu assunta in cielo anima e corpo dopo essere risorta, e un giorno schiaccerà il capo del diavolo. Per i cattolici romani la madonna è la madre della Chiesa. Per i cristiani è Satana che viene adorato!

3 - PERCHÉ È PERICOLOSO VENERARE LE CREATURE?

 

Il culto cattolico di Maria (mariolatria) si è sviluppato nel corso dei secoli e occupa nel pensiero cattolico una posizione di particolare rilevanza. Maria viene presentata come la sempre Vergine, la Madre di Dio, la Regina del Cielo, l’Assunta, l’Immacolata, la Madre misericordiosa della Chiesa ed anche con il titolo di Corredentrice e Mediatrice. Ora, tutto ciò non è accettabile alla luce di quanto la Bibbia ci rivela, anche perché la mariologia è estranea al messaggio neotestamentario. Se il culto mariano avesse dovuto avere l’importanza che alcuni gli conferiscono, nell’insegnamento apostolico ci sarebbero state delle evidenze inoppugnabili, invece non se ne parla affatto. Come è normale che sia, poiché il culto alle creature era per i discepoli considerato idolatria pagana e questo vale per tutte le creature che siano angeli, santi e madonne varie.

Nella Scrittura è insegnato che il culto, l’onore, la lode, i cantici, la preghiera, ogni cosa in cui vi è da dare gloria, vanno rivolti SOLO  a Dio. Quando Gesù fu tentato da Satana nel deserto, questi gli chiese adorazione o venerazione, ma Gesù gli rispose: «Adora il Signore Iddio tuo, e a lui SOLO rendi il culto» (Matteo 4:10). Il Signore Gesù Cristo, dicendo che il culto va reso SOLO a Dio, esclude in modo tassativo eventuali culti e servizi da rendere alle creature. Bisogna tributare l’adorazione a Colui che ha creato le creature ossia il CREATORE! Quindi, il culto e l’adorazione vanno resi solo al CREATORE e non anche alle creature, come ben dice Paolo ai romani.

Romani 1:25 « … essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen»  

È assolutamente vietato nelle sacre Scritture rendere un culto di venerazione o l’adorazione a qualsiasi creatura, neppure agli angeli, poiché anch’essi sono creature di Dio. Inoltre è vietato portare santi e madonne in processione, rivolgere loro preghiere, accendere candele, fare voti e cose simili. Chiunque pratica queste cose viene considerato un IDOLATRA! E coloro che fanno tali cose non potranno entrare nel regno di Dio, secondo quanto dice sia Paolo che Giovanni nell’Apocalisse.

1 Corinzi 6:9-10 «Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né GL’IDOLATRI, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio».

Apocalisse 21:7-8 «Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio. Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli IDOLATRI e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda».

 

TITOLI ERRATI DATI A MARIA

 

Maria è sempre vergine?

La Bibbia smentisce questa affermazione in modo categorico, ma afferma che ella era vergine fino al concepimento di Gesù, che avvenne in modo soprannaturale per opera dello Spirito Santo. Il vangelo sembrerebbe affermare che ella ebbe altri figli, concepiti normalmente con suo marito Giuseppe, ma su questo i pareri non sono unanime. La Bibbia attesta che era vergine al momento del concepimento di Gesù. Isaia 7 :14 «…Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele». Poi però afferma anche che Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie e non ebbe rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio…” (Matteo 1:22-25).

Matteo 1:22-25 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”». E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

 

Maria è corredentrice?

La Madonna dichiara: “…cooperate ogni giorno all’attuazione del mio grande disegno di salvezza e di misericordia”. (1 luglio 1992, messaggio della madonna a don Stefano Gobbi)

L’apostolo Pietro disse: “In nessun altro è la salvezza; poiché non c’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati”(Atti4:12). Le affermazioni secondo cui Maria abbia collaborato o sofferto assieme a Gesù per la salvezza del genere umano, sono prive di qualsiasi fondamento biblico; inoltre sono affermazioni blasfeme. La Bibbia ribadisce continuamente che solo Gesù Cristo è il Salvatore del mondo, perché solo lui morì sulla croce per i nostri peccati e nessun altro con Lui. Inoltre, nessun essere creato per quanto perfetto esso sia, NON può salvare o morire al posto di un altro, solo Dio Salva, solo in Gesù Cristo c’è la redenzione eterna. Gesù disse: “Io sono la porta: se uno entra per me, sarà salvato” (Giov. 10:9); “Io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” (Giov. 12:47). Chi fu inchiodato sulla croce? Chi ha sparso il suo sangue come prezzo di riscatto per i nostri peccati? Chi è risorto per la nostra giustificazione?

Isaia 43:10-11 «Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non ve ne sarà nessuno. Io, io sono il Signore, e fuori di me non c’è Salvatore».

Isaia 53:5-6 «Egli (Gesù) è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti».

 

Maria è mediatrice o intercessora?

Tutte le apparizioni mariane insistono sul ruolo di mediatrice di Maria: «Io sono la Mediatrice fra voi e Dio…» (Madonna di Medjugorje) «Abbiate fiducia nella grande opera d’intercessione e di mediazione della vostra madre celeste…» (Apparizione a Padre Gobbi) «Figlioletti, io sono la Madre del buon consiglio, la Mediatrice…» (Nostra Signora di Betania, Venezuela)

L’insegnamento della chiesa cattolica: Maria prega per gli uomini. Ella fa da mediatrice perché prende le preghiere che le si fanno e le porta a Cristo. Il concilio Ecumenico Vaticano II ha decretato: “Assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna … Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice” (Concilio Vaticano II, Sess. V, cap. VIII).

L’insegnamento che troviamo nelle Sacre Scritture:

La Bibbia insegna che all’infuori di Gesù Cristo NON c’è nessun’altro mediatore o intercessore, come Lui stesso disse:

Giovanni 14:6 «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

1Timoteo 2:5 «Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo…».

Ebrei 7:25 «…può anche salvare appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro”.

Gesù ha sempre indirizzato le persone ad andare direttamente a Lui o al Padre, senza interposte persone: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati e io vi darò riposo” (Matteo 11:28). Stefano prima di morire guardò al cielo e disse: “Signor Gesù, ricevi il mio spirito” (Atti 7:59); egli si rivolse direttamente a Cristo che era alla destra di Dio e non ebbe bisogno di rivolgersi a terzi per fare giungere la sua preghiera al Signore. La Bibbia non insegna da nessuna parte la necessità della mediazione di Maria, né di altri santi, poiché oltre ad essere antibiblico è una bestemmia. Anche l’idea secondo cui Maria o i “santi” conoscono i bisogni delle persone e possano ascoltare le preghiere degli uomini è profondamente sbagliata, perché la Parola di Dio dice che “i morti non sanno nulla” (Ecc. 9:5). Le preghiere le può ascoltare solo Dio e solo Lui interviene secondo la Sua volontà.

 

Maria è avvocato?

«Il mondo sta degenerando ad un punto tale che è stato necessario che il Padre e il Figlio mandassero me nel mondo, fra tutti i popoli, per essere il loro Avvocato e per salvarli» (Nostra Signora di tutte le Nazioni, Amsterdam). Lo stesso discorso per la mediazione è valido per chi sostiene la cosiddetta avvocatura di Maria: una bestemmia senza pari! L’Avvocato nella Bibbia è sempre e solo DIO STESSO e NON può essere mai una creatura.

Giovanni 14:16 Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore (Avvocato – Paràcletos), che rimanga con voi per sempre lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi.

La Parola del Signore ci esorta a rivolgerci a UNO solo come nostro Avvocato: “Se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto” (1 Giovanni 2:1). La Bibbia parla dell’opera di UN Avvocato, così come c’è UN SOLO Mediatore e Salvatore: solo Colui che è vero Dio e vero uomo può svolgere quest’opera fra gli uomini e il Padre, essendo totalmente identificato con ambedue le nature.

 

Maria Regina del cielo e della pace?

«Io sono Maria, la Regina del cielo e la regina degli angeli» (Maria a St. Bridget, Svezia).       

 «Sono venuta qui come Regina della Pace e desidero arricchirvi della mia pace materna» (Madonna di Medjugorje).

Sono tante le apparizioni mariane nelle quali la Madonna usa queste due definizioni. La Regina dei Cieli è sempre esistita e viene citata anche nell’Antico Testamento, ma come un problema per Dio e per il Suo popolo; poiché questo personaggio ha sempre condotto il popolo di Dio verso il peccato di idolatria e la perdizione con l’inganno. L’espressione “Regina del Cielo” appare due volte nella Bibbia, entrambe nel libro di Geremia (cap. 7 e 44).

Geremia 7:18 I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per fare delle focacce alla regina del cielo, e poi fanno libazioni ad altri dèi per provocarmi ad ira.

La versione cattolica CEI dice … Geremia 7:18 I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo; poi si compiono libazioni ad altri dèi per offendermi.

Geremia 44:17,18 ma intendiamo fare tutto ciò che è uscito dalla nostra bocca, bruciando incenso alla Regina del cielo e versandole libazioni come abbiamo fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri principi nelle città di Giuda e per le vie di Gerusalemme, perché allora avevamo pane in abbondanza, stavamo bene e non vedevamo alcuna sventura. Da quando però abbiamo cessato di bruciare incenso alla Regina del cielo e versarle libazioni, ci è venuto a mancare ogni cosa, e siamo stati consumati dalla spada e dalla fame».

Geremia 44:19 Le donne aggiunsero: «Quando bruciamo incenso alla Regina del cielo e le versiamo libazioni, è forse senza il consenso dei nostri mariti che le facciamo focacce con la sua immagine e le versiamo libazioni?».

Questo titolo si riferisce a Ishtar, una dea assiro-babilonese chiamata anche Ashtoreth o Astarte. Molti sostengono che fosse la moglie del falso dio Baal, anche noto come Molech. Il motivo per cui le donne adoravano Astarte è dovuto al fatto che fosse la dea della fertilità e, considerando che avere bambini era fortemente desiderato dalle donne di quell’epoca, ecco perché il culto pagano alla “Regina del Cielo” divenne popolare anche tra gli israeliti. Il Signore, tramite il profeta Geremia rimprovera il Suo popolo per la venerazione a questa falsa divinità chiamata “Regina del cielo”. Le similitudini tra la Madonna dei cattolici e le dea Astarte non si fermano solo al nome, ma anche nell’aspetto esteriore, ad esempio la dea babilonese viene raffigurata con un manto azzurro e con un pargolo in braccio. Gli israeliti provocarono l’ira del Signore, poiché intere famiglie erano coinvolte in questa becera idolatria. I figli raccoglievano la legna e gli uomini la usavano per costruire degli altari per l’adorazione di queste false divinità. Le donne erano occupate ad impastare e preparare delle focacce e del pane aventi la forma e l’immagine della “Regina del Cielo” (Geremia 7:18); tutto questo indignava ed offendeva Dio, come riporta il profeta Geremia. Mai e poi mai, il Dio della Bibbia attribuirebbe ad un Suo inviato un titolo che anticamente fu di un idolo pagano! Questo è totalmente al di fuori del messaggio delle Sacre Scritture. Nel cielo esiste un solo Re e nessuna regina, ma come oramai sappiamo, l’obiettivo di Satana è quello di prendere i nomi e gli attributi di Dio per sè stesso, infatti è tramite il culto alle creature che la gente lo adora!

 

Matteo 2:2 «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».

Matteo 27:37 «Al di sopra del suo capo, posero anche la motivazione scritta della sua condanna: “COSTUI È GESÙ, IL RE DEI GIUDEI”».

Apocalisse 19:16 «E sulla sua veste e sulla coscia portava scritto un nome: IL RE DEI RE e IL SIGNORE DEI SIGNORI».

Quando Israele si compromise con la cultura pagana, le tenebre spirituali avvolsero il popolo che subì la rovina nazionale. Quanto al titolo di “Regina della pace”, anche questo è un attributo del Messia, Isaia lo definisce il “Principe della pace”. Isaia 9:5 «Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l’impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace». Giovanni 14:27 «Io (Gesù) vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi».

4 - ORIGINI PAGANE DEL ROSARIO

 

Perché la Madonna invita a pregare con il rosario?

Sono veramente tantissime le apparizioni nelle quali la Madonna esorta i fedeli a pregare con il rosario. Due esempi su tutti: «Dobbiamo pregare, specialmente il Rosario. Per mezzo di questa frequente preghiera del Rosario, noi otterremo le grazie necessarie a sconfiggere il peccato» (Madonna di Fatima). «Solo il Rosario può fare miracoli nel mondo e nella vostra vita» (Madonna di Medjugorje).

Ma la Bibbia dice:

Matteo 6:7-8 «Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate».

A quale abitudine pagana sta facendo riferimento Gesù? Guarda caso… proprio a quella di contare le preghiere mediante appositi rosari in uso presso i popoli pagani fin dalla più lontana antichità! La pratica di sgranare il rosario la troviamo in parecchi popoli e religioni. In Oriente come in Occidente, ovunque, la cultura pagana ha usato rosari per contare le preghiere! Ad esempio presso gli indù esistevano rosari per pregare le loro divinità; dei rosari venivano messi nelle tombe dei Faraoni, erano usati dai sacerdoti pagani della Mesopotamia. Quest’usanza fu importata in Europa dai Crociati, i quali impararono l’uso dai musulmani. La stessa “Catholic Encyclopedia” (Vol. 13, pag. 185 – Art. “Rosary”) ammette: «In quasi tutte le nazioni incontriamo qualcosa di simile, allo scopo di contare le preghiere. Nell’antica Ninive per secoli, tra i Musulmani una collana di 33, 66 o 99 perle è stata usata per contare i nomi di Allah. Marco Polo, nel tredicesimo secolo fu sorpreso che il re di Malabar usasse un rosario di pietre preziose per contare le sue preghiere agli idoli. Francesco Saverio ed i suoi compagni furono meravigliati di vedere che i rosari erano universalmente familiari ai Buddisti giapponesi». Anche tra i Fenici veniva usato un rosario per contare le preghiere alla dea-madre Astarte, all’incirca verso l’800 a.C. (Seymour, The Cross in Tradition, History and Art – pag. 21). Nel Bramanesimo si è sempre usato un rosario con decine e centinaia di perle. Gli adoratori di Visnù e Shiva danno ai loro figli rosari di 108 perle. Un rosario simile è adoperato dai Buddisti in Cina e Tibet.

Origini pagane del rosario

Il Mantra Yoga è panteismo, negazione di Dio, ed invocazione di demoni.

La parola mantra è composta dai due termini “man” e “tra” che insieme ne formano il significato, che tradotto vuol dire: “strumento che modifica il pensiero”. La parola mantra è composto da man, che per loro significa: “mente, pensiero, atto del pensare, intelletto, respiro, anima vivente”;  mentre tra significa: “che libera, che compie, che agisce, che protegge”. Il mantra viene recitato a voce altra o sussurrato, nel frattempo si “tiene il conto” di quanti se ne sono recitati, tenendo in mano un rosario (in sanscrito mala) fatto di o mala impedisce di distrarre la mente per tenere il conto mentre si esegue la propria meditazione di Mantra Yoga. Nel recitare un mantra che è una sequenza di parole ripetute in modo ossesso ed ipnotico, sono convinti di dare più potere alla  mente e creare degli effetti tangibili nella vita. E per effetti tangibili intendono cose reali, come: avere più soldi, più amore, più felicità, più realizzazione, ecc. I mantra indiani sono formule che ti permettono di collegarti alla nostra vera essenza interiore, alla vera natura che è parte di noi: che poi lo chiamiamo Dio, divinità, Universo, deva, energia cosmica o qualsiasi altra cosa non importa. Sempre a detta di chi pratica queste filosofie esoteriche demoniache, i mantra ci connettono con la nostra natura più profonda agendo direttamente sull’inconscio. Fondamentalmente i mantra si dividono in due categorie: i mantra personali e i mantra impersonali. I primi sono generalmente invocazioni di una divinità o essere divino, i secondi invece sono formule che non si riferiscono ad una personalità ma ad una verità illuminante o a un concetto comunque generalmente più astratto. Questo perché le forze della natura, le energie della mente e dello spirito erano tutte personificate e chiamate “deva”. La parola deva in sanscrito significa appunto essere divino, divinità o forza della natura. Ecco perché quasi tutti i mantra indiani sono delle invocazioni ad una personalità più o meno divina che ci permettono, appunto, di avvicinarci a quella personalità o, meglio ancora, di acquisirne le qualità. Il Mantra Gayatri è uno dei mantra in assoluto più potenti della più antica tradizione vedica ed è un’invocazione all’energia del Sole nel suo aspetto divino. Recitato all’alba o al tramonto è specificatamente usato per migliorare e potenziare le capacità dell’intelletto e donare lungimiranza e saggezza. Questo mantra è conosciuto anche come Sandhya Vandana o “saluto alla luce della Verità”, proprio perché è una meditazione che si fa attraverso il Sole.

Deuteronomio 4: 19 «perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto cioè l’esercito celeste, tu non sia attirato a prostrarti davanti a queste cose e a servirle, cose che l’Eterno, il tuo DIO, ha assegnato a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli»

Ezechiele 8:15,16 «Egli mi disse: «Hai visto, figlio d’uomo? Tu vedrai abominazioni ancora più grandi di queste».  Mi condusse nel cortile della casa del SIGNORE; ed ecco, all’ingresso del tempio del SIGNORE, fra il portico e l’altare, circa venticinque uomini che voltavano le spalle alla casa del SIGNORE, e la faccia verso l’oriente; si prostravano verso l’oriente, davanti al sole».

La pratica di recitare formule o preghiere a pappagallo e di tenerne il conto con un “pallottoliere” è presente in moltissime culture e religioni. Nel rosario che recitano i cattolici, possiamo notare una curiosità molto interessante… come mai si recita un Padre Nostro ogni dieci Ave Maria? Una bella sproporzione considerato che il Creatore è pregato dieci volte meno, e quindi molto meno considerato, è Maria invece che è una creatura viene pregata molto di più! Della preghiera dell’Ave Maria, sempre The Catholic Encyclopedia (Vol. 7, p. 111 – Art. “Hail Mary”) scrive: «Non esiste traccia, seppur minima, dell’”Ave Maria” quale preghiera di accettata formula devozionale prima dell’anno 1050». Ricordiamo ancora una volta che “adorare” significa “pregare rivolti verso qualcuno”. La presunta Madonna di tutte le apparizioni che parlano dell’importanza del rosario, chiede proprio quello che Gesù condannò: infinite preghiere ripetute sulla falsariga dei culti idolatrici. Quello che la Madonna chiede è adorazione verso sé stessa, adorazione alle creatura, proprio ciò a cui Satana ambisce e insegna!

 

5 - ORIGINI PAGANE DEL NATALE

 

La festa del Natale che viene celebrata il 25 dicembre è un culto pagano introdotto nella tradizione cristiana intorno alla metà del IV secolo d.C. 

L’introduzione del Dies Natalis:
Nel 274 l’Imperatore romano Aureliano introdusse ufficialmente nella religione romana, e nei suoi rituali la celebrazione del Dies Natalis Solis Invicti, un culto pagano che presentava numerose analogie con il mito della nascita di Cristo, in quanto la celebrazione del Solis invictus, ruotava intorno al trionfo della luce sulle tenebre.
Con l’intento di convertire i pagani al cristianesimo, il culto del Solis invicti, era il giusto stratagemma per riuscire ad irrompere nei culti dei pagani e riuscire poi a convertirli al cristianesimo. La Chiesa, nei primi due secoli, non sembra aver conosciuto una fe­sta della natività di Gesù Cristo. Questa celebra­zione comparve a Roma verso il 330, diffondendosi durante il IV secolo in tutte le chiese di rito latino. La data 25 dicembre fa pensare che si sia voluto ricordare la nascita di Gesù Cristo “Sole di giustizia” e “Luce del mondo” (come Egli stesso si definisce nel Vangelo di Giovanni), per contrapporla alla celebrazione pagana del solstizio d’inverno e della nascita di Mitra (dies natalis solis invicti), che il paganesimo del III-IV secolo festeggiava appunto il 25 dicembre.

Il 25 Dicembre, oltre a Gesù, (che non nasce in questa data) nasce il dio Horus in Egitto, il dio Sole Dusares nel regno di Palmira (Petra attuale Giordania). Oltre 3000 anni fa in Babilonia il 25 dicembre si festeggiava il dio Sole Shamash, chiamato anche Utu. Shamash aveva come moglie Ishtar, una dea che assomigliava molto all’egiziana Iside. Dall’amore delle due divinità era nato Tammuz, un dio considerato l’incarnazione del Sole e veniva raffigurato con un’aureola dalle dodici stelle che simboleggiavano i segni zodiacali. La sua storia poi è davvero curiosa perché ricorda molto quella di Gesù Cristo. Le leggende raccontano infatti che Tammuz era deceduto e che poi dopo tre giorni era salito da suo padre Baal in cielo e poi è risorto. Per questo motivo per molto tempo si è svolto il culto della divinità, nato per simboleggiare la sua discesa all’oltretomba ed il suo ritorno sulla terra, che viene celebrato ogni 25 dicembre. Anche nell’antica Roma il 25 dicembre si celebrava la rinascita di Dioniso, il dio del vino. Mentre in India abbiamo Krishna che nasce da una vergine il 25 dicembre. Ma anche il celtico-germanico Yule, il dio frigio Ati (Attis), lo scandinavo Freyr (figlio di Odino), il celtico- irlandese Samhein (anche lui risorto dalla morte dopo tre giorni), l’indo-persiano Mitra, tutti nati il 25 dicembre. I culto di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse un poco, anche perché, pure Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”. Molti di questi personaggi hanno delle analogie con la vita di Gesù Cristo:  erano nati da vergini, erano figli unigeniti, avevano 12 discepoli, sono stati uccisi e risorti dopo tre giorni. 


L’imperatore Costantino:
L’imperatore con un decreto imperiale datato 7 marzo 321, stabiliva che il primo giorno della settimana, doveva essere di assoluto riposo e che doveva essere dedicato al sole invitto. Ovviamente l’introduzione di un giorno di riposo durante la settimana richiamava, il giorno di riposo che il Signore si prese dopo aver creato l’universo e tutte le creature. L’introduzione della pagana domenica, soppiantava il 4° comandamento di Dio, che dice di osservare il sabato settimo giorno e non la pagana domenica.
Quello che oggi celebrano come Natale, altro non è che un intreccio culturale tra la mitologia ebraica, la mitologia cristiana e la mitologia islamica oltre alla ritualità pagana romana.

1. FARE REGALI E SATURNALI

Non solo dicembre è il momento di celebrare il solstizio d’inverno, ma tra il 17 e il 24 del mese i romani celebravano anche i Saturnali. Questa era una festa pagana in onore del dio agricolo, Saturno. I romani trascorrevano la settimana dei Saturnali proprio come trascorriamo oggi le vacanze di Natale: banchettando, bevendo, facendo regali ed essendo gioiosi. In questi giorni sborsiamo un sacco di soldi per i regali di Natale, ma allora i romani si scambiavano piccoli regali per augurarsi buona fortuna. L’idea era di fare un regalo nella speranza di ottenere un raccolto abbondante l’anno successivo. Per  i romani era sufficiente condividere anche un solo dono con un’altra persona per ringraziare la divinità che l’avrebbe ricompensato.

 

 


2. IMMAGINE DI BABBO NATALE E CALZE DI NATALE

La nostra attuale immagine moderna di Babbo Natale, vestito di pelliccia rossa con una grande barba bianca, è stata ampiamente sviluppata dalla Coca-Cola negli anni ’30. Ma l’idea di un vecchio che fa doni ai bambini risale a molto prima, al tempo dei pagani. Babbo Natale, altrimenti noto come San Nicola, era il santo patrono dei bambini, dei poveri e delle prostitute. Vissuto intorno al IV secolo d.C., San Nicola era un vescovo generoso, noto per fare doni ai poveri, sfoggiando una grande barba e un lungo mantello proprio come il Babbo Natale che conosciamo e amiamo. Ma anche prima di San Nicola c’era un altro vecchio barbuto chiamato Odino. Questa divinità era adorata dalle prime tribù pagane germaniche, tradizionalmente raffigurato come un vecchio con una lunga barba bianca con un cavallo a 8 zampe chiamato Sleipnir che cavalcava attraverso i cieli (proprio come la slitta trainata dalle renne di Babbo Natale). Durante l’inverno, i bambini riempivano i loro stivaletti con carote e paglia e li lasciavano vicino al camino perché Sleipnir si nutrisse. Odino nel vedere ciò avrebbe poi ricompensato i bambini con piccoli regali nei loro stivaletti, proprio come facciamo oggi con le calze di Natale. Il Babbo Natale che tutti immaginiamo oggi nelle nostre teste è un miscuglio del generoso San Nicola, del dio Odino e Sleipnir e dell’iconico personaggio vestito di rosso della pubblicità.

3. BACIARSI SOTTO UN VISCHIO
Ti sei mai chiesto la correlazione tra vischio e baci? Ebbene, stranamente, la tradizione risale ai pagani. Tutti, dai romani ai celti, ai druidi e ai norvegesi, avevano una passione per il vischio. Era considerata una pianta altamente sacra, pertanto veniva usata in diversi riti pagani. Nel mondo romano, il vischio onorava il dio Saturno. Per renderlo felice, eseguivano rituali di fertilità sotto rametti di vischio. L’abbiamo sicuramente attenuato per quanto riguarda il vischio e l’abbiamo lasciato con un semplice bacio. Però nel mondo dei Druidi, il vischio simboleggiava la pace e la gioia. In tempo di guerra, se i nemici dovessero incontrarsi sotto il vischio dei boschi, avrebbero lasciato cadere le armi e avrebbero stretto una tregua fino al giorno successivo. In un certo senso, il bacio è una forma di tregua…

vischio

4. DECORAZIONE DELL’ALBERO DI NATALE
Sicuramente abbiamo preso molta ispirazione dai romani e la decorazione degli alberi è solo un’altra tradizione presa in prestito! Oltre a banchettare, bere e scambiare doni durante i Saturnali, i romani appendevano anche piccoli ornamenti di metallo sugli alberi fuori dalle loro case. Ognuno di questi piccoli ornamenti rappresentava un dio, Saturno o il santo patrono personale della famiglia. Le prime tribù germaniche praticavano una tradizione simile nella decorazione degli alberi, questa volta con frutti e candele per onorare il dio Odino durante il solstizio d’inverno. Gli pseudo cristiani dell’epoca hanno unito la decorazione dell’albero con ornamenti, candele e frutti per rendere l’albero di Natale una tradizione da ripetersi ogni anno. Con il Natale arriva il momento di addobbare la casa con abeti, nastri e palline colorate, ma pochi sanno che tutte queste cose hanno origini pagane. Per i druidi, gli antichi sacerdoti dei Celti, l’abete era considerato simbolo di lunga vita, dal momento che rimaneva sempre verde anche d’inverno. E con l’avvicinarsi della stagione più fredda, questi alberi venivano tagliati e addobbati con nastri, fiaccole, piccole campane e animaletti votivi. Mentre, secondo la storia, è stata la Germania a realizzare le prime vere decorazioni nel XVI secolo. Erano le più svariate: frutta, noci, stelle filanti di carta, candele. E spesso si utilizzavano anche pezzetti di pellicola per riflettere la luce e far brillare l’albero di Natale.

 

La natura universale di questo culto primordiale è ciò che ha permesso alle varie culture di assorbire culti analoghi da altre culture e farli propri e permettendo così l’introduzione di eresie e di spostare il gradimento di alcuni fedeli da un culto all’altro.

6 - COME SI È PASSATI DALLA PASQUA CRISTIANA A QUELLA PAGANA?

 

In  questa sessione vedremo come si è passati dalla Pasqua ebraica a quella cristiana e poi a quella pagana.  La Pasqua ebraica, chiamata Pesach (pascha, in aramaico), celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo. La parola ebraica pesach significa “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto della decima piaga, nella quale il Signore comandò agli ebrei di segnare con il sangue dell’agnello le porte delle case di Israele permettendo all’angelo sterminatore di andare oltre (“passò oltre”), colpendo così solo le case degli egiziani, in particolar modo, i primogeniti maschi degli Egizi, compreso il figlio del faraone (Esodo 12: 21-34). Con l’avvento del cristianesimo, la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio a vita nuova per i cristiani significa che: una volta liberati dal peccato e dalla morte eterna, grazia al sacrificio di Gesù sulla croce, si ha la possibilità di risorgere e vivere eternamente con il Signore.

Giovanni 1:29 Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!

1Corinzi 5:7 Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi.

La Pasqua cristiana  riprende e ci ricorda la Pesach dell’Esodo. La Pasqua ebraica era la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, mentre la Pasqua cristiana è la liberazione dal peccato e dalla morte eterna. Con il concilio di Nicea, 325 d.C., con l’intento di contrapporre i festeggiamenti per la risurrezione di Cristo ai rituali per la rinascita della natura, si stabilì che la Pasqua dovesse essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l’equinozio di primavera. L’equinozio segna il primo giorno di primavera. Per le tribù pagane germaniche la dea della primavera era Ostara, per le tribù pagane anglosassoni era Eostre -da Est, indicando il punto in cui sorge il sole-. Questo nome è tuttora presente nell’inglese Easter e nel tedesco Ostern, che significano “Pasqua”. Nel corso del tempo, le celebrazioni cristiane si sono sostituite a quelle pagane e, oltre a sovrapporsi alle loro date ne adottarono i simboli, primo fra tutti, l’uovo, poi la colomba con i coniglietti di cioccolato.

La prima cosa che dobbiamo sapere è che i cristiani non sono gli unici a celebrare una festa chiamata «Pasqua». Infatti, in tempi molto antichi, per gli adoratori di «Ishtar», che tradotto è «Easter» (Pasqua) era un giorno che commemorava la resurrezione di uno dei loro déi che chiavano «Tammuz», che fu creduto come l’unico generato, figlio della dea Luna e del dio Sole. In tempi antichi, ci fu un uomo chiamato Nimrod, che era il nipote di uno dei tre figli di Noè, chiamato Cam che ebbe un figlio chiamato Cush che sposò una donna chiamata Semiramis (Semiramide). Cush e Semiramis ebbero un figlio che fu chiamato «Nimrod» Dopo la morte di suo padre, Nimrod sposò la sua propria madre e divenne un re potente Genesi 10:8-10. La mitologia babilonese ci dice che  Nimrod divenne un uomo-dio per la gente, e Semiramis, sua moglie e madre, divenne la potente regina dell’antica Babilonia. Nimrod fu ucciso da un suo nemico e il suo corpo fu tagliato da questi in tanti pezzi mandandoli alle varie città del regno. Semiramis ne fece raccogliere tutte le parti, tranne una che non fu trovata. Quella parte mancante era il suo organo sessuale riproduttivo. Semiramis dichiarò che Nimrod non potrebbe ritornare a vita senza di esso e disse alla gente di Babilonia che Nimrod era asceso al sole e doveva ora essere chiamato «Baal», il dio sole.

Semiramis sosteneva inoltre di essere stata concepita immacolatamente, (la chiesa romana sostituisce Semiramis con Maria dichiarandola immacolata) ed ha fondato una religione di mistero elevando sé stessa a dea. Inoltre, indossava un mantello azzurro, che è lo stesso che vediamo nell’iconografia cattolica quando raffigurano Maria con in braccio un bimbo. Insegnò che la luna era una dea che aveva un ciclo di 28 giorni ed ovulava quando era piena. Sostenne inoltre, che essa scese dalla luna in un uovo lunare gigante che cadde nel fiume Eufrate, ai tempi della prima luna piena, dopo l’equinozio di primavera. Semiramis venne conosciuta come «Ishtar» che è pronunciato «Easter (Pasqua)» ed il suo uovo lunare divenne l’uovo «di Ishtar» (ecco l‘origine dell‘uovo di Pasqua). Ishtar divenne incinta e sostenne che furono i raggi del sole dio Baal che la indussero a concepire. Il figlio che ella partorì fu chiamato Tammuz. Questo figlio era particolarmente affettuoso con i conigli così essi divennero sacri, ed è per questo che oggi li ritroviamo nella tavole di chi celebra la Pasqua pagana.

Un giorno Tammuz fu ucciso da un maiale selvaggio. La regina Ishtar disse alla gente che Tammuz ora era asceso al padre Baal, ed è interessante notare che Tammuz muore e risorge dopo tre giorni. Ishtar, che a questo punto, era adorata come «madre di dio e regina del cielo». Oggi  la Madonna che è la copia di Ishtar, perchè come la dèa pagana viene adorata come “madre di dio” e “regina del cielo” dalla chiesa cattolica romana. Questa è una grande bestemmia nei confronti di Dio, perché viene adorata, venerata e pregata come Dio stesso! La regina disse agli adoratori che quando Tammuz fu ucciso dal maiale, un poco del suo sangue cadde su un ceppo d’albero sempre-verde ed il ceppo crebbe in albero completo durante la notte. Questo rese l’albero sempre-verde sacro attraverso il sangue di Tammuz. Inoltre lei proclamò per ogni anno un periodo di quaranta giorni di doglie e penitenza prima dell’anniversario della morte di Tammuz. Durante questo tempo, nessuna carne doveva essere mangiata, (così è nella chiesa cattolica per accattivarsi gli adoratori di Tammuz). Gli adoratori dovevano meditare sui misteri sacri di Baal e di Tammuz e fare il segno della «T» di Tammuz davanti ai loro cuori mentre adoravano. Ecco da dove nasce il segno della croce che i cattolici fanno. Inoltre, mangiavano anche dei dolci sacri marcati con una «T» sulla parte superiore. Queste pratiche pagane sono presenti anche oggi nella chiesa cattolica. Ogni anno, nel primo giorno dopo la prima luna piena dopo l’equinozio primaverile, si faceva una celebrazione a Ishtar ed si celebrava con conigli e uova.  La verità è che la Pasqua festeggiata dalla chiesa cattolica romana non ha niente a che vedere con la risurrezione del nostro signore Gesù Cristo, anche perché festeggiata non secondo la commemorazione del calendario ebraico, ma secondo la religione pagana di Ishtar dell‘ovulazione lunare, distante nel tempo fino a circa 3 settimane perché la festa pagana è regolata sempre sulla prima domenica dopo la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera.

Le radici pagane della Pasqua arrivano anche dal mondo celtico. Il nome della Dea Eostre, Oestara o Ostara, sembrerebbe provenire da “aus” o “aes e” ovvero “Est”, dunque è una divinità legata al sole nascente e al suo calore. Anche Grimm, noto studioso di mitologia nordica, nel suo “Teutonic Mythology” descrive Eostre come una divinità pagana portatrice di fertilità, collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita, alla luce dell’Est e all’equinozio di Primavera, che non a caso veniva chiamato dai popoli celti “Eostur-Monath” e successivamente “Ostara”. Nel mito di Ostara, il cui regno sulla terra era iniziato in primavera, arrivando portava con se un cesto pieno di uova colorate, simbolo di rinascita, di vita, come dono primaverile. La dea Ostara aveva come compagno un coniglio magico che portava vita a piante e fiori. Inoltre il coniglio, essendo un animale molto riproduttivo, richiama anche per questo la rinascita. Ecco un altro simbolo pasquale derivato dal paganesimo. L’antica festività di Ostara era nota in Grecia come Estia e successivamente celebrata a Roma durante i rituali in onore di Vesta, la dea del focolare domestico, venerata in ogni casa. Le sue sacerdotesse, le famose “vestali”, avevano il compito di custodire il fuoco sacro alla dea mantenuto acceso nel suo tempio, facendo sì che non si spegnesse mai. E’ probabile che da qui derivi un altro simbolo pasquale, il cero, simbolo della vita che perdurava in tutta la notte rituale.

7- LA BEFANA

 

La Befana è una festa legata alla festa “cristiana” dell’Epifania, celebrata il 6 gennaio. Il termine deriva dal greco “epipháneia” ovvero “manifestazione” o “rivelazione”, in riferimento alla manifestazione della divinità di Cristo ai Re Magi. Tuttavia, le sue origini vanno ben oltre il cristianesimo, affondando in tradizioni pagane – demoniache. Nelle culture romane e celtiche, il periodo successivo al solstizio d’inverno (25 dicembre, legato al culto del Sol Invictus) era visto come un momento di rinnovamento della natura e della vita. In questa cornice, dodici giorni dopo il solstizio, si festeggiava la rinascita della fertilità della terra, un elemento ripreso poi nella simbologia cristiana dell’Epifania. Nel mondo romano si pensava che la notte tra il 5 e il 6 gennaio, esattamente 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il 25 dicembre), Diana (dea associata non solo alla caccia, ma anche alla fertilità e ai cicli lunari) e le sue ninfe volassero sopra i campi, proteggendo i raccolti. Nello stesso periodo si celebrava Strēnĭa o Strēnŭa, un’antica divinità italica simbolo del nuovo anno, di prosperità e buona fortuna, in occasione delle cui feste ci si scambiavano doni (le “strenne”). In centro e nord Europa, la Befana richiamerebbe la figura celtica di Perchta, “la splendente” o la “signora delle bestie”, guardiana del mondo animale e della natura nelle antiche culture cacciatrici germaniche (come Diana, la potnia theròn – signora degli animali – del mondo classico), assimilabile a figure come Frigg nella mitologia norrena, Holda nel mondo medievale tedesco, Bertha in Gran Bretagna, Berchta in Austria, Svizzera, Francia e Italia alpina. Perchta è la personificazione femminile dell’inverno, una vecchia gobba dal naso adunco, capelli bianchi e vestita di stracci, che vola di notte sui campi e ne propizia la fertilità.

L’avvento del cristianesimo coincise con la condanna delle ritualità e credenze tipiche dei culti precedenti, ma non riuscì a cancellare molte delle celebrazioni tradizionali, specialmente tra gli abitanti delle zone rurali (non per nulla paganus deriva da pagus, “villaggio”): l’immagine della divinità trasmigrò in quella di una strega benevola, che cavalca una scopa, simbolo della purificazione delle case e delle anime, in vista della rinascita della primavera. Le origini della Befana si legano ad una leggenda che narra della vicenda dei Re Magi alla ricerca della grotta di Betlemme, i quali, lungo la strada, si fermarono a chiedere informazioni a un’anziana donna, chiedendole di accompagnarli. Nonostante le loro insistenze, la vecchia rifiutò, ma da lì a poco, pentita del gesto, uscì portando con sé un carico di dolci e regalandoli a tutti i bambini, nella speranza di trovare in uno di essi il piccolo Gesù. Ancora oggi, nella tradizione, la Befana vaga offrendo dolci e doni ai bambini (quelli bravi, perché i discoli ricevono solo carbone e aglio) e loro, in cambio, appendono vecchie calze che la vecchina può utilizzare nel caso in cui, nel corso del viaggio, le sue calze si dovessero bucare. Le origini pagane del carbone della Befana sono legate ai riti di rinnovamento stagionale del solstizio d’inverno, quando il ceppo di Yule veniva bruciato per propiziare fertilità e prosperità. La cenere, simbolo di purificazione e trasformazione, veniva usata per concimare i campi, e il carbone in origine rappresentava una benedizione per imparare dagli errori e iniziare l’anno nuovo con speranza. Solo successivamente, con l’avvento della tradizione cristiana, il carbone è stato associato alla punizione per i bambini monelli. La scopa, elemento distintivo della Befana, non è solo uno strumento domestico ma racchiude in sé un profondo significato simbolico. In molte culture antiche, la scopa era associata alla purificazione e alla pulizia rituale. Passare la scopa sui campi rappresentava l’atto di scacciare gli spiriti negativi e preparare il terreno per una nuova semina, un rito di passaggio che celebrava la rinascita della natura. Questo rituale si ritrova anche nei Saturnali, feste romane che si svolgevano in onore del dio Saturno, protettore dell’agricoltura. Durante queste celebrazioni, si scambiavano doni chiamati strenne e si bruciavano fantocci, in un chiaro richiamo al rinnovamento e alla chiusura del ciclo agricolo.

Secondo il consiglio che ci viene da Dio, e scritto da Paolo nella seconda epistola ai Corinzi, dobbiamo prendere le distanze da tutto questo paganesimo. Non dobbiamo contaminarci con queste cose che sono pagano – demoniache; inoltre, dobbiamo denunciarle e avvisare quante più persone possibili di stare lontani dal peccato. 

2Corinzi 6: 14-18 Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c’è tra la giustizia e l’iniquità? E quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?  E quale armonia c’è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l’infedele? E quale accordo c’è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: «Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo».  Perciò «uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo, ed io vi accoglierò, e sarò come un padre per voi, e voi sarete per me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente».

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